Un occhio verde sulla viticoltura di precisione: da Follina arriva "Green Eye"

Ecco l'innovativo progetto italiano che mette al centro la realazione tra variabilità territoriale e qualità dei vini, per un passo verso l'innovazione

FOLLINA Un “occhio verde” entra in vigneto per rendere la produzione di vini di qualità sempre più alta, economica e sostenibile per l’ambiente. Si chiama GreenEye ed è un progetto di ricerca svolto da GiottoConsulting srl, azienda di Follina che opera a livello internazionale nel campo delle consulenze vitivinicole, in collaborazione con l’Università di Padova  e il gruppo di imprese TEAM (Tecnologie Evolute per l’Agricoltura Meccanizzata). GreenEye ha l’obiettivo di contribuire alla crescita qualitativa dei vini tenendo anche in considerazione la preservazione degli ecosistemi e dell’ambiente.

Il vigneto, infatti, non è un semplice luogo di produzione, ma rappresenta un ecosistema caratterizzato da equilibri complessi di cui tenere conto. Il progetto di ricerca prevede il montaggio di sensori di prossimità su un trattore. Passando fra i filari del vigneto, i sensori rilevano lo stato di salute e la vigoria di ogni singola pianta, quindi il suo potenziale alla qualità, tenendo conto della variabilità territoriale e valorizzando il naturale “talento” di ciascun terroir.

Con questo metodo si intende sviluppare ancor più il concetto di “viticoltura di precisione” arrivando a una vera e propria “viticoltura di dettaglio”. Il progetto mette al centro lo studio approfondito degli effetti della variabilità dell’espressione vegetativa del vigneto sulle caratteristiche qualitative delle uve e dei vini e nasce dall’esigenza di avvicinare maggiormente la sfera agronomica a quella enologica nella convinzione che questo possa generare un nuovo approccio qualitativo sia per quanto riguarda la valorizzazione territoriale, attraverso i vini prodotti, che per l’implementazione di una viticoltura sempre più consapevole e puntuale. La vigoria, essendo una variabile parzialmente modulabile e influenzabile dalla gestione agronomica, rappresenta, infatti, uno strumento qualitativo molto potente. È risaputo che gli eccessi di vigore rappresentano un limite alla produzione sia per la qualità delle uve prodotte che per le problematiche di tipo sanitario a cui sono spesso correlati.

Vi è, inoltre, una correlazione tra le pratiche applicate in vigneto e la salubrità e la longevità dei vini. Grazie a una viticoltura di dettaglio, infatti, è possibile ottenere uve più sane alla vendemmia e, conseguentemente, è sufficiente in cantina un utilizzo inferiore di anidride solforosa, sostanza a cui alcune persone sono particolarmente sensibili, presente nei vini. La longevità è, invece, stata misurata con un nuovo metodo di analisi sui vini, messa a punto da GiottoConsulting, il TDO, Test Dinamico di Ossidabilità, attraverso il quale si valuta l’ossidabilità dei vini bianchi. Il progetto “GreenEye” aggiunge, così, un nuovo tassello nella cosiddetta “viticoltura di precisione”. Si tratta di un approccio agronomico innovativo e all’avanguardia che tiene conto delle caratteristiche e potenzialità di ciascun terroir, ma anche della necessità di intervenire solo dove serve, sia con le concimazioni che con i trattamenti fitosanitari, riducendo così l’impatto ambientale.

“L’innovazione tecnologica sta fortemente caratterizzando il modo di fare viticoltura. La cosiddetta “precision farming” trova oggi un’applicazione concreta a partire dalla concimazione, fino all’esecuzione mirata della sfogliatura meccanica, trattamenti fitosanitari e vendemmia parcellizzata - spiegano Stefano Saderi, responsabile del progetto di ricerca, e Federico Giotto di GiottoConsulting s.r.l. - Proprio sulla vendemmia, che per il viticoltore rappresenta il risultato di un’intera stagione, si stanno concentrando i maggiori interessi, poiché la gestione e la valorizzazione della naturale variabilità che caratterizza ogni vigneto può rappresentare un utile strumento per elevare il potenziale qualitativo delle uve prodotte a seconda degli obiettivi enologici”.

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