Degrado e immondizia lungo il Piave: intervengono i volontari di Greenpeace

L'occasione è stata la Giornata Mondiale degli Oceani. I partecipanti hanno raccolto tutti i rifiuti presenti sull’argine e delimitato un’area entro la quale hanno catalogato il tutto

Per la Giornata Mondiale degli Oceani i volontari del gruppo locale di Treviso di Greenpeace hanno organizzato, sabato sul Piave in località Fagarè, una raccolta plastica con successivo brand audit (una catalogazione dei marchi più presenti). I partecipanti, dipinti di blu, hanno raccolto tutti i rifiuti presenti sull’argine del Piave e delimitato un’area entro la quale hanno catalogatoil tutto, per individuare i marchi maggiormente responsabili dell’inquinamento, unendosi alle attività organizzate da Greenpeace in tutto il mondo per chiedere la tutela dei nostri mari. Da Roma a Milano, da Palermo a Bari, da Napoli e Bologna fino a Vicenza, passando per Treviso, i volontari hanno creato un’onda blu per chiedere ai Governi di tutto il mondo un Accordo Globale per la creazione di una rete di Santuari che protegga il 30 per cento degli Oceani entro il 2030.

"Il risultato della raccolta è stato veramente vario, questo per il degrado a cui questo luogo è soggetto: non solo viene abbandonata moltissima plastica, ma anche diversi altri generi di oggetti, anche molto ingombranti e diventati parte del paesaggio. Abbiamo trovato diversi imballaggi di plastica risalenti a decenni fa! Questo perché la plastica, una volta dispersa nell'ambiente, ci rimane, e intatta, per centinaia di anni! La plastica viene trasportata dai fiumi ai mari, e quindi agli oceani, ed è una delle peggiori nemiche per la biodiversità e per l'ambiente: gli oceani stanno soffocando" hanno dichiarato gli esponenti di Greepeace Treviso.

«I nostri oceani si trovano ad affrontare una crisi profonda: dalla plastica al cambiamento climatico, le attività umane stanno provocando dei danni all’ecosistema marino che rischiano di essere irreversibili. Sono necessarie azioni immediate! Bisogna ridurre la produzione di plastica a monte e superare la cultura dell’usa e getta. Sostituire prodotti in plastica con altri prodotti monouso, come le plastiche compostabili e biodegradabili o la carta, con impatti ambientali non meno rilevanti, sposta il problema da un materiale ad un altro, non lo risolve», ha dichiarato Giorgia Monti, responsabile della campagna mare di Greenpeace. Per questo motivo Greenpeace, insieme ai suoi volontari, sta creando una rete di locali #PLASTICAZERO, ossia pub, bar, pizzerie in tutto il Paese che vogliono eliminare i prodotti di plastica usa e getta più diffusi: dai bicchieri di plastica alle cannucce, dai piatti alle bottiglie.

E, proprio sabato si è concluso all’Argentario il tour di Greenpeace MAYDAY SOS Plastica, in collaborazione con i ricercatori del CNR-IAS e della Università Politecnica delle Marche, che per tre settimane ha attraversato il Mar Tirreno Centrale per monitorare il livello di inquinamento da plastica dei nostri mari. I risultati dei campionamenti verranno diffusi tra alcuni mesi, ma la situazione appare già drammatica se consideriamo che quella visibile è solo una parte del problema. Grandi quantità di microplastiche non individuabili a prima vista arrivano dai fiumi, soffocando i nostri mari.

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