L'amministrazione fa la spesa anzichè consegnare i buoni pasto: botta e risposta col sindaco

Il capogruppo della Lega Alain Tommasi di San Zenone degli Ezzelini punta sul discorso di scarsa privacy. Unione Civica: «Esprimiamo disappunto». Il sindaco: «Cittadini grati del servizio»

E' cominciata in questi giorni nella provincia di Treviso la consegna dei buoni spesa da parte delle amministrazioni comunali per far fronte all'emergenza Coronavirus. Nei comuni del territorio da Montebelluna a Cornuda, ad esempio, il bando di solidarietà prevede che previa domanda, si avvii la consegna a chi di diritto, da parte della Protezione civile, dei buoni pasto dal valore assegnato in relazione, sostanzialmente, a criteri quali il numero dei componenti familiari. 

Le perplessità

A San Zenone degli Ezzelini, invece, le modalità sono diverse. Spiega Alain Tommasi, capogruppo della Lega: «E' stato deciso che il bando prevede di recepire le domande e che queste vengano vagliate dall’ufficio preposto, dall’assessore Bordignon e dal sindaco Marin. Alle famiglie con domande che trovano esito positivo viene chiesta una “lista della spesa” da consegnare alle operatrici “per tutelare la privacy”. Queste si recheranno personalmente a fare la spesa e la consegneranno direttamente a casa dell'interessato. Mi chiedo: la privacy dov’è garantita? Vedere le operatrici del comune che consegnano la spesa al vicino di casa mi fa concludere diversamente, per non parlare che trovo umiliante, per un genitore o comunque per una persona che si trova in difficoltà, compilare una “lista della spesa” riportando tutto ciò che serve. Forse la citatdinanza avrebbe preferito gestire in autonomia le risorse.» Unione Civica, invece, dal canto suo ha espresso «il suo disappunto rispetto alle scelte del sindaco» ma visto il momento di emergenza che blocca i lavori «occorre attendere per confrontandoci adeguatamente con lui nel primo consiglio comunale disponibile».

Le misure spiegate dal sindaco

Sulla pagina Facebook del sindaco Marin il primo cittadino ha parlato di «aiuto concreto in generi alimentari o beni di prima necessità, come disposto dall’ordinanza 658/2020 della Protezione Civile, per le famiglie che in questo periodo stanno attraversando momenti di difficoltà e che sono molto grate per il servizio che stiamo dando». Il sindaco ha poi voluto spiegare le modalità di consegna e ha motivato il perchè della sua scelta: «Abbiamo ritenuto di agire così per rispondere in modo immediato alle richieste nel rispetto della privacy dei cittadini: alcuni si sono sentiti in difficoltà a recarsi al supermercato con i buoni in mano. Abbiamo cercato di ovviare a questo senso di pudore tenuto conto che gli assistenti si recano a casa degli abitanti anche per altre necessità. La spesa è un primo intervento: abbiamo tagliato in certi ambiti per poter investire per la cittadinanza. Oltre ai 51mila euro presi dal governo, partiamo da una base di 15mila euro per una seconda tranche che verrà destinata a spese extra di necessità. Preferirei confrontarmi di persona con l'opposizione».

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