Crisi, Muraro: "Ripartire dai territori, non da chi ha contribuito a deficit"

Il parere del presidente della Provincia Leonardo Muraro sulla via di uscita dalla crisi. Non senza qualche stoccata al governo centrale

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrevisoToday

L’esperienza del Governo del nostro Paese dell’ultimo anno ci richiama ad un ritorno all’ABC della politica, intesa come riscoperta dei valori fondanti della stessa, non come il trio (Alfano, Bersani e Casini) che oggi sostiene il Governo dei tecnici, che dibatte al suo interno sulla migliore legge elettorale, senza alcuna soluzione, su teorie economiche per la crescita e lo sviluppo per poi avallare, a colpi di voti di fiducia, i decreti legge che stanno mettendo in ginocchio definitivamente il nostro territorio.

Dobbiamo tornare a quei valori della politica che ci riportino ad interpretare e tradurre in atti concreti i bisogni e le aspettative della nostra gente. Non può essere credibile chi, dopo decenni di permanenza in Parlamento, discute sulle soluzioni per ridurre il deficit o per rilanciare la ripresa, senza alcuna riflessione sulle responsabilità che ci hanno condotto all’attuale crisi.

Quelli che come Fini o Casini, siedono in Parlamento da 27 anni o come Bersani da 14 o Berlusconi e Alfano, con quale credibilità possono offrire adesso nuovi modelli di governo? E sono gli stessi, gli ABC, che hanno sostenuto il Governo dei tecnici, che ha imposto tasse e tagli che nulla hanno prodotto se ancora oggi la Banca d’Italia ci attesta valori record del debito pubblico; sono coloro che a parole difendono le autonomie e i territori, ma che hanno votato provvedimenti che ci riportano indietro di decenni, al peggiore centralismo, principale responsabile del debito pubblico.

Per decenni, abbiamo assistito a tentativi di ridurre la spesa pubblica, tutti andati a vuoto. Non è allora forse il caso che la classe politica attuale faccia una “spending review” tra le proprie fila, iniziando a tagliare quello che ormai non serve più per proporre invece una visione nuova del futuro del paese?

Ma soprattutto, la rinascita della Nazione deve partire non più da un Parlamento distante dalla gente, ormai svuotato di autorevolezza dopo questi anni di insuccesso, bensì dai territori, dalle identità territoriali che devono avere sempre maggior voce in capitolo nelle scelte dell'Italia.

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