«Il Comune di Treviso conceda la cittadinanza onoraria a Liliana Segre»

La proposta arriva dal politico Luigi Calesso che non ha perso l'occasione per criticare il comportamento del sindaco Conte, invitando il consiglio comunale a prendere una decisione forte

In foto Liliana Segre

In questi giorni alcune città italiane, come ad esempio Vicenza, stanno proponendo la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, sia per onorare il suo drammatico passato che per dimostrarle solidarietà contro gli attacchi e le minacce di cui è stata vittima in questi giorni. Il politico trevigiano Luigi Calesso ha preso spunto da queste iniziative per lanciare il suo nuovo appello al Comune di Treviso chiedendo che l'amministrazione guidata dal sindaco Conte le conceda al più presto la cittadinanza onoraria. Qui di seguito riportiamo il suo intervento:

Penso che la Città di Treviso dovrebbe unirsi alle altre amministrazioni che stanno avviando questo percorso, per ribadire che Treviso è città antifascista e per dare un segnale chiaro contro la campagna di odio nei confronti della senatrice Segre, campagna che ha attecchito anche nel nostro territorio. Faccio appello a tutto il consiglio comunale perché faccia propria questa proposta e la concretizzi nel più breve tempo possibile. Ma la concessione della cittadinanza onoraria alla senatrice a vita servirebbe anche a fare chiarezza rispetto alle recenti dichiarazioni del Sindaco di Treviso in merito alla denuncia contro le minacce a Liliana Segre, parole che ricalcano lo stanco copione che da anni recitano i suoi compagni di partito leghisti per negare il problema della inquietante recrudescenza di rigurgiti neofascisti e neonazisti nel nostro Paese, compreso il territorio della Marca: “No a tutte le violenze”, “No alle minacce di tutti i tipi sui social network” e così via generalizzando il problema per non chiamare le cose con il loro nome. Sia e livello nazionale che locale il numero delle violenze, delle aggressioni, degli atti squadristi commessi da neofascisti e neonazisti dimostra inequivocabilmente che: non esiste un problema di “opposti estremismi” perché il numero e la gravità degli episodi registrati a carico dell’estrema destra non hanno paragone nelle violenze attribuibili a nessun altro tipo di organizzazioni politiche; alle nostalgie e alle ideologie fascista e nazista è legata anche la maggior parte delle “campagne” diffamatorie e di minacce che con preoccupante costanza si registrano sui social network; il contrasto al riemergere di dell’ideologia neofascista e neonazista è tutt’altro che anacronistico ma risponde a una esigenza concreta e attuale perché concreta e attuale (nonché in crescita) è la minaccia che viene portata alla convivenza civile e alla vita democratica del nostro Paese.

Di fronte a questo quadro la “neutralità” politica del sindaco di Treviso è la negazione di quella che è una vera e propria emergenza democratica per il nostro Paese, quella del razzismo, della xenofobia, del neofascismo e del neonazismo. Non ci si può del resto stupire dell’atteggiamento del sindaco che è riuscito a intervenire alle celebrazioni del 25 aprile senza usare una sola volta le parole “fascismo”, “nazismo” o “dittatura”, quasi che la Festa della Liberazione fosse la commemorazione di un tanto generico quanto storicamente falso “siamo liberi e vogliamoci bene”. Stupisce, a dire il vero, che le dichiarazioni del sindaco arrivino nel giorno in cui ha partecipato all'inaugurazione alla caserma Cadorin delle lapidi che ricordano gli internati jugoslavi morti tra quelle mura. Forse che quel lager e quelle morti non hanno la loro causa nel regime fascista? Forse anche quelle vittime sono attribuibili a una generica “violenza”? Proprio quella inaugurazione dovrebbe suggerire parole estremamente dure proprio nei confronti del neofascismo. Al contrario, io penso che il dibattito politico di questi giorni nel nostro Paese sulle minacce ricevute da Liliana Segre sia anche l’occasione perché la maggioranza di centrodestra in consiglio comunale a Treviso ripensi alla bocciatura della proposta di delibera popolare con cui centinaia di cittadini trevigiani hanno chiesto che le sale e gli spazi pubblici vengano concessi solo a coloro che sottoscrivono una dichiarazione in cui ripudiano il fascismo e il nazismo. Mi pare che i fatti di questi giorni, dalla vicenda di Liliana Segre al rifiuto del Sindaco di Predappio di concedere il contributo del Comune agli studenti che visitano Auschwitz, dal nuovo incendio alla libreria la Pecora Elettrica a Roma fino alle immagini del Duce sulla facciata restaurata di un edificio in piazza a Zenson di Piave, dimostrino con chiarezza che il neofascismo e il neonazismo sono un problema dei nostri giorni. Mi sembra chiaro che, purtroppo, tentare di confinare il fascismo tra i “ricordi del passato” non corrisponde minimamente alla realtà dei fatti di un Paese in cui trovano ogni  giorno più spazio i rigurgiti degli eredi e dei nostalgici del Ventennio. Anche in questo caso, la decisione del Comune di non concedere sale e spazi pubblici a chi non si dichiara esplicitamente lontano da quelle ideologie non sarebbe una soluzione definitiva al problema, ma certo segnerebbe la distanza tra le istituzioni e chi si richiama all'ideologia del periodo più buio della storia del nostro Paese.

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