L'avvertimento di Calesso: «Treviso non diventi una Disneyland dei poveri»

Vedendo la statua "cantante" di Del Monaco, la Loggia incantata, le decorazioni alla sfera Benetton e le mille luci in città, Calesso pensa che la giunta abbia perso il buon gusto

La loggia dei cavalieri addobbata per Natale

«Giusto festeggiare il Natale e il nuovo anno in città ma nel limite del buon gusto». Luigi Calesso di Coalizione Civica torna all'attacco della giunta Conte su uno dei punti che in queste settimane hanno riscosso più consensi tra i trevigiani, vale a dire i preparativi per il Natale in città.

«Il 2018 - secondo il politico trevigiano - oltre all’exploit musicale della statua musicale di Mario Del Monaco in piazza Borsa, ha registrato il ritorno delle palline da albero di Natale sulla sfera di Benetton in via Roma, l’illuminazione quanto meno “azzardata” della Loggia dei Cavalieri e l’enfasi per luminarie, alberi natalizi in piazza e nei quartieri con relative accensioni multiple (quelle nelle periferie nella maggior parte dei casi non hanno riscosso grande successo di pubblico, a dire il vero), riprese video con il drone. Confermata anche la scritta luminosa “Natale in borgo” che “oscura” la bellezza di porta Santi Quaranta e potremmo ricordare anche le visite ai “tesori nascosti” di Ca’ Sugana con la guida di sindaco o assessore. Ora, tra conferme e nuove “iniziative”, tra invasione di luci natalizie e alberi sui social degli amministratori e ore di dibattito in consiglio comunale non sulla “questione luminarie” ma sui particolari delle medesime, a me pare che si delinei una sorta di “tendenza Disneyland” di questa amministrazione e che neppure l’opposizione consiliare ne abbia ben compreso la portata e la pericolosità. Noi di Coalizione Civica - afferma Calesso - abbiamo già evidenziato come questa amministrazione abbia già messo in discussione la rete dei festival (ad esempio con il  pesantissimo taglio del contributo comunale al festival SoleLuna) e che l’attuale Giunta abbia una concezione “originale” della programmazione culturale.

Mi sembra, in particolare - prosegue Calesso - che questa Giunta (maggioranza consiliare consenziente o, più spesso, silenziosa) tenda alla spettacolarizzazione di tutto ciò che caratterizza la città, in particolare delle sue peculiarità artistiche e storiche che diventano sfondo di luci, “panorama pittoresco” e, altrettanto ovviamente, perdono il loro valore di opera d’arte di pezzo della storia della città. Questa banalizzazione da “Disneyland di provincia” mi pare non solo irrispettosa del patrimonio culturale della città ma anche del tutto fuori luogo rispetto al tipo di attrattività turistica che Treviso può esercitare in Italia e fuori dall’Italia. Visitatori e turisti vanno a Disneyland se vogliono quel tipo di “attrazioni”, se vengono a Treviso o pensano di venirci è per ammirare delle opere d’arte, camminando tra case affrescate, canali, logge e mura quasi in punta di piedi, non certo per subire l’invadenza di luci natalizie ad ogni pie’ sospinto. Ecco - conclude Calesso - a me pare che in questo sfavillio freddo e artificiale di luci e alberi, in questa atmosfera che rischia di intristire per la propria banalità più che di rallegrare non ci sia alcuna “programmazione culturale”, alcuna valorizzazione di ciò che di unico la città può offrire perché “sfortunatamente” Treviso è una città d’arte e non un divertimentificio. Far conoscere questa città d’arte, farla visitare ed apprezzare, approfondirne la conoscenza attraverso la ricerca scientifica: questi sono i compiti di un’amministrazione cittadina, non certo quello di tentare di trasformare Treviso in una sorta di Disneyland dei poveri». 

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Commenti (1)

  • Si, una Disneyland dei poveretti, la cultura è trasformata in pubblicità, si vende sotto forma di spettacolo la città, gli spazi, è la tendenza manageriale di questi tempi

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