Un nuovo welfare territoriale per affrontare la realtà in continuo cambiamento

A Trevignano è andato in scena il convegno “Sviluppo sostenibile ed economia circolare: il futuro delle comunità locali” alla presenza di Pier Paolo Baretta

Futuro sostenibile, welfare territoriale, partecipazione: di questo si è parlato negli scorsi giorni nel primo appuntamento veneto dell’associazione ReS- Riformismo e solidarietà presieduta da Pier Paolo Baretta e coordinata in Veneto da Sebastiano Sartoretto, capogruppo del Partito democratico a Castelfranco Veneto e consigliere provinciale. “Sviluppo sostenibile ed economia circolare: il futuro delle comunità locali” il titolo dell’incontro ospitato nella prestigiosa sede di Villa Onigo a Trevignano.

Dopo l’introduzione di Sartoretto e i saluti del sindaco di Trevignano, che ha spiegato l’impegno del Comune per una crescita che non metta a rischio il territorio e che ha sollecitato una maggiore spinta per l’educazione della cittadinanza, ha preso la parola Baretta: “Siamo davanti a una rivoluzione, che non possiamo ignorare – ha esordito - Lo vediamo su molti fronti. Il territorio dimostra tutta la sua fragilità, come abbiamo visto con il disastro avvenuto nel bellunese, ma manca un piano strategico adeguato alla dimensione del problema. L'età della popolazione avanza, ponendo nuove sfide al welfare e aprendo nuove possibilità per il coinvolgimento di questa parte della popolazione. Infine, il lavoro: abbiamo bisogno di operai, poiché siamo il secondo paese manifatturiero d'Europa, ma non ci sono giovani disponibili. È evidente che sta cambiando tutto e il rischio è di chiudersi nel privato e nell'individualismo”. Uno scenario a cui ReS non vuole rassegnarsi: “Per questo, dobbiamo capire qual è il nuovo ordine sociale ed economico che abbiamo di fronte – ha spiegato ancora Baretta - In tutto questo, il Veneto soffre di una crisi di egemonia, in un momento in cui l'amministrazione regionale non riesce a essere incisiva pur avendo il governo nazionale a suo favore: perdiamo punti sul fronte della sanità, la Pedemontana doveva essere un modello ma così non è stato, l'autonomia galleggia. ReS vuole indagare come può muoversi la dimensione locale in questo scenario”.

Giulio Matiazzi, dell’Università di Padova e della Fondazione Giorgio Lago, ha messo il luce come i nuovi bisogni emergenti nella popolazione richiedano nuovi servizi e conseguentemente nuove competenze. “Il welfare deve essere considerato come un’opportunità di sviluppo, non come una spesa – ha chiarito - Ma per costruire un welfare territoriale è necessario ridurre la frammentazione (ad esempio attraverso le unioni dei comuni), aumentare la capacità istituzionale, favorire la creazione di reti e promuovere azioni di sviluppo strategico. Gli strumenti per farlo ci sono, come la riforma del terzo settore, le fondazioni di comunità, l’impresa sociale solo per citarne alcuni. In questo scenario è necessario che la Regione metta a disposizione dei Comuni risorse per affrontare questa sfida nei piani di zona. Sono necessarie alleanze territoriali per il welfare, un rinnovamento della cultura del welfare, un investimento sul territoriale e un’attenzione al welfare aziendale”.

Maurizio Castro, presidente dell’ IPAB Cesana Malanotti di Vittorio Veneto, ha messo in evidenza una “crescita delle disuguaglianze selvaggia, ancora più straniante nella nostra regione. Il modello sociosanitario si sta frantumando, con una prevalenza dell’aspetto sanitario rispetto al sociale. Sarebbe però un errore grave considerate le Ipab come semplici contenitori di eccellenze sanitarie. L’Ipab, al contrario, deve essere organica alla comunità,  deve essere collocata nel cuore dei centri storici, non relegata in zone periferiche senza legami con il tessuto cittadino. E questo, anche accettando il rischio di maggiori spese per l’ente, poiché è necessario segnare la differenza rispetto al privato speculativo che guarda all’utile: la struttura pubblica è altro, non può prescindere dal territorio in cui si trova”. In questa chiave, per Castro bisogna iniziare a parlare veramente di “Federazione industriale delle Ipab che vogliono orgogliosamente restare pubbliche per rivendicare la specificità della loro funzione”. Castro, rivendicando il ruolo essenziale del pubblico nel governo del territorio in chiave competitiva, si è soffermato anche sul welfare aziendale che “non è governato: i sindacati non sono coinvolti, le aziende lo attuano senza coerenza strategica solo per accedere ai benefici”, e sulle partecipate che “possono e devono tornare a essere presidi del territorio”.

Baretta, nel concludere i lavori, ha evidenziato: “Siamo in presenza di una ripresa senza salario, senza occupazione, senza consumi e senza servizi. È una ripresa da tabella più che da mercato. Quando e quali vedremo gli effetti sul mercato? Questo rimane un aspetto da approfondire. Non possiamo rinunciare ad avere un’analisi della trasformazione economica in atto”. Inoltre, ha denunciato la presenza di un “serissimo problema di governance” e l’assenza di una cabina di regia che abbia la capacità di avere un progetto, per la nostra regione e per il Paese. Da un punto di vista politico, chiunque si candiderà a governare la Regione per il futuro avrà “il dovere civico di presentare un’idea, un progetto e un programma che collochi il Veneto in Europa attraverso la soluzione dei problemi che oggi abbiamo evidenziato”.

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