Nasce il comitato "Prima i Trevigiani" ed è subito blitz contro business immigrazione

Nella tarda serata di lunedì i militanti hanno affisso diversi striscioni in tutta la provincia per protestare contro l'accoglienza data ai clandestini

Due foto del blitz notturno

TREVISO Con un'azione dimostrativa nella tarda serata di lunedì, consistente nell'affissione di sette striscioni in altrettanti punti della Provincia di Treviso, si è voluta sancire la nascita del nuovo comitato di cittadini dall'emblematico nome “Prima i Trevigiani”. Gli striscioni sono stati affissi nei punti chiave di quello che è "nient'altro che uno sporco business, e cioè quello dell'accoglienza dei clandestini che quotidianamente arrivano nella provincia trevigiana. I punti scelti per l'azione sono tutti tristemente famosi", e cioè la caserma Zanusso di Oderzo, la caserma Serena di Dosson, l'hotel Dalle Nogare di Motta di Livenza, il Ferrotel di Treviso, il b&b Le Magnolie di Zerman e due punti individuati come possibili nuovi centri di accoglienza, ossia l'ex hub di via Cà Zane a Resana e l'ex istituto Fleming di Treviso.

Con questi striscioni il Comitato ha voluto intervenire sull'argomento immigrazione, facendo sapere la propria posizione in merito, e cioè che "è ora di finirla con questo falso buonismo di chi accoglie indiscriminatamente tutti questi immigrati che non scappano da nessuna guerra, ma servono solo a riempire le casse di qualche cooperativa. Questi migranti economici costano alle casse dello Stato centinaia di milioni di euro ogni mese. Pensiamo che solo per gli ospiti della caserma Serena di Dosson vengono spesi, si legge sul sito della Prefettura di Treviso, poco più di 7 milioni di euro al mese, fondi che potrebbero benissimo essere investiti per migliorare le condizioni di vita di molte famiglie trevigiane in evidente difficoltà economica, ma anche per migliorare la situazione della sicurezza della nostra provincia, visto il periodo buio che sta vivendo ultimamente" hanno dichiarato i vertici del movimento.

"La nostra idea - continuano i militanti - è che i cinque centri già esistenti debbano essere dismessi subito, e l'altissima percentuale di immigrati ospiti che non possono avere lo status di rifugiato, deve essere immediatamente riportata nei paesi d'origine. Mentre per quanto riguarda l'hub di Resana e l'istituto Fleming di Treviso ci auguriamo che non vengano trasformati in centri di accoglienza, altrimenti saranno i cittadini stessi a scendere in strada per rendere impossibile questa scelta. In un momento di difficoltà economica vissuto dalla provincia trevigiana, è logicamente impossibile accogliere migliaia di immigrati, senza sapere che futuro potergli dare, visto che anche ai nostri figli non possiamo promettergli una sicura stabilità, sociale ed economica".

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