Agricoltura, servono lavoratori: «Chiamate chi prende il reddito di cittadinanza»

E' la proposta di Luigi Susin, imprenditore ed esponente politico di Fratelli d’Italia. Secondo Coldiretti è a rischio più di un quarto del Made in Italy per la mancanza di lavoratori

Gli ultimi dati evidenziano come al settore agricolo manchino circa 370mila lavoratori stagionali e rischia di rimanere fermo per mancanza di manodopera. I percettori del reddito di cittadinanza, un esercito di 2milioni e 365mila persone, potrebbe coprire ampiamente tale richiesta.

Secondo Coldiretti con il blocco delle frontiere è a rischio più di un quarto del Made in Italy per la mancanza di lavoratori. Per Confagricoltura attualmente siamo in un momento cruciale: servono con urgenza almeno 250mila persone. Luigi Susin, imprenditore ed esponente politico di Fratelli d’Italia chiede: «Perchè non impiegare nei campi i fruitori del Reddito di cittadinanza? Lo sostengo da settimane. E' forza lavoro, attualmente non produttiva che potrebbe essere arruolata per far fronte alla crisi dell'agricoltura sperando che chi prende il reddito di cittadinanza non preferisca rimanere ancora sul divano». La proposta di Susin è quella di far lavorare chi percepisce il reddito di cittadinanza a sostegno del settore agricolo oppure per utilizzare queste persone per sanificare gli ambienti ed i locali della pubblica amministrazione, per pulire le scuole, uffici, negozi.

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«Ecco la mia proposta - continua Susin – mettiamo i percettori del reddito di cittadinanza a lavorare dato che già dovrebbero fare i lavori socialmente utili a favore dei propri comuni di residenza. Non dico di far fare loro lavori pericolosi o che necessitano particolari competenze, ma mansioni generiche che qualsiasi lavoratore non specializzato sarebbe in grado di svolgere». E lo stesso Susin stila una lista degli impieghi da destinare ai percettori del reddito: braccianti in agricoltura, sanificare strade, scuole ed uffici, curare il decoro degli edifici pubblici. «Chi raccoglierà i prodotti della nostra terra? E se non vengono raccolti come potranno arrivare nei supermercati e sulle nostre tavole? L’agricoltura è un’eccellenza italiana e non può essere demandata a personale improvvisato. In periodi di crisi si devono operare scelte decise e che, per quanto non ottimali, possano aiutare tutta la collettività. Impegnare i percettori del reddito di cittadinanza è un dovere perché solo attraverso il lavoro si conquista e si difende la propria dignità. E oggi tutti sono chiamati a fare il proprio dovere per l’Italia e per gli italiani. E per quanto tutto il reddito di cittadinanza andrebbe rivisto ora è il momento di dare un minimo di senso al provvedimento» conclude l'imprenditore.

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