Colline Prosecco candidate Unesco: «Integrazione per una valutazione più giusta»

Le deputate venete del Gruppo Misto Sara Cunial e Silvia Benedetti, insieme alla consigliera regionale del Veneto Patrizia Bartelle. Le colline trevigiane continuano a far discutere

Foto d'archivio

«Ci uniamo a Pan Italia che ha consegnato ad Unesco un plico contenente dettagliata documentazione relativa alle criticità connesse alla coltivazione dei vitigni utilizzati per realizzare il Prosecco». 

Con queste parole le deputate venete del Gruppo Misto Sara Cunial e Silvia Benedetti insieme alla consigliera regionale del Veneto Patrizia Bartelle (Italia in Comune). Quest’ultima precisa: «Alla consegna della documentazione, avvenuta venerdì 28 giugno scorso presso la sede Unesco di Venezia, ho partecipato di persona insieme ad una delegazione di Pan Italia». «Non siamo contrarie a che le Colline del Prosecco siano considerate un patrimonio dell’umanità - aggiungono Cunial, Benedetti e Bartelle - ma riteniamo fondamentale che chi è chiamato a fare questa valutazione abbia a disposizione tutte le informazioni possibili, non solo quelle relative ai ‘pro’ ma anche quelle che spiegano i ‘contro’. È importante che in un’operazione del genere siano salvaguardati l’ambiente, le persone e le piccole realtà vitivinicole locali e che non ci sia uno sbilanciamento verso le grandi aziende che operano in questo territorio. Sottoscriviamo quindi con convinzione - aggiungono Cunial, Benedetti e Bartelle - l’appello delle centinaia di associazioni e comitati, come Pan Italia, che in questi giorni stanno chiedendo alle 21 Nazioni del World Heritage Committee Members, che si riuniranno a Baku per le assegnazioni delle Candidature Unesco 2019, di non chiudere gli occhi di fronte al gravissimo problema sociale e sanitario generato dall'uso di prodotti fitosanitari nei vigneti di Prosecco, della monocoltura e del continuo suo espandersi. Infatti la monocultura dei vitigni destinati alla produzione del prosecco ha invaso ogni spazio disponibile e le proteste aumentano di giorno in giorno. Addirittura si sono registrati casi di spandimento di prodotti fitosanitari a ridosso di scuole e centri abitati e cresce nei soggetti esposti il timore che ciò possa provocare l’insorgenza di patologie anche gravi. Un riconoscimento come quello di Unesco - concludono Cunial, Benedetti e Bartelle - dovrebbe essere assegnato ad un territorio in cui convivono in armonia e in modo sostenibile cittadini, coltivazioni e paesaggio ma non ci pare proprio che qui, per ora, sia così».

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