Lago Film Fest si accende con il programma della quinta giornata

Foto d'archivio

Quinta giornata per entrare nel cuore del Lago Film Fest. Dopo l'inizio dei Barefoot Industry Days, meeting dedicati ai professionisti del mondo del cinema, a partire dal 23 luglio saranno organizzate tre giornate di eventi in cui si affronterà il processo di sviluppo di un progetto audiovisivo, dalla sceneggiatura alla produzione, per poi soffermarsi sulla distribuzione e circolazione presso i diversi festival cinematografici. Tra gli speakers in programma ci saranno: Alessandro Gropplero, Enrico Vannucci, Francesco Bonsembiante, Gemma Lynch, Luigi Bacialli, Paolo De Angelis e Simone Fenoil.

Tra i partecipanti ai laboratori e ospiti del festival invece segnaliamo: Caterina Shanta, autrice di “A History about silence” che verrà presentato giovedì ore 21 al Lido di Revine Lago Caterina Erica Shanta (1986, Landstuhl, Germania; vive e lavora a Pordenone, Italia), artista e regista, si forma a Venezia dove nel 2014 ottiene un Master in Arti Visive all’Università Iuav. Il video è il suo principale mezzo di indagine. Investiga immagini prodotte da altri per esplorare come queste siano relazionate a particolari contesti. Usa montaggi e re-mixaggi di video, footage, e immagini d’archivio come media principale. La sua ricerca si focalizza sulla ridefinizione delle immagini propria del linguaggio del cinema documentario. Ci sarà anche Marco Zuin, autore di “Hoa” che sarà proiettato venerdì alle 21.00 al Lido di Revine Lago Filmmaker e autore. Nasce a Vicenza nel 1978. Iscritto al DAMS Cinema di Bologna si laurea con una tesi sul ruolo della famiglia nel cinema italiano. Negli ultimi anni si è dedicato alla produzione di cortometraggi e documentari sociali: Daily Lydia (2014), La sedia di cartone (2015), Niente sta scritto (2017) e Hoa (2018), selezionati in numerosi festival in Italia e nel mondo, ottenendo visibilità e premi. Nel suo approccio al cinema e al documentario c’è l’idea di sociale inteso come socialità e attenzione al senso di comunità. Martina Melilli, autrice della proiezione speciale “My Home, in Libya” che verrà presentata martedì 23 alle ore 21 presso il parco Livelet di Revine Lago Artista audio-visiva e regista. Laureata in Arti Visive (IUAV), ha approfondito gli studi in cinema documentario e sperimentale alla LUCA School of Art di Bruxelles. 

"My Home, in Libya" (Italia, 2018, documentario, 66’) di Martina Melilli. Filmando la casa dei suoi nonni vicino a Padova, Martina identifica una mappa di luoghi appartenuti al loro passato. Il nonno Antonio è nato a Tripoli, in Libia, quando questa era una colonia italiana, e lì ha sposato Narcisa. Sono stati costretti a lasciare il paese all’improvviso nel 1970, dopo il colpo di stato di Gheddafi. Con l’aiuto di un giovane libico contattato tramite i social media, Martina raccoglie immagini di quella che è diventata oggi l’allora “casa” dei suoi nonni. I nomi di alcune strade sono totalmente cambiati, altri no. Tramite lo scambio di immagini e chat, la relazione tra i due diventa più profonda. Il web permette loro di superare pian piano i confini fisici e culturali che separano le loro vite, portandoci all’interno di un mondo nel quale i media non hanno accesso. «Io credo – afferma la regista – nel valore delle storie di singoli che riescono a raccontare un vissuto comune a molti, e nella coralità di un racconto per raccoglierne punti di vista e sfaccettature diversi. La rappresentazione della memoria, individuale e collettiva, e il ruolo delle immagini e dei media nella società contemporanea, assieme al senso di appartenenza sono i principali interessi della mia ricerca e della mia pratica artistica”. E infatti nel documentario troviamo la storia del nonno Antonio, condivisa da tutti quegli italiani che hanno vissuto l’esperienza dell’espatrio forzato dalla Libia, e poi quella di Mahmoud, giovane libico laureato in ingegneria nucleare, accomunati dalla città di Tripoli. My home, in Libya, presentato in prima mondiale al Festival di Locarno 2018, è il primo documentario di Martina Melilli, che è anche stata giurata del Lago Film Fest nel 2017. 

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