Rassegna cinematografica "Sharp Families. Tagliati per gli affari"

La rassegna cinematografica Paesaggi che cambiano, organizzata dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche e curata da Simonetta Zanon, prosegue il suo programma di proiezioni dedicato a storie di persone, comunità e luoghi, di attaccamento alla terra, di resistenza e emigrazione, di ritorni e riscatto sociale. Mercoledì 8 novembre alle ore 21 sarà proiettato Sharp Families. Tagliati per gli affari di Patrick Grassi (Italia/Inghilterra, 2016, 54’), film documentario che racconta «un esempio di emigrazione positiva, vista come motore di sviluppo e di crescita sia per il Paese d’arrivo che per quello di partenza», come spiega il regista che sarà presente alla proiezione in programma nell’auditorium degli spazi Bomben di Treviso. 
 
Generazioni di arrotini sono partiti dalle Dolomiti della Val Rendena, in Trentino Alto Adige, in cerca fortuna. L’Inghilterra e Londra in particolare sono diventate la meta preferenziale di questa migrazione, fondata su un mestiere che si è tramandato di padre in figlio per generazioni. Nel corso degli anni, insieme alle relazioni sociali, è cambiato anche il mestiere che, tuttavia, si basa sempre su un sapere frutto dell’esperienza e della conoscenza dell’antica arte di costruzione e manutenzione dei coltelli. Passato il tempo dell’arrotino ambulante, oggi figli e nipoti di quegli emigranti sono entrati nell’industria del food equipment e dominano il mercato dei coltelli di Londra, fiorente attività in mano a poche imprese a conduzione familiare, messe in rete tra loro grazie ad un’associazione di compaesani che nel tempo è diventata associazione di categoria.  Sharp Families racconta l’evoluzione di questa comunità e il suo percorso di integrazione ed emancipazione attraverso l’esperienza e il legame con la terra d’origine di tre famiglie, che sono cresciute e vivono tra un piccolo paese di montagna e Londra, alle prese con la gestione di un lavoro umile diventato un business globale. Il racconto lascia ampio spazio al rapporto che gli emigranti e i loro figli inglesi hanno con la loro terra di provenienza, intesa non solo come casa, ma come il luogo dove sentirsi parte di una comunità e dove stare in contatto con la natura. Quel luogo, le Dolomiti, talmente bello che è impossibile abbandonarlo. 
 
Racconta il regista: «Da ragazzo ho vissuto l’esperienza di emigrare a Londra per scappare da un piccolo paese di montagna dove non succedeva niente, ma dopo qualche anno ho deciso di tornare. Ho cominciato a seguire questa storia per il piacere di parlare con vecchi come Bernardo del legame conflittuale che un emigrante ha con la propria terra. Poi ho scoperto la tradizione degli arrotini e la comunità organizzata di Londra. Il segreto del loro successo è stato l’unione tra compaesani e il non dimenticare il legame con la propria terra.  Un bell’esempio per quelli della mia generazione che in questi anni stanno partendo e che magari, al contrario di me e di questi arrotini, non torneranno. Per raccontare una storia che ha il sapore della leggenda ho scelto quindi di descrivere non solo le persone, ma anche i territori dove queste storie avvenivano: la metropoli e il piccolo paese. Due realtà agli antipodi che evidenziano lo spessore dell’impresa che questa piccolissima comunità ha fatto e sta continuando con fatica a fare, un esempio di emigrazione positiva, vista come motore di sviluppo e di crescita sia per il Paese d’arrivo che per quello di partenza. La dimostrazione che l’identità è alla base della sfida contro una globalizzazione che tende a standardizzare posti e gruppi sociali». 
 
Patrick Grassi, Madonna di Campiglio (Tn), 1982, è laureato in Linguaggi e tecniche di scrittura presso l’Università di Padova. Dal 2008 lavora come autore e regista tra il Veneto e il Trentino concentrando la sua ricerca sui rapporti tra uomo e ambiente, comunità e territori. Nel 2013 segue il seminario annuale Il racconto del reale che segna l’inizio della sua collaborazione cinematografica con Zalab, associazione per la produzione, distribuzione e promozione di documentari sociali e progetti culturali, fondata da cinque filmmakers tra i quali Andrea Segre. 
 
La rassegna proseguirà mercoledì 22 novembre con Ci vuole un fiore di Vincenzo Notaro (Italia, 2017, 52) e si concluderà mercoledì 6 dicembre con El olivo (L’olivo) di Iciar Bollaín (Spagna, 2016, 93’), film che verrà proposto in versione originale spagnola con sottotitoli in italiano. Nel periodo febbraio-aprile 2018 è in programma un secondo ciclo di proiezioni. 

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