Oderzo nega la sala pubblica a Don Ciotti per paura di un convegno sui migranti

Domenica 10 febbraio il sacerdote sarà ospite del collegio Brandolini-Rota. Il Comune gli ha negato il teatro cittadino per paura del tema scelto dal fondatore di Libera

Don Ciotti (Foto d'archivio)

Don Luigi Ciotti, presidente e fondatore di “Libera contro le mafie” incontrerà la cittadinanza di Oderzo domenica 10 febbraio, dalle ore 10, presso l’auditorium del collegio Brandolini-Rota.

La decisione è stata presa dopo che il Comune di Oderzo ha negato la sala pubblica del teatro Cristallo per ospitare l'evento, temendo che il sacerdote potesse incentrare il suo convegno sulla spinosa questione dell'immigrazione. La conferenza di Don Ciotti sarà invece dedicata alla lotta contro le mafie. L’appuntamento è stato organizzato dal gruppo di associazioni di volontariato opitergine "Insieme diamo luce" con la collaborazione di Volontarinsieme – CSV Treviso. "Orizzonti di giustizia sociale" sarà il titolo dell’evento, una sorta di “100 passi” verso il 21 marzo, quando a Padova si celebrerà la ventiquattresima edizione della Giornata dell’impegno e della memoria, in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Oderzo rappresenta una delle tappe che don Ciotti sta percorrendo nel territorio del Nordest e che vedrà coinvolti, oltre il Veneto, anche il Friuli Venezia Giulia e le province autonome di Trento e Bolzano. Il tour è un’occasione di riflessione sui valori della giustizia e di rilancio ambientale ed ecologico. Le vittime, infatti, non sono solo le persone ma anche interi luoghi distrutti e calpestati. Tuttavia, secondo don Ciotti, questa non dovrebbe limitarsi ad essere la giornata della memoria, ma anche e soprattutto dell’impegno e della responsabilità concreta per poter operare effettivi cambiamenti.

La decisione del Comune di non concedere la sala pubblica al sacerdote costringendo gli organizzatori a ripiegare su un teatro privato, ha scatenato tantissime polemiche contro l'amministrazione locale. Tra queste, una delle voci più agguerrite è quella del consigliere regionale Andrea Zanoni che ha voluto commentare la notizia con queste parole: «L’ultima ‘battaglia di inciviltà della Lega è stata negare una sala comunale a don Ciotti, un provvedimento vergognoso. Chi ha paura delle parole di un prete sempre a fianco degli ultimi, che ha fatto della lotta alla criminalità organizzata l’impegno di una vita e per questo è costretto a viaggiare sotto scorta? Quanto accaduto a Oderzo è sconcertante». Zanoni, consigliere del Partito Democratico commenta “allibito” la decisione del sindaco Maria Scardellato che ha negato il patrocinio del Comune e la disponibilità del teatro Cristallo per l’incontro in programma domenica prossima con il fondatore di ‘Libera’. «Al di là della beffa per gli organizzatori, Volontarinsieme-Csv e Insieme diamo luce, che hanno dovuto noleggiare una sede alternativa a pagamento, vorrei sottolineare come don Ciotti rappresenti un orgoglio per il nostro Paese: davvero una persona con la sua storia ha bisogno di fornire ‘garanzie’ sugli argomenti di cui andrà a parlare? Queste sono censure da regime e rappresentano un precedente molto pericoloso, come denunciato anche dalle opposizioni in consiglio comunale - conclude Zanoni - Da parte mia c'è assoluta solidarietà agli organizzatori e a don Ciotti, che ho avuto occasione di incontrare più volte in Parlamento europeo e a cui rinnovo l’ammirazione per il suo impegno contro tutte le mafie». L’incontro sarà ad entrata libera e rivolto a tutta la cittadinanza di Oderzo e territori limitrofi.

«Dal nostro territorio un altro brutto segnale ad opera di un’amministrazione leghista. Dopo che il capoluogo della Marca esce dalla Rete Re.A.Dy. il Comune di Oderzo non concede la sala per ospitare don Ciotti, paladino della legalità». Anche Giacomo Vendrame, segretario generale Cgil di Treviso, contro la scelta dell’amministrazione comunale di Oderzo. «Quando le istituzioni, che dovrebbero rappresentare tutti, si fanno la lunga mano del pensiero unico, della politica fine a se stessa, significa che stiamo veramente vivendo un periodo buio per la democrazia, per il rispetto dei cittadini e dei loro interessi – punta il dito il leader della Cgil di Treviso – Non stiamo parlando di Lino Banfi ma di una persona che ha dedicato tutta la sua vita per la promozione della cultura della legalità. Non poterlo ascoltare in una sala comunale proprio nel nostro territorio, dove più volte viene denunciato il rischio di infiltrazioni mafiose nelle nostre aziende e più in generale nel nostro sistema economico, significa negare la presenza del malaffare. Chiediamo al Comune – conclude Giacomo Vendrame – di capire l’errore di questa scelta e tornare sui propri passi». Parole e idee ribadite anche dall'onorevole Nicola Pellicani: «È davvero preoccupante quanto accaduto ad Oderzo, dove la sindaca leghista Maria Scardellato ha negato il patrocinio del Comune e la disponibilità del teatro cittadino per un incontro con Don Ciotti, organizzato da alcune associazioni di volontariato del territorio, in vista della Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie del prossimo 21 marzo a Padova. Apparentemente poiché servivano "garanzie" sugli argomenti in discussione durante l'incontro. Una vera e propria censura nei confronti del fondatore di Libera, l'associazione nomi e numeri contro le mafie, che da tempo si batte per fare luce sui fenomeni di illegalità e infiltrazioni delle organizzazioni mafiose nell'economia e nella società di tutto il Paese. Quello del Nordest, come ha ricordato più volte Don Ciotti, è un territorio in cui è sempre più radicata la presenza di mafie e organizzazioni criminali, che non si manifestano più con azioni intimidatorie, ma soprattutto attraverso riciclaggio, spaccio di droga e la penetrazione nelle aziende più fragili. Un territorio su cui bisogna tenere alta l'attenzione ed è necessario promuovere una cultura della legalità, anche attraverso incontri come quello in programma domenica a Oderzo, che dovrebbero essere condivisi in primis dalle istituzioni democratiche». 

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