L'assessore Donazzan al raduno triveneto dei paracadutisti: "Rivendichiamo l'italianità"

La Responsabile Nazionale Lavoro e Crisi Aziendali di Fratelli d’Italia: "Da Governo priorità lontane dagli interessi nazionali. Doveroso far sentire la nostra voce"

Un momento della manifestazione

Domenica mattina a Fontanelle, al raduno Triveneto dell’Anpd'i, erano presente l’On. Luca De Carlo ed Elena Donazzan, Assessore Regionale del Veneto e Responsabile Nazionale Lavoro e Crisi Aziendali di Fratelli d’Italia che ha così esordito: "Da Governo priorità lontane dagli interessi nazionali. Doveroso far sentire la nostra voce rivendicando la nostra italianità". Successivamente, a margine del raduno triveneto dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia, l'assessore ha aggiunto: “Non è un caso se questo Governo, il più a sinistra della storia recente d’Italia, ha calendarizzato alla Camera la legge Boldrini per la cittadinanza facile tra i suoi primi provvedimenti. Ci dimostrano di non avere a cuore le imprese, le famiglie, i connazionali in difficoltà: preferiscono dare massima priorità ad un provvedimento che mira alla sostituzione degli italiani con altri, senza importarsi di dove provengano, che cultura o religione professino, il tutto in nome di un universalismo senza Patria né identità”.

“Abbiamo il bisogno di riscoprire il messaggio della Canzone del Piave, ricostruire un senso di appartenenza con l’orgoglio di sapere che nostri fratelli di sangue cent’anni fa combatterono, seppero sacrificarsi e vincere” continua Donazzan, che conclude: “Abbiamo il dovere di gridare la nostra contrarietà a questo provvedimento che opera contro i nostri stessi interessi nazionali: la raccolta firme promossa da Fratelli d’Italia dal 3 al 6 ottobre nelle maggiori piazze d’Italia sarà un’occasione per alzare la testa, far sentire la nostra voce e rivendicare con orgoglio la nostra italianità”.

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"Questa Italia rischia l’estinzione. E qualcuno vuole la sostituzione di questi italiani con altri, non importa da dove provengano, che cultura o religione professino, in nome di un universalismo senza Patria nè identità. Ius soli, immigrazione selvaggia, un Dio ridotto a carità materiale, la via della Seta o del Qatar, sopra i nostri interessi nazionali...Oggi eravamo nei pressi del Piave - 'il Piave mormorò, non passa lo straniero' - e abbiamo bisogno di riprenderci quel messaggio e ricostruire il senso di appartenenza, l’orgoglio di sapere che nostri fratelli di sangue, tre generazioni fa combatterono, seppero sacrificarsi e vincere. Ricostruiamo quel senso di orgoglio e di appartenenza a partire dal canto del nostro inno nazionale. Cantare l’inno nazionale significa affermare che prima di tutto siamo appartenenti al nostro popolo, fieri di essere italiani, capaci di alzare la testa se qualcuno cerca di sopraffarci, umiliarci, annientarci. Senza il rispetto dei simboli non si può ricostruire una appartenenza. Guardate i Paracadutisti: vengono ammirati per l’ardimento, la fierezza e per lo spirito di corpo, ma va detto che queste caratteristiche vengono dalla loro formazione sotto la naja, in divisa, cantando l’inno nazionale insieme ad altri che da quel momento diventavano fratelli. Senza questi fondamentali, affermati con forza, non avremo mai la possibilità di rialzarci in piedi come popolo.

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