Tre documentari sulle grandi pittrici venete al museo di Santa Caterina

In foto un'opera di Gina Roma

Gli assessorati alla Cultura e alle Politiche Sociali del Comune di Treviso dedicano uno speciale ciclo di incontri all'emozionante rilettura di significative artiste italiane, venete per radici e formazione, cittadine del mondo per genio e creatività.

Il ciclo artiste, curato da Paola Bonifacio, consiste in tre appuntamenti articolati con una introduzione di uno storico dell’arte o critico al filmato, seguita dalla riproduzione del documentario selezionato. In occasione della rassegna l’artista trevigiano Walter Davanzo esporrà tre ritratti dedicati alla tre protagoniste. Gli incontri si terranno in sala Coletti, presso il Museo di Santa Caterina, nel corso dei tre appuntamenti del 18, 25 giugno e 2 luglio 2020 a partire dalle 17. E’ obbligatoria la prenotazione al numero 0422 658964 (h. 9-13).

Il programma

GINA ROMA UNA VITA A COLORI (18 giugno, ore 17)
Introduzione di Eugenio Manzato. Vorrei vivere almeno per un giorno, cara Gina, nello splendore del verde, nella pienezza instancabile di colori e figure, nel seno così fecondo di quella realtà che la tua pittura con amore ci testimonia esistente, chissà dove, ormai (Andrea Zanzotto, 1982). Il documento racconta la pittrice nella sua quotidiana e amorevole sfida con la pittura, ripercorrendone il lavoro inesausto e fiero fin dagli esordi sulla scena internazionale, alla fine degli anni cinquanta, segnato dall’ esposizione nel 1961 alla Biennale di San Paolo, in Brasile, dove è la prima donna ad esporre. Da allora non si conteranno le numerosissime rassegne in Italia e all’estero in cui esporrà una pittura fortemente identitaria e dirompente, spesso anche specchio dei cambiamenti propri del Novecento, secolo pieno di contrasti e novità; è il segno evidente della somma degli impegni civili, sociali e culturali che hanno animato la lunga vita dell'artista, rendendola un pilastro portante della pittura veneta e italiana, nonché la narratrice di eventi storici e sociali che hanno cambiato l'Italia.  Scompare il 2 ottobre 2005 all'età di 91 anni nella sua casa-studio  a Fratta di Oderzo, dove preferisce rimanere insieme al figlio e al marito anche quando Peggy Guggheneim la invita al suo museo di  New York o quando rifiuta l'invito all’Ecole de Paris. Regia di Petr Ruttner, Praha – Marco Lorandi  Orietta Pinessi; durata 30 minuti 

UNA ABILISSIMA GIOCATRICE, MIELA REINA E L'ARTE VIVA (25 giugno, ore 17)
Introduzione di Paola Bonifacio. Di Miela Reina (Trieste 1936 – 1972) Gillo Dorfles scriverà: "...è la sola artista dell'area giuliana che la seconda metà del nostro secolo abbia concesso a Trieste ..." Pittrice e narratrice straordinaria, tradurrà la sua arte in racconti autobiografici che, gradualmente modificati nel segno, diventeranno fumetti originali e poetiche sperimentazioni per il teatro, la scuola, l’happening. Coloratissime gommapiume, cartoni sagomati, plastiche ed altro accoglieranno i disegni realizzati nella seconda metà degli anni ’60, in pieno clima Pop. Superata la fase formativa presso l’accademia veneziana, acquisiti e sedimentati gli influssi di derivazione fauve e le contaminazioni di segno e di colore ispirate ai Cobra, tra il 1962 e il 1965 Miela Reina, getta quindi le basi di quello che diverrà il proprio originalissimo e stupefacente linguaggio iconografico e pittorico. Da questa attività indefessa nascono le oltre 1300 opere che Miela lascia alla sua morte, a soli 36 anni d’età. Il programma ricostruisce la figura di Miela Reina artista e gallerista attraverso il racconto delle persone amiche,  i familiari, gli artisti a lei vicini, veri compagni di avventure in una stagione che fu rivoluzionaria sul piano estetico. L’apporto critico di critici come Gillo Dorfles ed Enrico Crispolti, e poi Getulio Alviani, Carlo de Incontrera, danno la misura dello straordinario potenziale d’innovazione portato dall’arte di Miela.  Produzione RAI Sede Regionale per il Friuli Venezia Giulia, 1997, durata 57'. Documentario Soggetto e sceneggiatura di Paola Bonifacio. Regia di Piero Pieri.

MARIAPIA FANNA RONCORONI (2 luglio, ore 17)
Introduzione di Myriam Zerbi e Sabina Vianello. I filmati documentano l'opera dell'artista, dagli esordi figurativi dei primi anni in cui, ragazzina, disegnava e dipingeva prendendo a modello figure a lei vicine o incontrate nel corso dei suoi viaggi o nelle sue letture, ai Tetraincontri, nati da studi geometrici e dal periodo in cui ha avvicinato lo Strutturalismo, al modulo grafico concettuale LUILEI e ai Libri Muti. L'artista appare sia nel primo che nel terzo filmato nei luoghi del suo vivere, in campagna dove apprende a guardare la natura che, come dice sempre le sarà maestra e nel suo atelier, mentre lavora con seghe, pialle e martelli.  Sul lavoro di Mariapia Fanna Roncoroni sono stati realizzati i seguenti filmati:
Emmepi, Kratky Film, Praga, regia di Petr Ruttner, musica di Josef Ceremuga, 1978; durata 13 minuti.
Labirinti, regia di Petr Ruttner, testi di Myriam Zerbi, 1988; durata 8  minuti.
Libri muti, regia di Petr Ruttner, testi di Myriam Zerbi, 1994; durata 8 minuti

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