Pfas: “Va garantito diritto alla maternità, con sostegni e informazione costanti”

La consigliera regionale Cristina Guarda (AMP): "“E ’più che mai urgente guidare la popolazione della zona rossa e in particolare le donne, le future mamme e le mamme, su quali siano le azioni più adeguate"

TREVISO Con l’approvazione all’unanimità di una mozione presentata dalla consigliera regionale Cristina Guarda (AMP), la Giunta ha assunto l’impegno di “fornire ai cittadini, in particolare alle donne in gravidanza, consigli ed indicazioni sugli accorgimenti da adottare per limitare gli effetti dannosi dei Pfas sulla salute, soprattutto quella materna e neonatale”.

“E ’più che mai urgente guidare la popolazione della zona rossa e in particolare le donne, le future mamme e le mamme, su quali siano le azioni più adeguate per tutelare preventivamente la propria salute e quella dei propri figli. Una tutela che deve partire fin dalla fase gestazionale. Il via libera a questa mozione - sottolinea la consigliera - riconosce questa necessità ed ora mi attendo che la Regione predisponga innanzitutto un vademecum che aiuti i cittadini delle aree più esposte a fare scelte di qualità per quanto riguarda alimenti, utensili e vestiario. Il tutto nella consapevolezza che si tratta di un territorio diverso dal resto del Veneto perché sottoposto, giorno dopo giorno da almeno 40 anni, ad un inquinamento costante e non soltanto legato all’acqua”.

Secondo Guarda “E’ inaccettabile che le donne di queste aree inquinate dai Pfas debbano rimanere in una condizione di svantaggio e senza sostegni: dobbiamo sentirci libere di scegliere di avere un figlio senza vivere nell’ansia di un territorio e di un ambiente ostile perché inquinato. Gli equilibrismi tra le esigenze delle industrie e quelle della salute pubblica devono cedere il passo ad una gestione di difesa totale di neonati e bambini da quei danni tossicologici evidenziati nel settembre 2016 dallo Studio sugli esiti materni e neonatali in relazione alla contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche (a cura del Registro Nascita - Coordinamento Malattie Rare della Regione Veneto). Non parliamo di piccoli rischi ma di patologie gravi per mamma e bambino”.

“Lo studio sui 21 Comuni della zona rossa pone l’attenzione sul possibile legame fra la diminuzione percentuale dei casi di SGA (piccoli per età gestazionale) e l'installazione dei filtri, con conseguente riduzione dell'esposizione con l'uso di acqua del rubinetto. O ancora, la degradazione del rischio di contrarre diabete gestazionale man mano che ci si allontana dall'area rossa. Queste considerazioni - conclude la consigliera Guarda - non possono che spingere energicamente la nostra Regione a prendere coraggio e ad intervenire subito, almeno con preventive indicazioni di comportamento, per la garanzia della salute delle attuali e future generazioni, tutelando il diritto alla maternità delle donne del territorio inquinato”.

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