"Fucilateli", il film sulla strage di Caporetto sarà proiettato a Villa Pisani

Foto del film con il Generale Cadorna

Dopo la presentazione ufficiale al Senato e a quasi un anno dall'inaugurazione del MeVe di Montebelluna, la città trevigiana ospita la proiezione di “Fucilateli” - Commissione d’Inchiesta su Caporetto 1918-19”, l’ultimo lavoro dei registi Manuel Zarpellon e Giorgia Lorenzato di Sole e Luna Production che hanno contribuito a fornire anche i materiali videografici dello stesso Memoriale. 

Un appuntamento che succede a quello di Asiago, dove sabato 14 settembre è avvenuta la prima nazionale, e ad alcune altre proiezioni avvenute nel Veneto in queste settimane. “Fucilateli - Commissione d’Inchiesta su Caporetto 1918 - 19”, questo il nome del documentario, sarà proiettato venerdì 18 ottobre alle 20.45 presso il Teatro Binotto di Villa Pisani a Biadene di Montebelluna, alla presenza del sindaco, Marzio Favero, dell’assessore alla cultura, Debora Varaschin, e dei registi. La proiezione sarà anticipata nel pomeriggio da un corso di formazione presso lo stesso MeVe rivolto ai docenti della provincia di Treviso. La tappa, messa a punto grazie alla distribuzione della veneta Emera, toccherà molte altre sale di tutto il Paese: da Padova a Genova, da Catanzaro a Sassari, da Calenzano a Pieve di Soligo, Valdobbiadene a Montebelluna stessa presso il Cinema Eden il 22 ed il 23 ottobre. Un documentario di inchiesta, che affronta un argomento nuovo rispetto alla retorica tradizionale approfondendo un lato oscuro, per decenni celato e mai pienamente analizzato: quello della giustizia militare e della gestione del capitale umano. Un’indagine attenta e lucida, condotta ancora una volta con il massimo rigore scientifico da parte dei due autori e registi - Giorgia Lorenzato e Manuel Zarpellon - e che idealmente prosegue il lavoro di approfondimento sul primo conflitto mondiale già avviato con “Cieli Rossi - Bassano in Guerra” uscito nel 2015. L’accuratezza che contraddistingue entrambi i prodotti è testimoniata anche dall’esclusiva certificazione rilasciata dal Comitato d’Ateneo per il Centenario della Grande Guerra dell’Università padovana, che ha attestato l’instancabile lavoro degli autori ed avviato per “Fucilateli” una collaborazione che ha contribuito a rendere unico il progetto che pure ha ottenuto il patrocinio e la collaborazione del Ministero della Difesa, oltre che la partnership dell’associazione storica veneziana Cimeetrincee.

“Fucilateli” fornisce una visione inedita di una delle pagine più tristi della storia italiana con i suoi 5 milioni di uomini mobilitati, 800mila uomini a processo, 750 condanne a morte eseguite e racconta la vicenda, piena di ombre e di incertezze, delle centinaia di fucilazioni sommarie avvenute durante la Grande Guerra. Per farlo gli autori si avvalgono di fonti storiche e documenti ufficiali, materiali d’archivio di Stato spesso inaccessibili ai più, su fatti giuridici e militari ancora sconosciuti al pubblico, mitizzati e spesso strumentalizzati. Interviene il sindaco di Montebelluna, Marzio Favero: «E’ un documentario di grande interesse perché esplora uno dei temi meno frequentati della Grande guerra, quello delle fucilazioni. E’ una pagina su cui era opportuno fare chiarezza e Sole Luna Production ha portato a termine questo compito egregiamente così come condusse l’incarico di occuparsi dei video per il MeVe, il Memoriale Veneto della Grande guerra, inaugurato il 3 novembre dello scorso anno. Il comportamento dei due registi fu atipico perché allora ci fornirono il doppio del materiale richiesto. Ne è nato un rapporto di stima e di collaborazione che ora si rafforza con un documentario che, dopo la tournée nelle sale cinematografiche, sarà stabilmente ospitato e proiettato nella sala del teatro del MeVe». Aggiunge l’assessore alla cultura di Montebelluna, Debora Varaschin: «E’ un piacere ed un onore ospitare la proiezione di Fucilateli a Montebelluna perché accende i riflettori su una questione poco nota e spesso trascurata del conflitto mondiale e lo fa con un linguaggio contemporaneo, quello cinematografico, adatto a coinvolgere anche una fascia della cittadinanza, quella più giovane, cui abbiamo il dovere di trasferire la memoria del recente passato».

