Pedemontana, il PD attacca Zaia: «Si faccia chiarezza sulla viabilità complementare»

Matteo Favero: «Il timore è che sostanzialmente l'opera sia così e rimarrà in questo stato, calata con forza nel territorio veneto»

I lavori sulla Malo-Vadastico

Chiarezza sulla viabilità complementare alla Superstrada Pedemontana Veneta e su come mitigare l’impatto dell’infrastruttura a livello ambientale. A richiederlo al governatore Luca Zaia, alla vigilia dell’apertura della tratta Malo-Valdastico, sono gli esponenti trevigiani del Partito Democratico. «Zaia ha segnato la sua vicenda politica con quest’opera – afferma Giovanni Zorzi, segretario provinciale Pd a Treviso - Ora ascolti le richieste degli amministratori, coloro che poi saranno chiamati in prima persona a gestire i dividendi negativi di questo progetto faraonico, tra traffico, inquinamento e ulteriore spreco di suolo. Chiediamo chiarezza sul destino di tutte quelle opere che potrebbero permettere a questa infrastruttura di avere un senso per le nostre comunità, pretendiamo che si dia seguito agli indispensabili interventi di mitigazione ambientale e si paghino fino all’ultimo centesimo gli indennizzi a tutti gli espropriati». 

«Visti tutti i problemi sorti nel tempo collegati al progetto prima e alla prosecuzione dell’opera poi, la Superstrada Pedemontana è un modello da prendere ad esempio su come non si deve mai fare un’opera pubblica – attacca Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico - Mi riferisco alla mancanza di trasparenza sulla convenzione, al rischio di impresa spostato dal privato alla Regione, alla Via eseguita a pezzi e parzialmente, all’esborso da parte della Regione di oltre 12 miliardi in 39 anni, all’esborso della Regione di 300 milioni di euro non previsti e recuperati coi tagli trasversali al bilancio, alla mancanza dei fondi per tutte le opere complementari che sta mettendo in difficoltà i comuni ed infine ai troppi incidenti nei cantieri compresi i diversi crolli del vicentino. Per i futuri bilanci regionali, se non ci saranno gli ottimistici flussi di traffico previsti dalla giunta Zaia e i conseguenti introiti di pedaggi nelle casse della regione, per i veneti questa sarà un’opera che rischia di drenare centinaia di milioni di fondi pubblici, perché al privato è stata sciaguratamente assicurata un’entrata annuale definita e sicura».

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Matteo Favero, responsabile ambiente e infrastrutture della segreteria provinciale Pd Treviso, sottolinea come sia «necessario dare a cittadini e imprese certezze sul cronoprogramma di apertura dell’intera opera e rassicurazioni sulla viabilità complementare, ovvero costruire solo quella necessaria, sperimentando caselli ad infrastruttura leggera per consumare meno suolo e agevolare così il pagamento elettronico». Chiude Oscar Borsato, delegato della segreteria provinciale al governo del territorio: «Ricordo che già mesi fa, le dichiarazioni dell'Assessore De Berti erano state categoriche: ‘non ci sono più i fondi per le infrastrutture secondarie e per le semplici bretelle di collegamento aggiunge’. Il timore è che sostanzialmente l'opera sia così e rimarrà in questo stato, calata con forza nel territorio veneto»

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