Gravidanze indesiderate, a Treviso "salvati" 122 bambini in un anno

L'associazione Uniti per la vita rende noti i dati di un'annata molto impegnativa. Grazie alla collaborazione dell'Ulss 2 sono state aiutate decine di mamme in difficoltà

Centoventidue. È il numero di bambini nati nel solo 2018 grazie all'assistenza dei volontari dell’associazione Uniti per la Vita di Treviso, impegnata sin dal 1982 a seguire gravidanze, spesso inattese che, per ragioni di natura economica o per situazioni di vita complesse si concluderebbero, nella maggioranza dei casi, nella prospettiva dell’interruzione volontaria della gravidanza. 

A rendere noto il dato annuale, che segna anche altre 203 donne non gestanti assistite per lo più nelle fasi successive alla nascita o nei percorsi di post aborto, la stessa realtà del terzo settore, in occasione della Giornata per la Vita. Sostegno psicologico in una relazione di accompagnamento, dunque, ma anche aiuti concreti per offrire un’alternativa reale, giocabile, nel solco del dettato costituzionale che pur affidando alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale limitatori dell’uguaglianza, si scontra con le inefficienze del legislatore e con un welfare da rivedere che tende a lasciare sole e a non risolvere le cause, le ragioni di fondo che possono indurre una madre alla tragica scelta di rinunciare al proprio figlio in grembo. «Il banco aiuti - riferisce in una nota l’associazione che quest’anno ha concluso una convenzione con l’Ulss trevigiana - in concomitanza con l’inaugurazione della Casa per la Vita in via Pinelli, accordo finalizzato ad un diretto intervento di supporto ai casi segnalati, proprio in ottemperanza alla legge 194/78, trae le risorse necessarie prevalentemente dal banco alimentare e sul mercato, potendo contare sulla costante solidarietà dei benefattori, forti di una consolidata storia di tangibile sostegno alla natalità che, in 37 anni, ha contribuito alla nascita di oltre 2500 bambini. Tra i volontari anche numerosi giovani coinvolti nella proposta dell’alternanza scuola-lavoro e ai quali, per mezzo di incontri di gruppo e delle esperienze estive, è offerto un percorso formativo ed uno spazio di approfondimento e discussione in ordine alle tematiche bioetiche oggetto di dibattito pubblico. 

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