Maxipolo Amazon di Casale: «Uno spreco di territorio inaccettabile»

Lettera aperta di Gigi Calesso e Deborah Marcon per Il coordinamento provinciale di Treviso de Il Veneto che vogliamo

Un pacco di Amazon

L’approvazione da parte della giunta municipale di Casale sul Sile del piano urbanistico per un polo logistico dell’estensione di 500.000 metri quadrati rappresenta, a nostro avviso, una scelta inconcepibile in una provincia che ha già un livello di consumo di suolo molto elevato (ben più alto della media nazionale e tra i più alti in Veneto) e in cui sono disseminati almeno 2.000 capannoni vuoti, molti dei quali realizzati grazie agli sciagurati sgravi fiscali voluti dal ministro Tremonti. Se il progetto arrivasse a compimento saremmo di fronte a uno scempio di proporzioni probabilmente mai viste nella Marca. Ovviamente, la presunta contropartita di questa enorme colata di asfalto e cemento su un’area ora verde sarebbe quella dello sviluppo economico e della conseguente occupazione.

Ci chiediamo, però, quale sia la sostenibilità per il nostro territorio, a livello sociale ed economico, di  questo presunto sviluppo e delle sue possibili, ma non certe, ricadute occupazionali. Se nell’area l’insediamento principale sarà quello di Amazon (come sembra estremamente probabile) siamo certi che non ne risentiranno negativamente commercianti, artigiani e piccoli imprenditori della zona? Che tipo di qualità del lavoro assicura la multinazionale dell’e-commerce che è stata molte volte al centro di contestazioni da parte dei lavoratori per le condizioni in cui dovevano lavorare? Quale durata del lavoro nel tempo può essere garantita da una multinazionale che sta sperimentando tutti i possibili strumenti di automazione per lo smistamento e la consegna dei pacchi? Il giorno in cui i magazzini di Amazon fossero robotizzati (e non è detto che questo traguardo sia molto lontano nel tempo) che cosa rimarrebbe delle centinaia di posti di lavoro “sventolati” oggi per giustificare una operazione drammatica sul fronte della salvaguardia del territorio? Che impatto avrà sulla viabilità della zona un insediamento che sarà caratterizzato da un viavai continuo di autocarri, furgoni, autoveicoli? Quale incremento di inquinamento atmosferico comporterà questo aumento della circolazione?

Questi aspetti del progetto ci fanno dire che siamo di fronte ad uno spreco di territorio inaccettabile giustificato da una prospettiva di sviluppo insostenibile per il tessuto sociale, economico, urbano in cui il maxi-polo dovrebbe inserirsi. Ma riteniamo anche che vi sia un aspetto della vicenda che chiama direttamente in causa la Regione Veneto e, in particolare, la legge cosiddetta sul “contenimento dell’uso di suolo”. Se è vero, infatti, che l’amministrazione comunale di Casale sul Sile, come sembra, sarà in grado di dimostrare che il progetto non confligge con la normativa regionale, sarà evidente che la legge sul consumo di suolo della Regione Veneto è del tutto inefficace. Secondo la legge regionale sul consumo di suolo, infatti, nel comune di Casale sul Sile si possono consumare fino al 2050 non più di 87.000 metri quadrati di suolo, contro i 500.000 sui cui dovrebbe svilupparsi il maxi-polo logistico. Se, grazie alle deroghe di cui la legge è infarcita, l’amministrazione di Casale potrà dimostrare che l’operazione non viola la normativa regionale, sarà evidente che quella della Regione Veneto sul consumo di suolo non è una legge cha salvaguarda il territorio ma solo una “foglia di fico” che permette alla speculazione edilizia, al cemento e all’asfalto di avanzare indisturbati nel territorio già pesantemente compromesso della nostra regione. Non è questo il modello di sviluppo che vogliamo, non è questo il futuro che vogliamo per la nostra terra, non è questo il Veneto che Vogliamo.

Gigi Calesso e Deborah Marcon

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