Giorno della Memoria, Zaia: "Non deve essere rito ripetitivo"

Il presidente del Veneto, Luca Zaia, in visita al Ghetto ebraico di Venezia, ha ribadito l'impegno delle Regione a mantenere vivo il ricordo dell'Olocausto nella memoria collettiva

In occasione della Giornata della Memoria, Luca Zaia ha partecipato alla cerimonia tenutasi al Ghetto ebraico di Venezia, alla presenza del presidente della Comunità ebraica, Amos Luzzatto, del vicepresidente, Corrado Calimani e del Rabbino Capo Rav Ghili Benyamin.

“Sui pericoli di derive razziste e violente bisogna mantenere costantemente alto lo stato di attenzione - ha commentato il presidente della Regione Veneto - E ciò vale ancor più nelle fasi storiche segnate da problemi economici, da scenari sociali tutt’altro che rassicuranti come quella che stiamo attraversando".

Luca Zaia, accompagnato dal vicepresidente del Consiglio regionale, Franco Bonfante, ha deposto una corona d’alloro al monumento di Campo del Ghetto Nuovo che ricorda la deportazione degli ebrei veneziani.

La Shoah rappresenta “una ferita, un dolore comune” che ha colpito tutti, ha ricordato Amos Luzzato, che ha invitato a prendere un “impegno solenne perché queste tragedie non avvengano più”. Da parte sua Zaia ha confermato l’impegno del Veneto nel mantenere vivo il ricordo dell'Olocausto, facendolo conoscere soprattutto alle giovani generazioni, anche attraverso un’azione educativa nelle scuole.

“Siamo nel primo e più antico Ghetto d'Europa– ha detto ancora Zaia – del quale 2016 si celebreranno i cinqucento anni di storia, ed è doveroso oggi ricordare due figure dell’ebraismo veneziano vittime dell’Olocausto, veri e propri esempi di resistenza civile: il professor Giuseppe Jona, presidente della comunità ebraica, suicidatosi per non consegnare alla polizia nazifascista l’elenco dei suoi iscritti, e il rabbino Adolfo Ottolenghi”.

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“Il richiamo alla ‘memoria’ – ha concluso Zaia – non può e non deve trasformarsi in un rito ripetitivo, in una celebrazione di prassi, ma in un’occasione per dire esplicitamente che ‘chi tocca un ebreo tocca ognuno di noi’”.

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