Medico di famiglia ai richiedenti asilo, Acampora: "Manildo scarica tutto su Benazzi"

"Bisogna partire dal presupposto che i richiedenti asilo ospiti nelle strutture di prima accoglienza, i quali saranno profughi solo dopo aver ottenuto lo status, non potrebbero avere il medico di famiglia perché ne ha diritto solo la popolazione residente iscritta all'anagrafe"

TREVISO Davide Acampora, consigliere comunale di Treviso, sentite le dichiarazioni di martedì del Sindaco Giovanni Manildo sulla questione dell’assegnazione di un medico di famiglia ai richiedenti asilo, ha affermato che quest'ultime meritino alcune precisazioni per far comprendere meglio qual è la causa di questa situazione: "I richiedenti asilo ospiti nelle strutture di prima accoglienza, i quali saranno profughi solo dopo aver ottenuto lo status, non potrebbero avere il medico di famiglia perché ne ha diritto solo la popolazione residente iscritta all'anagrafe. Il sindaco Manildo, fino alla fine del 2016, ha deciso però di iscrivere all’anagrafe del Comune i richiedenti asilo ospitati presso la caserma Serena, ne ha iscritti circa 400, salvo poi fare retromarcia quando altri Comuni hanno sollevato dubbi circa l’esistenza di un obbligo a provvedervi", ha commentato Acampora. Inoltre, ha incalzato il consigliere, "le iscrizioni fatte fino a fine anno sono la vera causa del problema, patata bollente che Manildo lascia al Direttore Generale dell’Ulss 2 Francesco Benazzi che ora non ha certo il potere di privare del medico di base quelle persone e che deve contestualmente gestire un problema che non dipende da lui". 

"Il Sindaco annuncia di avere la soluzione e di essere pronto ad aderire al modello dello SPRAR affermando di essere certo che, in questo modo, a Treviso ci sarebbero non più di 208 migranti in luogo dei 750 di oggi ma, francamente, questo appare davvero difficile da credere -continua l'esponente di Fratelli d'Italia - Lo SRAR infatti non sostituisce i centri di prima accoglienza e nessuna norma impedisce che il numero di migranti da accogliere in ciascun Comune con tale programma possa essere aumentato a seconda delle necessità del Governo, che lo ha già ripetutamente aumentato, così come non garantisce che nei comuni aderenti allo SPRAR non rimangano anche i centri di prima accoglienza o straordinari come quelli delle caserme".

"Facciamo notare poi che l’adesione allo SPRAR comporterebbe necessariamente la concessione dell’iscrizione anagrafica ai richiedenti asilo perché, in questo caso, la legge lo prevede espressamente - chiosa Acampora - Speriamo pertanto che il sindaco, prima di pentirsi, come ha fatto iscrivendo i migranti dei centri di prima accoglienza senza verificare se doveva effettivamente farlo, valuti con più attenzione se aderire allo SPRAR". Infine, anche Lara Corte, consigliere comunale di maggioranza nel comune di Oderzo, è intervenuta sulla questione: "Il paradosso è che questo Stato, e ne abbiamo la prova proprio a Treviso, si occupa di accogliere e dare un tetto a soggetti che non sappiamo se verranno riconosciuti davvero profughi mentre lascia per strada tutti quei soggetti che lo status lo hanno ottenuto che non hanno più alcun diritto a stare nei centri di accoglienza".

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