Pesticidi, il Ministero della Salute: «Stop all'uso del Propineb nelle coltivazioni»

Dopo le segnalazioni degli abitanti di numerosi comuni veneti, il deputato Federico D'Incà si è attivato: «Dal 22 giugno chi userà il prodotto pesticida sarà sanzionato»

«Stop ai prodotti fitosanitari contenenti Propineb. La revoca dei prodotti autorizzati in Italia contenenti questa sostanza, è stata confermata dal Ministero della Salute: è un’ottima notizia per la salute dei cittadini e per il territorio che, negli ultimi anni, ha visto l’impiego di pesticidi nelle coltivazioni». 

Lo comunica Federico D’Incà, deputato del M5S, che ha seguito la vicenda su segnalazione di molti cittadini di Borgo Valbelluna, di Limana e di altri comuni veneti per poi informarsi con gli organi competenti del dicastero. «Nel mese di maggio – spiega il deputato bellunese – sono stato interpellato dai tanti cittadini di Borgo Valbelluna che hanno evidenziato come all’interno dei trattamenti con pesticidi sui vigneti di Casteldardo di Trichiana vi fosse l’Antracol: una segnalazione, tra l’altro, già comunicata dall’azienda attraverso il messaggio che viene inoltrato ai cittadini residenti vicino alle colture. L’Antracol contiene il Propineb, un funghicida che, secondo l’Autorità Europea per la sicurezza Alimentare (Efsa) non si può escludere sia un interferente endocrino, data la sua classificazione come tossico per la riproduzione e la sua tossicità sulla tiroide. Inoltre, può essere rischioso per le larve delle api. Mi sono interfacciato con il Direttore Generale della Direzione generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione del ministero della Salute – spiega D’Incà - e mi ha confermato la revoca dei prodotti autorizzati in Italia contenenti Propineb, in base al Regolamento 2018/309 che ne ha disposto la revoca a livello comunitario». 

D’Incà sottolinea, secondo quanto appreso dal Ministero, che «Non sono ipotizzabili marce indietro della UE, in quanto il regolamento che lo ha revocato è stato il tassello finale di una procedura iniziata con la presentazione da parte delle aziende interessate, all'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare di un dossier che non ha avuto esito favorevole. Il 22 giugno 2019 – spiega D’Incà – è il limite massimo entro il quale i prodotti possono essere impiegati, mentre il termine di commercializzazione da parte delle aziende e la vendita da parte dei rivenditori autorizzati era il 22 dicembre 2018 (ovvero entro 6 mesi dalla revoca). Quindi, chi ne farà utilizzo dopo il 22 giugno è sanzionabile, così come chi continuerà a commercializzarlo o lo abbia fatto anche dopo lo scorso 22 dicembre. La salute dei cittadini deve al centro dell’attività amministrativa e parlamentare – conclude il deputato del M5S – continuerò a vigilare sull'uso dei pesticidi nel territorio, rispondere alle richieste dei cittadini e soprattutto delle tante mamme che mi hanno interpellato».

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