La solitudine degli anziani: «Oltre 40mila persone non autosufficienti nella Marca»

L'intervento di Cittadinanzattiva al convegno di Telefono Amico per il 25esimo di attività dell'associazione. Alcune riflessioni sulla popolazione anziana nella Marca trevigiana elaborate dal coordinatore provinciale di Cittadinanzattiva, Giancarlo Brunello.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrevisoToday

Il coordinamento trevigiano di Cittadinanzattiva il 18 ottobre scorso ha partecipato a Palazzo Rinaldi alla tavola rotonda organizzata da “Telefono Amico Treviso" in occasione dei suoi 25 anni di attività.

Tema dell'incontro era “La Solitudine: conoscenza e solidarietà". Il contributo di Cittadinanzattiva, curato dal coordinatore provinciale Giancarlo Brunello, riguardava la solitudine degli anziani. «Compito affidatoci poiché dell'accoglienza e accudimento degli anziani e delle persone disabili abbiamo una consolidata e qualificata esperienza. Il lavoro quotidiano nei Tribunali del Diritto del Malato, fra i quali quello di Treviso, insieme al Coordinamento delle Associazioni dei Malati Cronici Veneto, ci danno infatti la garanzia, la conoscenza e le competenze necessarie per occuparcene. Durante l'incontro abbiamo riportato i dati dell'indagine 2018 sul tempo degli anziani nelle case di riposo e in famiglia (report “Il mio tempo”, curato da Cittadinanzattiva, su un campione trevigiano). Trecento persone, fra anziani e loro famigliari, hanno raccontato la loro esperienza. Sono anziani e disabili che hanno la necessità, malgrado le loro intenzioni, di essere accuditi e assistiti nei loro bisogni, anche i più elementari. In generale, sia i familiari che gli accuditi, hanno espresso un giudizio negativo sul trattamento a livello umano e delle relazioni interpersonali, mentre riconoscono valida e accettabile la parte dell'accudimento e della cura sanitaria».

Nella sola provincia di Treviso gli anziani over 65 sono circa 195mila, su una popolazione di 887.8O6 (dati al 31 dicembre 2018). Di questi, circa 40/45mila hanno bisogno di accudimento. Per loro c'è la disponibilità di accoglienza nelle strutture pubbliche e private, nella provincia, per sole 27mila persone. Tutti gli altri devono arrangiarsi con l'aiuto della famiglia, dove c'è, oppure aiutati (“meglio dire, spesso abbandonati”) alle cure delle badanti oppure fare come meglio possono. Secondo Giancarlo Brunello, coordinatore trevigiano di Cittadinanzattiva, tutte queste persone anziane sono dei “portatori sani di solitudini”. Qui il livello di "solitudini" non è solo alto, ma anche diffuso. Per affrontarla, e va affrontata perché oramai siamo a livelli sociali inaccettabili e con grandi costi economici, va data risposta alla loro dichiarata ed univoca richiesta: che è quella di parlare, di raccontare le loro storie e di vivere il territorio con le sue genti. Il convegno di Telefono Amico Treviso chiedeva ai relatori, oltre alle analisi e alla preposizione dei problemi, delle proposte concrete. Cittadinanzattiva non si è sottratta alla richiesta ed ha presentato tre proposte. 1) La festa del 2 ottobre, quella dedicata ai nonni, così com'è concepita oggi, serve a poco (anzi, forse a nulla). Andrebbe trasformata in una giornata dell'ascolto. Con un unico obiettivo: i vecchi parlano e gli altri ascoltano. 2) Nelle Università della Terza Età e in quelle Popolari bisognerebbe aumentare il tempo e le modalità dell'ascolto riservato oggi alle persone che partecipano ai corsi. Si organizzino (o si raccordino) le strutture di queste realtà anche con le Case di Riposo e con i grandi Circoli Anziani. In diverse strutture di accudimento, per esempio quelle gestite dalle IPAB, le organizzino internamente. Queste dovrebbero baricentrarsi per favorire le pratiche dell'ascolto. Obiettivo che si potrebbe affidare anche alle scolaresche che vanno in visita nelle strutture per anziani. Tutte queste attività, superando le ovvie difficoltà, andrebbero pensate anche a favore delle persone anziane accudite in casa. 3) Va qualificato "il tempo" degli anziani nelle case di riposo e nelle loro case. Oggi è decisamente tempo sprecato e di una inedia totale. Si potrebbero ad esempio realizzare delle iniziative di scrittura, organizzare piccole biblioteche con iniziative culturali. Oggi questo spazio, oltre ad essere di scarso interesse e stimolo, è organizzato al piacere di chi accudisce, escludendo di fatto gli anziani nella scelta e quindi nella loro partecipazione. Diversi di loro dicono che le iniziative che si fanno a loro non interessano. Più difficile, ma non impossibile, è anche la situazione nelle abitazioni.

Tutto questo andrebbe fatto con una rete di volontari in accordo con le direzioni delle case di riposo e gruppi di famiglie. Queste andrebbero coinvolte con il metodo del "welfare generativo" (“io do una cosa a te e tu ricambi con qualcosa per me”). Servirebbe anche a recuperare la pratica dell'affido/abbandono da parte delle famiglie dei loro vecchi all'accudimento in casa di riposo (“io pago la retta, quindi arrangiati”). Va ricordato che il vero valore di queste iniziative è la disponibilità degli ascoltatori (i vecchi, per intenderci). Infine Cittadinanzattiva ha proposto, in riferimento ad un protocollo di collaborazione in essere con "Telefono Amico" di pensare, insieme, ad un servizio di ascolto, telefonico, per il mondo delle carceri (carcerati, loro familiari, polizia penitenziaria e collaboratori carcerari). In questo progetto si potrebbero inserire anche le vittime di atti criminali, nel concetto della Giustizia riparativa, sulla quale Cittadinanzattiva, insieme ad altre associazioni del mondo non profit, sta lavorando da qualche tempo.

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