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Tumore al seno: parlano le donne operate del Trifoglio Rosa Mestre

Per il terzo anno consecutivo la casa di cura Giovanni XXIII di Monastier sostiene le "Trifoglio Rosa Mestre" con un assegno di 5000 euro, frutto del mese della prevenzione. La consegna alla Canottieri Mestre a San Giuliano

 

Miriam aveva 56 anni quando...

“Sei proprio uguale a tua madre!”: cosi le avevano sempre detto tutti. Quella adorata madre che era mancata a 57 anni per un tumore al seno. La notizia è dunque arrivata come una condanna a morte. Eppure Miriam, ha reagito. Operazione, radioterapia e... dragonboat. 

Cosa ricorda del suo arrivo al Trifoglio Rosa? Alla prima uscita in barca si è complimentata con le altre per la loro bravura. Le è stato risposto: “Noi -in barca come nella vita- SIAMO. E tu ora sei una di noi”. In quel preciso momento Miriam ha capito che non sarebbe mai più stata sola.

Sabrina ha saputo del suo cancro al seno che non aveva ancora compiuto 46 anni.  A dispetto di quanto si sarebbe aspettata, considerando la sua professione di infermiera, si è scoperta totalmente impreparata.  Non aveva più certezze, non aveva idea nè di cosa fare, nè di come farla: era come una barca alla deriva. “Non potrò mai scordare quegli angeli vestiti di bianco che, con la loro professionalità e competenza, mi hanno aiutata nelle cure” racconta Sabrina. Dopodiché le restava da fare “solo” un’ultima cosa: ricomporre il puzzle della sua vita, sapendo già che le sarebbero mancati dei pezzi. Un’amica le aveva parlato delle donne del Trifoglio Rosa. Al primo momento aveva pensato fossero delle pazze scatenate: parlavano di salire in barca, di pagaiare, di allenarsi, di organizzare trasferte e quant’altro potesse essere utile a curare e prevenire il linfedema e a sostenere psicologicamente chi, come lei, era rimasta prigioniera del dolore. Eppure proprio da quel giorno Sabrina ha ritrovato quei pezzi mancanti, diventando un’atleta nella disciplina del dragonboat, ma soprattutto nella Vita.

Cristiana immaginava che i 50 anni sarebbero stati una meta importante, un anno decisivo... ma mai avrebbe potuto immaginare quanto!

Carcinoma, metastasi linfonodale, mastectomia bilaterale, chemio, radio... e tanta, tanta rabbia. 

Poi, un giorno: “Noi il cancro lo prendiamo a pagaiate”. Così diceva la locandina della mostra di fotografie dedicate al Trifoglio Rosa. Era giusto la proposta che aspettava! Cosi Cristiana ha scoperto che pagaiando puó tenere sotto controllo il suo linfedema e che insieme alle sue compagne può guardare serenamente al futuro. La rabbia ha ceduto il passo ad una incontenibile gioia di vivere.

Le “Trifoglio Rosa Mestre” le donne operate di tumore al seno della squadra di dragonboat della Canottieri Mestre hanno portato oggi la propria testimonianza nel corso di un evento che si è tenuto presso la sede della Canottieri Mestre a punta San Giuliano. Evento che si è concluso con una pagaiata in laguna: sul dragonboat del Trifoglio Rosa Mestre sono saliti anche i medici e i giornalisti.

Hanno voluto far sapere che dal tumore al seno si può guarire e che il dragon boat è lo sport ideale per riprendere l’articolazione delle braccia e per prevenire il linfedema dopo l’intervento. Alla presenza della presidente del consiglio comunale di Venezia Linda Damiano e del presidente della Canottieri Mestre Augusto Gandini la Casa di Cura “Giovanni XXIII” di Monastier ha riconfermato ufficialmente, per il terzo anno consecutivo, il proprio sostegno al “Trifoglio Rosa Mestre” donando un assegno di 5000 euro frutto della prevenzione effettuata da altre donne. La cifra è infatti parte del provento degli esami strumentali alle mammelle effettuati a Monastier durante il mese di marzo, che con ottobre è considerato il mese rosa della prevenzione del tumore al seno. “Aiutare queste donne così determinate e coraggiose è per noi un orgoglio. Chi si ritrova a dover affrontare diagnosi e operazioni così importanti ha bisogno di tutto il supporto per continuare a vivere in salute e serenità.” Ha detto Gabriele Geretto amministratore delegato della Casa di Cura “Giovanni XXIII”.

