Separazioni: «Il ddl Pillon crea più problemi di quanti ne risolve»

Luigi Calesso di Coalizione civica commenta con parole dure il nuovo disegno di legge del Governo in maniera di separazioni affermando che crea problemi soprattutto alle donne

In foto il senatore Pillon

Il movimento Mantenimento diretto per l'uguaglianza genitoriale ha promosso nei giorni scorsi una raccolta firme a Treviso che, di fatto, esprime sostegno al disegno di legge 735 del senatore Pillon sul ruolo dei genitori rispetto ai figli dopo le separazioni.

«Non conosco le ragioni di questo Movimento e non escludo che la normativa vigente in materia nel nostro Paese possa essere migliorata ma è certo che il disegno di legge del parlamentare leghista è una risposta totalmente inadeguata, palesemente sbagliata - commenta Luigi Calesso di Coalizione civica - Non a caso, infatti, se da un lato si raccolgono firme a favore dell'approvazione del disegno di legge, dall'altro sabato prossimo a Roma le associazioni femminili manifesteranno proprio contro questa proposta. In nome del principio delle "bigenitorialità perfetta" il ddl prevede che non esista più il genitore "collocatario"  (nella maggioranza dei casi la madre) del figlio o dei figli a cui l'altro genitore versa ogni mese una cifra stabilita per il mantenimento del figlio o dei figli. Secondo la proposta Pillon - prosegue Calesso - ogni bambino dovrà avere il doppio domicilio (presso ciascuno dei genitori) e il suo tempo dovrà essere diviso a metà tra gli ex-coniugi e, quindi, saranno divise a metà anche le spese  per il sostentamento dei figli. Si tratterebbe di una previsione equa se i redditi tra i genitori fossero simili: in un Paese in cui l'occupazione femminile non arriva al 50%, invece, è evidente che la nuova disciplina peserà sulle madri. Spesso, infatti, è proprio alla nascita dei figli che le donne abbandonano il posto di lavoro e, in molti altri casi, lo fanno per sostenere il lavoro di cura e sgravarne il marito che può così dedicarsi alla carriere professionale - si chiede Calesso - Come potrà una donna che ha abbandonato il lavoro concorrere alla metà delle spese di sostentamento dei figli dopo la separazione? E' evidente che l'effetto della riforma sarà quello di rendere molto più difficile per le donne che si trovano in questa condizione economica decidere di chiedere la separazione dal marito, anche nel caso in cui proprio la separazione sia l'unico modo per sfuggire alle violenze domestiche che ancora troppe donne subiscono nel nostro Paese.

Dal punto di vista dei figli - prosegue il politico trevigiano - la "bigenitorialità perfetta" significa che dovranno passare da una casa all'altra ogni mese o forse ogni settimana e non pare che questo sia il modo migliore per garantire loro una crescita equilibrata. E' proprio sul fronte dei diritti dei figli di genitori separati che il disegno di legge evidenzi gli aspetti peggiori, in barba al principio “best interest of the child” (miglior interesse del fanciullo) che pur ricorre largamente nella relazione accompagnatoria alla proposta e all'obiettivo che tutti i tribunali si pongono in caso di separazione, quello di limitare il più possibile la ricaduta sui figli della decisione dei genitori. Il disegno di legge, infatti, prevede all'art. 11 che i figli minorenni di genitori separati abbiano diritto al mantenimento secondo  “parametri standard” che non fanno riferimento alle abitudini di vita precedenti dei bambini prima della separazione. Al figlio che frequentava attività sportive, artistiche o di integrazione scolastica quando i genitori stavano insieme non viene garantito il diritto a svolgerle anche dopo la separazione, anche se i genitori sono in grado di sostenerne l'onere economico. E' previsto, inoltre, all'art.15 del disegno di legge che i figli devono essere autonomi entro i 25 anni di età: al compimento di quell'anno in cui viene meno ogni obbligo del genitore separato di mantenerlo, anche nei casi in cui il figlio non trovi lavoro, o stia frequentando un corso di laurea perché ha avuto problemi di salute o perché vuole completare la sua formazione con un master. Poiché la legge (art. 315 bis del Codice civile) prevede per i figli di coppie unite il mantenimento integrale che sono invece mantenuti integralmente nel rispetto delle proprie aspirazioni e abitudini di vita, anche dopo il raggiungimento della maggiore età è evidente che la riforma Pillon creerà una nuova categoria di discriminati, quella dei figli di coppie separate che avranno meno diritti degli altri. E questa disparità di diritti rappresenta uno dei profili di incostituzionalità del disegno di legge che appare - conclude Calesso - come un tentativo maldestro e discriminatorio di ridurre l'autonomia di genitori, giudici e avvocati nella "gestione" della separazione che, al contrario è riconosciuta come uno dei contenziosi giuridici da trattare con la maggiore flessibilità possibile».

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