Terremoto Pd, Matteo Renzi annuncia l'addio: «Fondo il mio partito»

La decisione dell'ex premier agita il mondo della politica italiana. Per il segretario del Pd di Treviso, Giovanni Zorzi, però le priorità sono altre: «Famiglie, giovani e lavoratori»

L'ex premier Matteo Renzi (Foto d'archivio)

Tanto tuonò che piovve. Matteo Renzi lascia il Partito Democratico per fondare un suo partito. Lunedì sera l'ex presidente del Consiglio ha chiamato l'attuale premier Giuseppe Conte per informarlo sulla decisione presa.

Nella stessa telefonata ha assicurato al presidente Conte che continuerà a sostenere convintamente il governo. Dopo mesi di indiscrezioni, nessuno dubitava ormai che la scissione fosse questione di giorni. Si è rivelato impossibile per Renzi stare dentro ad un partito senza comandarlo. E' la terza scissione nella storia del Pd dopo quelle di Francesco Rutelli (2009) e Pierluigi Bersani (2017). Il senatore di Firenze in un'intervista a Repubblica motiva la sua scelta: «Quello che mi spinge a lasciare è la mancanza di una visione sul futuro». Renzi rivendica il suo operato degli ultimi anni. E annuncia: «I parlamentari che mi seguiranno saranno una trentina, più o meno. Non dico che c'è un numero chiuso, ma quasi». Testa già alla prossima Leopolda, che sarà secondo lui «un'esplosione di proposte». «Voglio passare i prossimi mesi a combattere contro Salvini - dice a Repubblica. E spiega le ragioni di una scelta destinata a cambiare tutto. Ha davvero deciso lo strappo? - I gruppi autonomi nasceranno già questa settimana. E saranno un bene per tutti», dice. L'ex segretario continua: «Zingaretti non avrà più l'alibi di dire che non controlla i gruppi Pd perché saranno "derenzizzati". E per il governo probabilmente si allargherà la base del consenso parlamentare, l'ho detto anche a Conte. Dunque l'operazione è un bene per tutti, come osservato da Goffredo Bettini. Ma questa è solo la punta dell'iceberg. Il ragionamento è più ampio e sarà nel Paese, non solo nei palazzi».

Perché Renzi lascia il Partito Democratico

«Abbiamo fatto un capolavoro tattico mettendo in minoranza Salvini con gli strumenti della democrazia parlamentare - dice Renzi nell'intervista a Repubblica - Ma il populismo cattivo che esprime non è battuto e va sconfitto nella società. E credo che le liturgie di un Pd organizzato scientificamente in correnti e impegnato in una faticosa e autoreferenziale ricerca dell'unità come bene supremo non funzionino più». L'unità che la base del Pd ha sempre chiesto ai dirigenti ora è solo un ricordo lontano. Zingaretti ha fatto di tutto per mantenerla, invano. «Non ho un problema personale con Zingaretti, né lui ha un problema con me - continua Renzi - Abbiamo sempre discusso e abbiamo sempre mantenuto toni di civiltà personali. Qui c'è un fatto politico. Il Pd nasce come grande intuizione di un partito all'americana capace di riconoscersi in un leader carismatico e fondato sulle primarie. Chi ha tentato di interpretare questo ruolo è stato sconfitto dal fuoco amico. Oggi il Pd è un insieme di correnti. E temo che non sarà in grado da solo di rispondere alle aggressioni di Salvini e alla difficile convivenza con i 5 Stelle. Non mi sentirete mai parlare male di Zingaretti, Orlando o Franceschini: a loro mando un abbraccio e auguro buon lavoro. Quando una storia finisce, finisce. Restiamo amici se vi va, ma anche se non vi va per noi non sarete mai nemici'». Lo dice Matteo Renzi a Repubblica. Quanto a Enrico Letta che ha detto 'non posso credere che Renzi vada via perché non c'è un sottosegretario di Pontassieve', Renzi replica: «per rispetto alla sua intelligenza non commento una simile idiozia».

Sondaggi, partito di Renzi al 5%

Secondo un sondaggio riportato dal Corriere della Sera, la nuova formazione di Renzi potrebbe avere il 5-6 per cento dei voti. L'Ansa parla di discussione "infuocata" nella chat dei deputati Pd sulla scissione di Renzi. Dario Franceschini non usa giri di parole: «Nel 1921-22 il fascismo cresceva sempre più, utilizzando rabbia e paure. Popolari, socialisti, liberali avevano la maggioranza in Parlamento e fecero nascere i governi Bonomi, poi Facta 1 poi Facta 2. La litigiosità e le divisioni dentro i partiti li resero deboli sino a far trionfare Mussolini nell'ottobre 1922. La storia dovrebbe insegnarci a non ripetere gli errori».

Il commento del Pd di Treviso

Giovanni Zorzi, Segretario provinciale del Pd di Treviso, commenta con queste parole la presa di posizione di Matteo Renzi e la sua paventata uscita dal Partito Democratico. «È prematura qualsiasi valutazione. Non si conoscono motivi, programmi e soprattutto quale rotta intenda seguire. In questo momento l’urgenza è dare risposte concrete ai cittadini più esposti ai rischi sociali, come le famiglie, i giovani e i lavoratori. Non possiamo mancare la prova del Governo. Questa deve essere la priorità, non la strategia politica. Quando sapremo cosa vuole fare Renzi, allora potremmo esprimere un giudizio vero su questa avventura. Al momento l’agenda delle priorità è assolutamente diversa e parla di territorio, lavoro, scuola, autonomia e sociale».

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