Commemorazione delle stragi di Oderzo e Susegana: il ricordo di Fiamma Tricolore

Il movimento politico della destra trevigiana ha voluto ricordare, a Ponte della Priula e Susegana, l'eccidio di civili da parte dei partigiani a guerra finita

Un momento delle commemorazioni

SUSEGANA Domenica, in occasione delle festività legate all'1 maggio, le sezioni di Treviso, Villorba e Quartier del Piave del Movimento Sociale Fiamma Tricolore hanno presenziato alla commemorazione delle stragi di Susegana e Oderzo durante la Seconda Guerra Mondiale. Il tutto si è svolto alle ore 10.30 presso il cippo funebre a Ponte della Priula e poi la messa presso il sacrario nel cimitero di Susegana. "Abbiamo voluto essere presenti per ricordare e pregare i morti trucidati dai partigiani a guerra finita" hanno dichiarato dal collettivo di destra.

Di seguito la storia di quanto accaduto dalla voce dei presenti - GB Patete - Fed. MSFT Prov. Treviso
"Nell'ultima decade di aprile 1945 in Oderzo erano di stanza i seguenti reparti militari della RSI.Un gruppo di Brigata Nera al comando del commissario prefettizio Martinuzzi Bruno,accantonato nella sede del Fascio sita nella piazza centrale della città; il Battaglione "Bologna" della GNR, comandato dal maggiore Ansaloni, dislocato presso la Villa Bortoluzzi ed il Palazzo Zava; la Scuola Allievi Ufficiali alle dipendenze del Colonnello Baccarani, accasermata presso il Collegio Brandolin. Il 26 aprile, intermediario il primate di Oderzo, monsignore Domenico Visentin, il sindaco di Oderzo, ingegner Plinio Fabrizio, ed il dottore Martin Sergio, per il comitato CLN, vennero in contatto con i comandanti dei reparti militari della RSI, onde trattare la resa dei militari da essi dipendenti. Le trattative durarono due giorni e si conclusero il 28 aprile con la stipulazione di un patto di resa col quale il CXLN dietro consegna delle armi, si impegnava a rilasciare un lasciapassare. Firmata la resa, da parte dei comandanti colonnello Baccarani e maggiore Ansaloni, si era provveduto alla consegna delle armi in dotazione ai reparti e concentrati i militari, graduati ed ufficiali presso i locali del Collegio Brandolin, i componenti del CLN stavano predisponendo i salvacondotti, e già quasi un centinaio di militari aveva lasciato Oderzo, quando sopraggiunse un reparto partigiano, un battaglione della brigata "Cacciatori della pianura", aggregato alla Divisione Garibaldina "Nino Nannetti", affermando di avere giurisdizione anche nella zona di pianura alla sinistra del Piave. Detto reparto, del quale era comandante Venezian Adriano, detto "Biondo", capo di stato maggiore Da Ros Attilio detto "Tigre", e commissario politico Pizzoli Giorgio detto "Jim" assunse funzioni di polizia in Oderzo".

"Il Da Ros Attilio dava così ordini ai componenti del CXLN che nessuno degli appartenenti alle formazioni militari fasciste presenti in Oderzo si allontanasse. Nelle prime ore del 30 aprile, alcuni partigiani capitanati dallo stesso Lorenzonm Silvio detto "Bozambo", prelevarono dalle carceri mandamentali: CXinotti Giovanni, Gagliardi Franco, Foetta Giuseppe, Geminiani Paolo, Zanusso Adolfo, Nespolo Battista e Martino Bruno loro comandante, e dopo un'ora altri sette componenti la Brigata Nera furono prelevati; poi previo sommario processo furono condannati a morte. La sera del 1° maggio, una ventina di partigiani con a capo Lorenzon Silvio, prelevarono 24 detenuti dalle carceri, che, assieme ad altri 80 militi del Battaglione "Bologna" e "Romagna", vennero caricati su due camion, fatti scendere nei pressi del fiume Piave, in località Priula, alcuni pure seviziati, e raccolti presso l'argine del fiume e falciati col fuoco di armi automatiche. L'eccidio si protrasse per quasi tre ore. La notte del 15 maggio, furono prelevati da Collegio Brandolin altri 12 militari della RSI, che, trasportati nel luogo del precedente eccidio, furono uccisi e lasciati sul greto del fiume. I capi dei partigiani si assunsero per iscritto le responsabilità degli eccidi, parlando di "Stato di guerra".  Seguiva l'elenco dei 122 militari soppressi dai partigiani. I dodici militari uccisi, di cui si è asccennato, vennero ammazzati come propriziazione alle nozze del capo partigiano Venezian Adriano, cui i suoi accoliti avevano augurato la nascita di dodici figli. I partigiani responsabili dei massacri di Oderzo, furono condannati a forti pene detentive, ma furono liberati nel 1954, in una delle frequenti amnistie italiane. Furono invitati a Roma e ricevuti da Palmiro Togliatti e Luigi Longo, che li additarono quale esempio alle future generazioni comuniste".

La strage di Revine Lago.
"Questa strage riguardò i seguenti partigiani:Bernardi Angelo,Bernardi Giovanni,Tomio Giovanni,Grava Giuseppe,Piol Vittorio,Chiarel Angelo. Costoro ammazzarono: Mariani Tommaso-Parrini Gino-Mariotti Pier Luigi, ed altri sedici militari rimasti sconosciuti.I partigiani agirono con sevizie sui morituri, rapinando poi i cadaveri. Ci fu un processo, ai responsabili dei massacri, in cui emerse chiara la volontà omicida dei suddetti partigiani, attuata contro esponenti della parte loro avversa, che si erano già arresi, e che quindi dovevano essere trattati secondo le norme del diritto internazionale. Ecco una parte della motivazione, che inchiodò i massacratori alle loro colpe: "I prevenuti ,infatti, operando la notte del 1° maggio 1945 e il mattino del 2 successivo, rispettivamente in Vittorio Veneto, Revine Lago,e Tarzo, il prelievo di numerosi militi fascisti, in precedenza regolarmente e debitamente arresisi alle forze della Resistenza e disponendo altresì l'arbitraria loro uccisione, si sono resi responsabili di fronte a Dio ed agli uomini di un eccidio che non trova giustificazione alcuna in nessuna necessità militare di ordine contingente, nè comunque può essere ritenuto connesso con una qualsiasi forma di lotta politica o di guerra partigiana. Le modalità dell'esecuzione, attraverso le quali emerge con sostranziale concretezza l'esistenza di un elemento intenzionale, determinato ed inequivoco, che ha animato e uniformato l'intera azione delittuosa, rilevano come effettivamente nessuna ragione plausibile di ordine politico sia stata alla base del disegno criminoso, e come invece una ideazione puramente e semplicemente omicida abbia spinto i prevenuti, allo scopo di impossessarsi degli averi dei disgraziati prigionieri, ad uccidere tanto brutalmente e con tanta insensibilità di animo coloro che,ignari,erano stati affidati alla loro custodia".

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