Walter Marin "Interpretazioni visive", a cura di Roberta Gubitosi

WALTER MARIN
Interpretazioni visive
a cura di Roberta Gubitosi

18 gennaio – 25 marzo 2019
Inaugurazione venerdì 18 gennaio 2019, ore 18.30

La forza espressiva delle opere di Walter Marin è il risultato di un lungo percorso di ricerca, capace di porre in relazione con grande sensibilità le esperienze vissute, la realtà sociale contemporanea e la tradizione storico-artistica. La sperimentazione tecnica spinge l'artista a combinare tra loro materie e procedure, valorizzando le potenzialità comunicative di diversi media e creando opere multimediali che coinvolgono la pittura, la grafica, la scultura, la musica, l'installazione.
L'esposizione presso 47Anno Domini presenta una selezione di opere legate ai temi derivati dal mondo della musica e della realtà metropolitana.
Le immagini dei protagonisti che segnarono la storia della musica, dal jazz al rock, acquistano nuovi significati mediante l'originale rielaborazione attuata dall'artista. Le icone di Chet Baker, Miles Davis, Jimi Hendrix spesso appaiono isolate, impegnate a suonare i loro strumenti, rese attraverso una tecnica pittorica gestuale e veloce volta ad esprimere la vitalità e la forza ritmica della musica. Significativa è l'opera dedicata a Bill Evans, in cui la figura del musicista al piano esprime tutta la sua tensione emotiva. Completamente decentrata sulla destra, l'immagine lentamente si fonde con lo spazio circostante determinato dalla gestualità delle pennellate, dalle modulazioni cromatiche e dal movimento dei colori liquidi che colano sulla tela. Attraverso l'istintiva espressione dell'artista la materia-colore diviene il mezzo per interpretare la complessità dell'esperienza sonora.
La decisa gamma cromatica a volte lascia il posto al monocromo, come in alcuni ritratti di Chet Baker, in cui le qualità dei bianchi, dei neri, dei grigi sono capaci di creare infinite variazioni restituendo una lettura intimistica e psicologica del musicista.
Esprimono intenti diversi le opere in cui le figure sono inserite nei contesti quotidiani dei locali, dei quartieri e delle strade di periferia. I luoghi metropolitani divengono frammenti, visioni di una quotidianità urbana che rievoca l'origine del blues, del jazz e del rock. Nascono così le suggestive immagini del jazz-club Birdland, del quartiere newyorkese Harlem e le luminose architetture in ferro delle stazioni che dominano interamente lo spazio nelle opere Tourneé o David Gilmour – Stazione.
I resti di l'archeologia industriale caratterizzano una specifica serie di Walter Marin, nella quale si distingue l'opera sonora Cattedrale, uno dei suoi capolavori. Emblema della fiducia nel progresso che segnò l'origine della società industriale, la struttura si erge davanti al fruitore con la sacralità di un'immagine-simbolo. L'imponente architettura occupa tutta la superficie della tavola con la sua struttura in ferro governata da una perfetta scansione geometrica. La luce diviene protagonista disegnando ogni singolo elemento nello spazio e determinando un'articolazione formale che sembra moltiplicarsi all'infinto. La singolare elaborazione tecnica conferisce all'immagine quell'atmosfera decadente e malinconica del “rudere abbandonato” corroso dal tempo e assorbito dalla storia.
Roberta Gubitosi

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