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Lungo la Restera, da Fiera al centro cittadino, per i 25 anni dell'Istresco

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Borgo Camillo Benso Conte di Cavour, 24 · Centro

Un centinaio di persone ha partecipato ieri alla “passeggiata rammemorante” dell’istituto per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea della Marca Trevigiana. Il corteo si è messo in moto lungo la restera, alternando il cammino a dei momenti di ricordo degli anni della Resistenza annunciati e presentati dalla cantante e fisarmonicista Francesca Gallo che, al “Volto del Cristo” — dopo un saluto del sindaco Manildo — ha eseguito anche il brano “Tiranti” (dal suo CD “Vinti dal Sil”) dedicato alla fatica dell’alaggio dei burci lungo il Sile con le corde e la sola forza degli uomini. Il primo intervento è stato di Dante Rossetto, figlio della nota militante comunista di Fiera Teresa Fantin (Resi Rossetto), che ha ricordato come la sua casa fosse un importante centro per il coordinamento fra i partigiani della pianura e quelli della montagna.

Enzo Semini, al Ponte della Gobba, ha rammentato il coraggioso tentativo da parte di tre studenti in medicina di far saltare il ponte, tentativo non riuscito per inesperienza. Camillo Pavan al ponte Santa Margherita — davanti alla lapide in memoria dell’uccisione dei partigiani di San Lazzaro Leonildo Angeloni, Giles Camarin e Danilo Segato avvenuta nella notte fra il 18 e il 19 aprile 1945 — ha spiegato la dinamica dell’episodio: i tre furono fucilati in riva al fiume e poi spinti nell’acqua. A provocare la loro cattura era stata la delazione di un milite della X Mas pure lui abitante a San Lazzaro. Pavan ha ricordato poi come, nello stesso luogo e con le stesse modalità, nella notte fra il 29 e il 30 aprile 1945, dopo che la città era stata liberata da fascisti e tedeschi, i partigiani regolarono i conti uccidendo dodici fascisti, di cui sei militi della X Mas.

Nel vicino ospedale di San Leonardo Francesca Meneghetti ha parlato — di fronte alla lapide con didascalia trilingue che li ricorda — dei civili sloveni e croati che dopo l’occupazione fascista della Jugoslavia vennero internati nel campo di concentramento della caserma di Monigo, dove in circa duecento morirono. Una storia rimossa per lunghi anni e che proprio l’Istresco e soprattutto Francesca Meneghetti con il suo ponderoso e documentato volume “Di là del muro, Il campo di concentramento di Treviso (1942-1943)” hanno portato alla luce. In piazza dei signori il partigiano Ettore Bragaggia ha parlato dei giorni della liberazione della città, con l’occupazione del Distretto militare a Santa Caterina da parte delle forze mazziniane del “battaglione Treviso” già il 26 aprile 1945 e con il definitivo ingresso a Treviso il 29 aprile di tutte le forze del Corpo Volontari della Libertà operanti nel mandamento. Il corteo si è poi spostato nei pressi di via Dotti dove Pavan ha messo in luce la figura dell’eroica fruttivendola Teresa Menghi Fiabon uccisa dal milite delle SS italiane Fausto Vanzo davanti al portone d’ingresso della sua abitazione per aver protetto la fuga attraverso i tetti del figlio Ennio, partigiano.

La passeggiata si è conclusa al museo Bailo con l’intervento di Ernesto Brunetta che — all’ingresso — ha parlato della XX Brigata Nera “Amerino Cavallin”. La loro base era il vicino Pio X, anche se il collegio vescovile non era l’unico luogo in cui i militi fascisti mettessero in atto la loro consolidata pratica di tortura sistematica dei partigiani catturati. Le brigate nere erano ben consapevoli del «generalizzato odio nei loro confronti» che covava nella città, ha sottolineato Brunetta, tanto che passarono l’inverno 1944/45 asserragliate nel collegio trasformato in un fortino protetto da una rete cui erano collegate delle bombe a mano “Balilla” utili a segnalare eventuali attacchi partigiani. Alle 17, il suono delle campane della vicina chiesa di Sant’Agnese ha interrotto l’intervento di Brunetta. Subito dopo ha preso brevemente la parola Luigi Urettini per evidenziare come ci sia bisogno di serbare e tramandare la memoria di quanto avvenne nelle celle del Pio X perché nessuna lapide lo ricorda in loco.

All’interno del museo Francesca Gallo, con un’intensa interpretazione della canzone partigiana “Oltre il ponte” ha introdotto la seconda fase del pomeriggio “rammemorante”, che è proseguito con un intervento di Nico Stringa — curatore del nuovo allestimento del Bailo — sulla figura del grande scultore Arturo Martini. A chiusura della manifestazione — dopo la visita alle sale museali con Stringa come guida — uno dei padri fondatori dell’Istresco, Livio Vanzetto, ha tirato le somme di questi primi 25 anni e ha posto in luce le difficoltà iniziali che non sarebbero state superate senza l’impegno di Elio Fregonese, partigiano garibaldino e deputato comunista, unito a quello di Gino Sartor, partigiano bianco e per due volte sindaco democristiano di Castelfranco. Da ultima con un passaggio del microfono simbolicamente visto come cambio generazionale ha preso la parola l’attuale giovane direttrice dell’Istresco Irene Bolzon.

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