Esseri (dis)umani: la specie vivente peggiore

Le Nazioni Unite, attraverso una scioccante (ma non troppo) valutazione, la più completa nel suo genere, rivelano il nostro devastante impatto che noi, abbiamo sulla natura

Gli umani, grande potenziale, ma esseri tanto miopi e inadatti su questa Terra.  Stiamo distruggendo gli ecosistemi del pianeta,  con velocità e alacrità scioccanti, non solo uccidendo altre specie, ma anche minacciando la nostra stessa esistenza. Mordiamo incautamente la mano che ci nutre. Parafrasando l'incipit del rapporto IPBES, (piattaforma di politica scientifica intergovernativa su Biodiversità e servizi ecosistemici), la natura sta morendo, si consuma a velocità  e con tassi senza precedenti nella storia umana. L'estinzione di specie sta accelerando, con probabili impatti gravi sulle persone in tutto il mondo.

Futuro distopico.

La valutazione globale IPBES, proveniente da una vasta gamma di diversi campi di conoscenza, presenta un quadro inquietante e molto triste. La salute degli ecosistemi da cui dipendiamo, assieme a tutte le altre specie, sta peggiorando più rapidamente che mai. Stiamo erodendo le basi stesse delle nostre economie, mezzi di sussistenza, sicurezza alimentare, salute e qualità della vita in tutto il mondo. Circa un milione di specie animali e vegetali, stanno affrontando l'estinzione, molte svolte in decenni, più che mai nella storia umana, "grazie" agli impatti che la nostra specie sta perpetuando. Gran parte della distruzione, è legata al cibo e all'energia; a quanto pare, queste tendenze sono state meno gravi o evitate nelle aree detenute o gestite da popolazioni indigene e comunità locali. (Un emendamento nel rapporto, dichiara che proprio i popoli indigeni e le comunità locali, sono un'eccezione alla qualifica di "specie peggiore".)

Deadline chart

Mentre il cambiamento climatico,  può sembrare il problema più urgente, il rapporto ha classificato le forze più distruttive e il cambiamento climatico, occupa la terza  posizione. Ecco cosa provoca il maggiore impatto globale relativo finora.

Citandone solo alcuni, in ordine decrescente:

1) cambiamenti nell'uso del suolo e del mare

2) sfruttamento diretto di organismi; 

3) cambiamento climatico; 

4) inquinamento 

5) specie esotiche invasive.

I numeri della vergogna

Tre quarti dell'ambiente terrestre e circa il 66% dell'ambiente marino, sono stati "gravemente modificati" dalle azioni umane. Più di un terzo della superficie terrestre del mondo e quasi il 75% delle risorse di acqua dolce, sono ora destinate alla produzione agricola o zootecnica. La raccolta di legname grezzo, è aumentata del 45% e circa 60 miliardi di tonnellate di risorse rinnovabili e non rinnovabili, vengono ora estratte a livello globale ogni anno, essendo quasi raddoppiate dal 1980. Il degrado del suolo ha ridotto la produttività del 23% della superficie terrestre globale, 300 milioni di persone, sono a maggior rischio di inondazioni e uragani, a causa della perdita fisica di habitat costieri e dunque protezione. L'inquinamento da plastica è aumentato di dieci volte dal 1980, 300-400 milioni di tonnellate di metalli pesanti, solventi, fanghi tossici e altri rifiuti di impianti industriali, vengono scaricati ogni anno nelle acque del mondo e i fertilizzanti che entrano negli ecosistemi costieri hanno prodotto oltre 400 zone di morte oceanica( oltre 245.000 km quadrati, per intenderci una superficie maggiore di quella del Regno Unito).

Cosa intendiamo fare? Diamoci una svegliata!

Il rapporto, delinea obiettivi globali e scenari politici che possono essere corretti, in questo corso, che è andato molto fuori strada. Se agiamo ora, forse non dovremo passare alla storia come le peggiori specie. Nel frattempo, a livello personale, una cosa che possiamo fare, è guardare il nostro consumo di carne di manzo e olio di palma. La terra convertita in agricoltura, è stata la principale causa di impatto negativo: 100 milioni di ettari di foresta tropicale, sono stati persi dal 1980 al 2000, a causa principalmente dell'allevamento di bestiame in America Latina (circa 42 milioni di ettari) e di piantagioni nel Sud-Est asiatico (circa 7,5 milioni di ettari, di cui l'80% per olio di palma, utilizzato principalmente in alimenti, cosmetici, prodotti per la pulizia e carburante) tra gli altri. È  ovvio che non mangiare piu hamburger o nutrirci di biscottini all'olio di Palma e spalmarsi il viso con creme di dubbia natura, non risolverà la situazione in toto.

Il cambiamento deve partire soprattutto dai leader, che purtroppo guidano questa nave, che sta sprofondando. É necessario un cambiamento trasformativo, in cui la natura, può essere ancora ripristinata, usata in modo sostenibile ma soprattutto conservata ed é questa è la chiave,  ora, a raggiungimento dei maggior parte degli obiettivi globali. Riorganizzare totalmente, un sistema mediato dalla tecnologia, l'economia, la società, incluso il paradigma obiettivo- valori-consumo.

Non è troppo tardi per cambiare rotta...forse

É possibile un mondo migliore, sappiamo come arrivarci,  le soluzioni esistono e abbiamo la tecnologia a condurci in un futuro migliore. Ma i governi non riescono costantemente a prendere le misure urgenti e decisive che ci salveranno. Se il sistema non cambierà, allora dobbiamo cambiare il sistema. È nostro sacro dovere ribellarci per proteggere le nostre case, il nostro futuro e il futuro di tutta la vita sulla Terra. Solo ribellarsi, impedirà un'apocalisse ecologica. Il nostro sistema, caratterizzato dalla crescita economica perpetua su un pianeta che non sta crescendo, inevitabilmente imploderà. Il nostro compito è assicurarci che sia pianificato e veloce, dobbiamo concepire e costruire un nuovo sistema, basato sul principio secondo cui ogni generazione, ovunque ha un uguale diritto a godere della ricchezza naturale. È nostro sacro dovere farlo per proteggere le nostre case, il nostro futuro e il futuro di tutta la vita sulla Terra.Il tempo delle scuse è finito e la lotta per rovesciare il nostro oscuro sistema che nega la vita,  è iniziata. La domanda è: siamo all'altezza del cambiamento?

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