Insulti razzisti a Ponte di Piave: «Le responsabilità sono della politica»

Luigi Calesso commenta l'episodio di razzismo avvenuto a Ponte di Piave ai danni di un operaio senegalese che, dopo aver chiesto un'informazione, si è sentito rispondere: «Negro, vai a casa»

Gravissimo episodio di razzismo a Ponte di Piave dove un operaio senegalese è stato insultato e aggredito da un passante con pesantissime offese razziali. La sua colpa? Aver chiesto una semplice informazione sentendosi dire, in tutta risposta: «Negro, vai a casa». Un episodio su cui è intervenuto anche il politico trevigiano Luigi Calesso che ha descritto l'accaduto con queste parole:

«La vicenda di Ponte di Piave impone, prima di tutto, l’espressione della piena solidarietà alla persona che ne è stata vittima e che, tra l’altro, ha reagito con equilibrio a una situazione del tutto ingiustificabile. Dopo questa doverosa dichiarazione di vicinanza, da persona che fa politica, penso di dovermi occupare, ancora una volta, di come la politica e i politici, con le loro affermazioni, i loro gesti, le loro decisioni contribuiscano a formare un immaginario collettivo in cui le parole e gli atti razzisti sono tollerabili, accettabili, giustificabili. Neppure negli anni in cui l'arrivo di migranti nel nostro territorio è stata più copioso, e magari era una novità assoluta, neppure nei periodi in cui c'erano più "clandestini" si ricordano episodi di questo tipo che, purtroppo, si registrano sempre più di frequente negli ultimi mesi. Non possiamo nasconderci che sono stati gli "imprenditori politici della paura" (del migrante, dello zingaro, del "diverso" di qualsiasi tipo) a consentire che le affermazioni razziste si affermassero nel "discorso pubblico" come non era mai accaduto nella storia repubblicana del nostro Paese.

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Non possiamo dimenticare - continua Calesso - che "la pacchia" dei richiedenti asilo, "i migranti che vivono a nostre spese", le fake news sugli hotel a 5 stelle riservati ai profughi hanno costruito un immaginario collettivo in cui chi fugge dalla guerra o dalla dittatura verso il nostro Paese sarebbe un privilegiato, mentre sarebbero danneggiati gli Italiani. E' evidente che si tratta di un paradosso (i privilegiati sarebbero quelli che rischiano la vita nel deserto, nei lager libici, nel Mediterraneo) ma si è affermato nel discorso comune perché c'è chi è interessato a scatenare, in funzione elettorale, l'ennesima "guerra tra poveri" in cui contrapporre "gli Italiani" che hanno problemi economici, di lavoro, di reddito, di casa ai migranti, ai richiedenti asilo, ai rom. L'ossessione per una "invasione" inesistente è diventata la più grande arma di distrazione di massa dei politici che vogliono nascondere dietro una cortina fumogena quello che gli elettori non devono vedere: l'incapacità di risolvere i problemi del Paese, l'incapacità, soprattutto, di migliorare la condizione di chi in questi anni si è impoverito, è stato messo ai margini della società, dei giovani vittime del precariato e di redditi da lavoro sempre più bassi. Come possiamo stupirci del fatto che una narrazione assurta a perno di campagne elettorali, di iniziative politiche, della stessa presenza di partiti politici sullo scenario nazionale e locale venga "presa sul serio" da delle persone comuni? Sono tra coloro - afferma Calesso - che hanno denunciato i pericoli legati alle posizioni espresse dall’estrema destra e dalla Lega in materia di immigrazione, posizioni che non sono certo mancate a Treviso negli anni delle amministrazioni leghiste. Sono tra quelli che non hanno nascosto la loro indignazione e la loro preoccupazione per l’affiorare prima e l’affermarsi poi nel “discorso pubblico” di posizioni xenofobe e razziste che in passato rimanevano confinate fuori dal dibattito politico. E continuerò - conclude - l’impegno culturale e politico per offrire ai trevigiani una visione dei fenomeni sociali della nostra epoca, a cominciare da quello delle migrazioni, nettamente alternativa a quella della destra fascio-leghista».

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