Coalizione Civica vuole vietare ai fascisti le piazze di Treviso

Delibera di iniziativa popolare da parte del movimento civico trevigiano, indignato per il regolamento di polizia urbana proposto dal sindaco Conte. Una proposta che fa discutere

In foto l'ultima manifestazione di Coalizione Civica in Piazza Borsa contro il razzismo

«La nostra risposta alla proposta di modifica del regolamento di polizia urbana con cui, in nome del "decoro" l'attuale maggioranza vuole ridurre la fruizione dei luoghi della città è un'altra modifica regolamentare, quella al Regolamento comunale delle sale pubbliche (che viene "allargato" agli spazi pubblici) con l'obiettivo di dotare il Comune di Treviso di uno strumento regolamentare che permetta di vietare l'utilizzo di sale e spazi comunali a organizzazioni neofasciste e neonaziste».

A dirlo sono i rappresentanti del movimento politico trevigiano Coalizione Civica all'indomani della proposta di modifica del regolamento di polizia urbana a Treviso. «Noi riteniamo - affermano gli esponenti del movimento - che non vi sia nulla di più indecoroso di vedere nelle strade e nelle piazze della nostra città lo sventolio di bandiere con croci uncinate o manifesti con slogan razzisti e xenofobi. Contro questa offesa al decoro della città proponiamo la modifica del regolamento per evitare che queste situazioni possano ripetersi. Lo strumento che utilizziamo è quello della proposta di delibera di iniziativa popolare introdotta dall'amministrazione Manildo: nei prossimi giorni presenteremo al presidente del Consiglio comunale la proposta di delibera (corredata delle prime 50 firme) per la verifica della sua ammissibilità. Successivamente alla conferma dell'ammissibilità del testo avremo due mesi di tempo per raccogliere 500 firme di elettori trevigiani a sostegno della proposta di delibera. Una volta consegnate le firme, il regolamento prevede tempi certi per l'esame e la delibera del Consiglio Comunale in merito». La proposta di Coalizione Civica si caratterizza per: i riferimenti a normative sovraordinate che escludono chiaramente la possibilità per le organizzazioni neofasciste di svolgere attività propagandistiche e per la sua caratteristica di inserimento del divieto in un regolamento comunale, diversamente da quanto finora fatto a Milano, Torino, Bologna e in altre città dove sono stati approvati ordini del giorno del Consiglio comunale o atti di indirizzo della Giunta ma in nessun caso, almeno finora, sono stati modificati i regolamenti comunali.

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