Cade il segreto di stato sulle aziende che importano cibi dall'estero: Coldiretti esulta

Importante novità per i consumatori italiani. La decisione presa dal Consiglio di Stato costringerà tutte le aziende a dichiarare l'eventuale utilizzo di cibi non italiani

«Trevigiani esultate. La strada per conoscere davvero i cibi che mangiate procede spedita verso la discesa. Un modo anche per tutelare le produzioni di casa nostra che sappiamo essere le più garantite al mondo, ma anche le più copiate».

Giorgio Polegato, presidente di Coldiretti Treviso, annuncia lo sdoganamento del segreto di stato sul nome delle aziende che importano cibi dall’estero. «E' caduto il segreto di Stato sui cibi stranieri che arrivano in Italia e sarà finalmente possibile conoscere il nome delle aziende che importano gli alimenti dall’estero – ribadisce Polegato - E’ storico il pronunciamento del Consiglio di Stato sull’accesso ai dati dei flussi commerciali del latte e dei prodotti lattiero caseari oggetto di scambio intracomunitario e provenienti dall'estero detenuti dal Ministero della Salute e fino ad ora preclusi per ragioni pretestuose ora smascherate dall’Autorità giudiziaria». Un risultato fondamentale, secondo Coldiretti, che ha sollecitato il pronunciamento dopo la richiesta al Ministero della Salute, per mettere fine all’inganno dei prodotti stranieri spacciati per italiani ma anche per consentire interventi più tempestivi in caso di allarmi alimentari che provocano gravi turbative sul mercato ed ansia e preoccupazione nei consumatori, a fronte all’impossibilità di conoscere la provenienza degli alimenti coinvolti.

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«Ogni allarme alimentare nel nostro Paese deve interessare tutti i cittadini del Belpaese e anche i trevigiani abituati a poter acedere al paniere del made in Italy con il diritto di non essere ingannati – aggiunge Antonio Maria Ciri, direttore di Coldiretti Treviso -  Nel 2018 in Italia è infatti scoppiato più di un allarme alimentare al giorno per un totale di ben 398 notifiche inviate all’Unione Europea tra le quali solo 70 (17%) hanno riguardato prodotti con origine nazionale, mentre 194 provenivano da altri Paesi dell’Unione Europea (49%) e 134 da Paesi extracomunitari (34%). In altre parole oltre quattro prodotti su cinque pericolosi per la sicurezza alimentare arrivano dall’estero (83%). In questi casi le maggiori preoccupazioni sono proprio determinate dalla difficoltà di individuare e rintracciare rapidamente i prodotti a rischio per toglierli dal commercio generando un calo di fiducia che provoca il taglio generalizzato dei consumi e che spesso ha messo in difficoltà ingiustamente interi comparti economici, con la perdita di posti di lavoro». Sarà finalmente possibile per motivate ragioni chiedere al Ministero della Salute da dove viene il latte impiegato in yogurt, latticini o formaggi di una determinata marca ma l’affermazione del principio secondo la Coldiretti deve valere anche per la provenienza della frutta in succhi e marmellate o della carne impiegata nei salumi. «L’eliminazione del segreto di Stato sulle informazioni che attengono alla salute ed alla sicurezza di tutti i cittadini – conclude Polegato - realizza una condizione di piena legalità diretta a consentire lo sviluppo di filiere agricole tutte italiane che sono ostacolate dalla concorrenza sleale di imprese straniere e nazionali, che, attraverso marchi, segni distintivi e pubblicità, si appropriano illegittimamente dell’identità italiana dei prodotti agroalimentari».

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