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Due novembre: un fiore, un ricordo, il silenzio

Strada di Canizzano · Canizzano

Varcano la soglia e sciamano lenti nei campi, chi con passo incerto, chi curvato dal peso degli anni che l'avvicinano alla meta, tutti a scrutare tra i tumuli di terra fresca qualche viso amico, gli occhi rigati da un filo impercettibile di ricordi che un fazzoletto scaccia a fatica colla scusa di quel raffreddore perenne. E' la casa dei loro cari e sarà la loro, lo sanno e li vedi sereni mentre depongono i fiori freschi e rassettano con cura ." Requiem aeternam dona eis...requiescant in pace" recitano sommessamente con un raccoglimento che fa strizzare i nervi a chi li accompagna che, nell'ordine, ha già fatto il giro completo del cimitero, messo i fiori nelle tombe di ogni parente sepolto, twittato almeno una decina di volte e risposto a volume in modalità max ad urgenze improrogabili che ha fatto ascoltare all'intero quartiere ed ora di aspettare il vecchio ed il suo farfugliare lento e silenzioso proprio non esiste. E' la differenza, crescente col passare delle generazioni, tra chi considera un dovere commemorare i defunti e chi solo un'incombenza da sbrigare il più rapidamente possibile.Non per niente questo giorno, non più festivo come un tempo, lo si sta ormai gemellando con quel baccanale dell'horror che è Halloween, la più insulsa ed avulsa dalla nostra tradizione, delle feste in calendario. Qua il culto dei defunti, checchè ne dica qualche illuminata eminenza dei nostri giorni, non era fatto di zombi, scheletri gracchianti e cadaveri inzuppati di sangue con le membra fatte a pezzi. Nè tantomeno di zucche disseminate nottetempo per i campi illuminate da candele. Figuriamoci! Le zucche, se c'erano, si mangiavano o si portavano al mercato per qualche presa di sale per condire la polenta e le candele poi servivano a rischiarare le stanze di casa, altro che sprecarle per luminarie per mostri e cadaveri. Noi si commemoravano i defunti perchè non erano degli assenti, per dirla con sant'Agostino, ma degli Invisibili e li sentivamo sempre accanto, specie nelle difficoltà quotidiane. Ecco perchè mettevano, quella notte, un po' di pinza, il dolce fatto cogli avanzi ed una scodellina di bacò , un vino "da far ressusitàr i morti". Appunto.

Vittore Trabucco

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