Presentazione del libro "Ombre e luci, parole e silenzi" di Luca Nardi

Luca Nardi, insegnante di materie letterarie a Imola (Bologna), storico ed aspirante giornalista pubblicista, è nato a Valdobbiadene, in provincia di Treviso, nel 1990. Dopo la maturità scientifica ha conseguito la laurea in scienze storiche all'università di Padova nel febbraio 2016. Co-autore, insieme a Giancarlo Follador, del libro "Quando senza polenta si moriva di fame. Il diario di Caterina Arrigoni (31 ottobre 1917- 10 novembre 1918)", si interessa di storia locale e memoria orale con particolare attenzione alle due guerre mondiali.

Dopo la riscoperta del diario di Caterina Arrigoni, una rara testimonianza manoscritta sul profugato trevigiano durante la Grande Guerra, pubblicato da Edizioni Dbs nel giugno 2016 con il sostegno della Regione Veneto e del Comune di Valdobbiadene, Nardi ha dato alle stampe la sua tesi di laurea magistrale, che affronta il delicato tema della guerra 1943-1945 tra l’alto Trevigiano e il Bellunese. Il libro, in oltre 200 pagine, analizza con un’approfondita ricerca d’archivio e novanta interviste a testimoni locali cause e conseguenze di lunga durata delle stragi compiute dalla brigata partigiana “Giuseppe Mazzini” tra l'1 e il 7 maggio 1945 nei Comuni di Miane, Segusino e Valdobbiadene.

Lo scopo di questa ricerca, che descrive i fatti storici accaduti in quei luoghi dal gennaio 1944, è proporre una riflessione ben documentata su questi complessi avvenimenti e, al tempo stesso, stimolare le nuove generazioni, e non solo, a riflettere con molta attenzione su una pagina dolorosa del nostro passato. Un obiettivo ambizioso che appare chiaro fin dal titolo del libro: “Ombre e luci, parole e silenzi”. Dopo tanti anni è doveroso raccontare questa storia senza visioni di parte per allontanare dall’immaginario comune tante zone d’ombra e lunghi silenzi, per illuminare con la luce delle parole una storia che merita di essere compresa fino in fondo. I numerosi e reciproci episodi di violenza, di cui furono autori fascisti e partigiani, lasciarono alle loro spalle una scia d’odio mai represso, un sentimento di rivalsa pronto a riaffiorare alla prima occasione, anche a distanza di oltre settant'anni. Ciò non bastasse, il rancore fu presto accompagnato dal silenzio, che ha permesso il proliferare del “pressapochismo” e di molteplici visioni di parte. Risultato? E' stata trascurata la storia, tanto complessa quanto dolorosa, impedendo qualsiasi forma di dialogo o di rappacificazione. Ancor oggi si continua a ragionare in termini di bianco o nero, di «Valdobbiadene assassina» o di «nulla è accaduto» senza ragionare con le fonti alla mano, senza contestualizzare quel periodo storico ed il clima di violenza estrema tipico di qualsiasi guerra.

Nardi, infatti, afferma: “Vivere a Imola, città medaglia d’oro della Resistenza, dove tante donne e uomini furono uccisi per le vie del centro storico, visitare con i miei studenti il desolato altipiano di monte Sole, luogo dell’eccidio nazifascista di Marzabotto, dove furono trucidate 770 persone di tutte le età, mi ha fatto aprire gli occhi su una storia che ha tante ombre e poche luci. Grazie a questi viaggi nella memoria ed a questi incontri emiliani ho potuto riflettere ancor di più sulla guerra civile italiana, veneta e trevigiana, osservandola in ogni suo aspetto, con la consapevolezza che è parte di noi nel bene e nel male. Non la si può nascondere, negare, raccontare per frammenti, non si può fingere che non sia accaduta e che non abbia lasciato delle ferite mai rimarginate. Solo aprendo il cuore e la mente al nostro passato potremo capire, invece che giudicare, questa dolorosa pagina della storia nazionale”.

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