“Il nostro intento è quello di portare avanti con determinazione la scelta di far conoscere lo sport del dragonboat quale attività di riabilitazione psico-fisica dopo l’intervento di tumore al seno coinvolgendo quante più donne possibile a riprendere in mano la propria vita dopo l’incontro con il tumore – fa sapere la portavoce delle “Trifoglio Rosa Mestre” Cristiana Csermely- Partendo dall’attività sportiva siamo convinte di poter: 

- essere testimoni di una rinascita dopo il tunnel della malattia

- essere portavoci dell’importanza della prevenzione

- essere la dimostrazione che l’entusiasmo per la vita non ha età” 

Attualmente la squadra delle “Trifoglio Rosa Mestre” è composta da 18 donne, tra i 40 e i 70 anni e si allena 2 volte la settimana (mercoledì e sabato pomeriggio) in Punta a San Giuliano a Mestre. 

“Abbiamo anche un fitto calendario di appuntamenti agonistici con le “donne in rosa” di tutta Italia – racconta Ivonne Chiarin capitana delle “Trifoglio Rosa Mestre” - Quest’anno siamo già state a Toscolano Maderno, dove abbiamo vinto la medaglia d’oro, al lago di Burida a Pordenone, a Silea; ora ci aspettano il trofeo Porteo a Padova, il palio del chiaretto a Bardolino, la Vogalonga di Venezia, il trofeo LILT a Treviso. Grazie al contributo di oggi da parte della Casa di Cura “Giovanni XXIII” parteciperemo al festival di dragonboat di Formia dal 14 al 16 giugno prossimi, indicato dal comitato italiano delle “donne in rosa” come l’appuntamento più importante del 2019 per far conoscere il movimento BCS (Breast Cancer Survivors), e questo sport anche nel sud d’Italia. Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti per farci conoscere il più possibile, perché crediamo che la nostra gioia di vivere debba essere condivisa con tutte quelle donne che ancora sono prigioniere di quella paura, di quella solitudine e di quella sofferenza che ciascuna di noi ha vissuto prima di scoprire il Trifoglio Rosa” conclude la portavoce Cristiana Csermely.

“Per curare e poter guarire il tumore è necessario fare una diagnosi precoce, ha ribadito il dottor Bernardino Spaliviero - Radiologo alla Casa di Cura “Giovanni XXIII” di Monastier-. Un tumore al seno per crescere può metterci anche solo pochi mesi, per questo è consigliabile effettuare controlli periodici. Controlli che devono essere fatti in modo completo: visita, mammografia ed ecografia e con strumentazione all’avanguardia per riuscire ad individuare la neoplasia più precocemente possibile. Nella migliore delle ipotesi la mammografia vede l’80% dei tumori; abbinando anche la visita e l’ecografia si arriva al 97/98% di probabilità di individuare il tumore al seno”

“Pagajare come fanno le donne del Trifoglio Rosa Mestre, ha due vantaggi - sostengono i senologi della Casa di Cura di Monastier Roberto Busolin Responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia Generale della “Giovanni XXIII e il dottor Pasquale Piazzolla - Uno di tipo fisico perché in questo modo la donna mantiene in attività l’arto superiore e uno di tipo psicologico: le donne si ritrovano in un ambiente conosciuto, con persone che hanno avuto lo stesso tipo di patologia e che conoscono i problemi delle donne operate al seno e quindi ritrovano un reciproco rinforzo psicologico e un modo di superare quello che è l’impatto della malattia”. 

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