Fulcro dell’indagine sono i lavori della Commissione d’Inchiesta su Caporetto istituita il 12 gennaio 1918 dall’allora presidente del Consiglio dei Ministri, Vittorio Emanuele Orlando, per determinare le responsabilità militari e personali che gettarono l’Italia in una situazione di estremo pericolo ma anche per trovare un capro espiatorio e per placare l’opinione pubblica, specialmente nei territori colpiti dal disastro, costretti ad essere profughi o restare occupati forzatamente per un intero anno. 241 sedute, 1012 testimoni ascoltati e 2310 documenti esaminati: questi alcuni numeri di quella Commissione che completò i propri lavori il 25 giugno 1919 e a cui si aggiunge, sempre nel 1919, l’altrettanto importante relazione redatta dall’avvocato generale, Donato Antonio Tommasi che portò alla luce fatti relativi alle fucilazioni sommarie scatenando le reazioni della popolazione che iniziò a mandare lettere e testimonianze ai giornali dell’epoca, con storie e fatti di cui erano stati testimoni, tanto da “costringere” il Governo a secretare gli atti per riportare un clima di pace e di ordine. Spiega il regista Manuel Zarpellon: «Quello prodotto è un racconto di storia e di sangue, di giustizia e di ingiustizia, di scienza e di coscienza. E’ il proseguo ideale, morale e storico di quel percorso di ricerca innescato con Cieli Rossi qualche anno fa e con la preparazione dei contenuti per il MeVe di Montebelluna inaugurato lo scorso anno, e che ci ha condotto ad approfondire le tante pagine rimaste nascoste del primo conflitto mondiale. E’ anche una sfida: quella di riuscire a narrare questi temi finora oscuri con il giusto distacco, con oggettività ed imparzialità e con l’intento di fornire a chi fruisce del documentario non l’interpretazione ma la chiave per interpretare e trarre le proprie personali conclusioni. E’, infine, anche e sopratutto un’operazione di squadra che ci ha visti parte di una rete che ha messo assieme persone e professionisti solo apparentemente distanti: dagli storici, ai militari, dai rappresentanti delle istituzioni, agli studiosi. Un network qualificato e competente che ha reso ancor più autorevole il contenuto del documentario».

A guidare lo spettatore in questo viaggio nella storia e nella violenza, la voce narrante del giornalista Stefano Amadio, e gli autorevoli interventi del professor Marco Mondini, storico e membro del Comitato d’Ateneo per il Centenario della Grande Guerra dell’Università degli Studi di Padova, della dottoressa Irene Guerrini e del dottor Marco Pluviano, tra i massimi esperti in campo di pena capitale durante il Primo Conflitto. L’estrema rilevanza del progetto ha indotto l’Ufficio Comunicazione del Ministero della Difesa, ad affidare al Maggiore Fanelli l’analisi psicologia e al Procuratore Militare della Repubblica Marco De Paolis l’approfondimento giuridico. «Oltre che agli aspetti legati alla giustizia sommaria, il documentario si sforza di far emergere l’aspetto umano del conflitto. Quell’umanità che apparentemente pare non esserci stata. “Fucilateli“ ricorda quindi anche il dramma vissuto dalla popolazione travolta dall’onda di Caporetto con migliaia di persone costrette a fuggire, diventando profughe, o a rimanere sotto assedio per un anno intero tanto che ancora oggi nei territori occupati il 1917 viene ricordato come l’anno della fame. E ancora, il documentario, che si sofferma sulle azioni di sette protagonisti militari dell’epoca - Generale Armando Diaz, Generale Luigi Cadorna, Generale Donato Antonio Tommasi, Generale Andrea Graziani, Generale Luigi Capello, Generale Giuseppe Della Noce, Capitano Alfredo Caloro - cerca di capire se Cadorna realmente fu l’uomo delle fucilazioni, colui che le pretese e le incoraggiò, scoprendo invece che il sistema giudiziario militare con l’avvento di Diaz - considerato dai più il “maresciallo della vittoria” - non cambia e le situazioni difficili che anche lui si troverà di fronte verranno gestite con gli stessi strumenti messi nelle mani di Cadorna da un sistema giuridico molto distante dal concetto di diritto odierno» conclude Giorgia Lorenzato. Conclude la direttrice dei Musei di Montebelluna, Monica Celi: «Fucilateli incarna la missione del MeVe stesso, ossia quella di farsi portavoce di nuove conoscenze in campo storiografico. Il Memoriale nasce infatti con lo scopo di porsi come centro di promozione ed interpretazione e lo fa sia coinvolgendo le scuole – non a caso la proiezione di venerdì 18 ottobre sarà anticipata da una visita ed un corso di formazione rivolto ai docenti degli istituti superiori della provincia volto a trasferire agli insegnanti nuove conoscenze da trasferire agli studenti – sia attraverso una serie di eventi rivolti ad un target molto eterogeneo che andranno in scena proprio al MeVe nei mesi di ottobre e novembre».

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Commenti (1)

  • molto interessante!

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