Influenza in Veneto: il picco è passato, casi in diminuzione

Due decessi in provincia di Treviso e oltre 300 mila persone colpite in tutto il Veneto. Questi i dati del nuovo report regionale dedicato all'influenza. Ottima la risposta degli ospedali

L’influenza stagionale in Veneto ha raggiunto il suo picco nella settimana a cavallo tra fine gennaio e inizio febbraio. A dirlo è l’ottavo rapporto epidemiologico della Regione Veneto, elaborato sui dati raccolti dai 116 medici di famiglia che costituiscono la rete “sentinella” sul territorio nella settimana dal 3 al 10 febbraio, e diffuso nelle scorse ore dall’assessore alla Sanità, Manuela Lanzarin.

L’incidenza regionale ha fatto registrare una prima, lieve discesa, con 12,36 casi per mille abitanti contro il 12,60 della settimana precedente il che significa che in questa settimana si sono messi a letto circa 60.600 veneti, numero che sale a 318.000 dall’inizio della sorveglianza (partita a ottobre). Il virus, si legge nel rapporto, ha provocato finora 59 casi gravi con complicanze, con undici decessi, segnalati dall’Ulss Euganea (6), dalla Scaligera (2), Marca Trevigiana (2) e Serenissima (1). Le persone colpite sono state per l’81,4% maschi, con un’età media di 57,4 anni. Tutti sono stati ricoverati nelle terapie intensive degli ospedali. Come ogni anno, la fascia di età più colpita è quella pediatrica tra 0 e 4 anni (43,75 casi per mille), seguita da quella tra 5 e 14 anni (19,68 per mille), dalla fascia centrale, tra 15 e 64 anni (10,90 per mille) e, da ultima, quella degli over 65 (4,56 per mille, unica in leggera salita rispetto alla settimana precedente). «Secondo i nostri esperti – fa notare la Lanzarin – è iniziata anche in Veneto la fase di discesa, con il picco massimo che sarà, alla fine, tra i più alti degli ultimi anni, ma la situazione, a parte qualche inevitabile e momentanea situazione di stress in alcuni pronto soccorso legato anche alla carenza di medici per l’emergenza urgenza, è stata affrontata, e lo sarà fino al termine delle necessità, con efficacia e una buona organizzazione, sia ospedaliera che territoriale».

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