Bosco verticale: «Non passi l’idea che la giunta Manildo è stata quella “del cemento”»

Sulla polemica interveniene Luigi Calesso di Treviso civica

L'ex sindaco Manildo

L’effetto collaterale (e paradossale) della vicenda urbanistico-giudiziaria della realizzazione degli edifici del “bosco verticale” in restera è la possibilità che si affermi in città l’idea che la giunta Manildo è stata quella “del cemento”. Il Sindaco Conte precisa oggi, infatti, che la comunicazione di avvio dei lavori dei nuovi condomini lungo l’alzaia è stata depositata in Comune pochi giorni prima delle elezioni comunali dello scorso anno, quando era ancora in carica, appunto, l’amministrazione Manildo. Al di là di ogni considerazione sul procedimento amministrativo che ha portato a quella edificazione, sui pareri favorevoli concessi sia dalla sovrintendenza che dall’Ente Parco del Sile, sul carattere “amministrativo” e non politico delle autorizzazioni concesse, sulla qualità stessa dell’intervento (noto solo che, dopo che è stato svelato quel progetto, in città si notano condomini non ancora completati ma che già mettono in mostra terrazzi pieni di piante…), non può passare l’idea che l’amministrazione di centrosinistra sia stata quella del cemento.

Anche il piano di recupero da cui trae origine l’edificazione in questione, infatti, risale alla Variante Generale al PRG approvata all’inizio degli anni 2000 dalle amministrazioni leghiste, la variante che prevedeva la possibilità di rovesciare sulla città 2.000.000 di metri cubi di nuova edificazione, di cemento, di condomini, palazzi, negozi, uffici, laboratori… Con il Piano di Assetto del Territorio impostato dall’ultima amministrazione Gobbo la previsione di incremento dell’edificato era ugualmente “monstre”, basandosi su una previsione di incremento della popolazione in città priva di qualsiasi logica. L’amministrazione Manildo, con la revisione del PAT e con il conseguente Piano degli Interventi ha drasticamente ridotto quella previsione, agendo concretamente per ridurre il consumo di suolo in città, compiendo scelte in quella direzione.

Si potrà sostenere (anche a ragione) che l’amministrazione di centrosinistra non è stata sufficientemente determinata in quella direzione, che i tempi lunghi di approvazione degli strumenti urbanistici hanno permesso che si continuasse a edificare appunto sulla base delle previsioni della variante al PRG, ma non si può disconoscere che, in ogni caso, l’inversione di tendenza c’è stata. Al contrario l’amministrazione Conte e la sua maggioranza, in sede di approvazione delle controdeduzioni alle osservazioni al PRG, hanno trovato il modo di concedere una futura edificazione sull’area di via Polveriera che attualmente ospita il deposito degli autobus di Mobilità di Marca e l’incremento di volume e di altezza degli edifici progettati all’ex-Camuzzi. E sono solo esempi. Aggiungiamoci il Piano Casa regionale, voluto dalla Lega e dai suoi alleati e che sta permettendo ad alcuni un modesto ampliamento della propria abitazione, ad altri (gli esempi in città non mancano) di realizzare palazzine o piccoli condomini al posto di una casa di abitazione.

Insomma, la vicenda del “bosco verticale” non può diventare lo strumento per invertire l’ordine delle responsabilità: chi ha voluto e praticato la cementificazione del territorio cittadino sono state le amministrazioni leghiste del passato e l’attuale sembra pronta a raccoglierne l’eredità. Resta solo un dubbio: perché non è stata l’amministrazione Manildo a chiedere sulla realizzazione del complesso in restera un parere al dirigente dell’Ufficio Urbanistica, cosa che ha fatto adesso l’amministrazione leghista? Visti i contenuti del parere, avrebbe probabilmente fatto suonare qualche campanello d’allarme.

Gigi Calesso

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