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Vigilanza Privata, regolamentazione del settore e dell’orario di lavoro

Il settore della vigilanza privata che, pur perseguendo principalmente fini di natura privatistica, concorre, seppure indirettamente, ad uno scopo di sicurezza collettiva è regolato da oltre 80 anni da normative del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS), di cui al Regio Decreto 18 giugno 1931, n. 773, e il relativo regolamento per l'esecuzione, di cui al Regio Decreto 6 maggio 1940, n. 635, che definire anacronistiche ed obsolete è un eufemismo, dal momento che intere generazioni di lavoratori, a tutt'oggi oltre 60 mila, sono stati sottoposti, per decenni, ad una condizione di sfruttamento selvaggio da parte delle aziende, facendosi scudo di una normativa non adeguata ai tempi ed al mutamento del settore. Tali norme, infatti, difficilmente riescono a regolamentare le varie forme che le suddette attività hanno assunto e vanno assumendo soprattutto in conseguenza dello sviluppo economico e tecnologico della nostra società. Il Decreto Ministeriale del 27/04/2006 per i lavoratori di questo settore deroga il D.lgs. 66/2003 sull'orario di lavoro che, nel nostro Paese, in particolare, il citato decreto prevede, all’art.1, comma1, la possibilità di accedere ad una più flessibile organizzazione e gestione dell’orario di lavoro per il miglior perseguimento delle preminenti esigenze di sicurezza per i servizi di vigilanza armata presso gli obiettivi istituzionali o sensibili, per i servizi negli aeroporti, nei porti, nelle stazioni ferroviarie, delle ferrovie metropolitane e sui relativi mezzi di trasporto e depositi, nonché per i servizi di trasporto, vigilanza e scorta del contante e per i servizi di vigilanza notturni, attribuendo alle Guardie Particolari Giurate (GPG) compiti di sicurezza sussidiaria. I suddetti lavoratori, inoltre, sono sottoposti a limitazione del diritto di sciopero come da provvedimento del garante del 19 luglio 2006 e sono sottoposti a continui cambi turno e da orari di lavoro di 12-14-16 ore giornaliere, anche a causa della flessibilità e strumentale interpretazione da parte delle aziende del Decreto Ministeriale del 27/04/2006, quindi, sottoposti a stress dovuto al lavoro prevalentemente notturno, che si somma alla tensione psicofisica del sempre imminente rischio per la propria incolumità fisica, a causa della complessità e pericolosità dei compiti loro assegnati. L’attuale contratto, scaduto da ben 4 anni, prevede 11 ore di riposo giornaliero, riducibili però a 9 per necessità di servizio, peraltro non sanzionabili in caso di inottemperanza da parte dell’aziende. Lo stesso vale per la pausa di 10 minuti ogni sei ore. La presente, come logica conseguenza dei motivi sopra elencati, intende sollecitare il Governo, affinché questa categoria di lavoratori ottenga una regolamentazione equa del settore e dell’orario di lavoro, ripristinando in toto l’Art. 2 dello stesso D.lgs. 66/2003, cancellando le successive modifiche apportate nel tempo. Angelo Sifrido Mancin

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