Intervista a Betty Caracciolo: "La regina della Dakar" si racconta di ritorno dal Sud America

L'anima trevigiana dei rally raid è da poco tornata dalla 'Dakar 2017' dove ha seguito da corrispondente la "corsa più dura del Mondo" tra sabbia, sterrato, alture e tanti motori

MOGLIANO VENETO Cosa accomuna la provincia di Treviso al Sud America e alla "Dakar"? La risposta è molto semplice, ossia Elisabetta "Betty" Caracciolo, notissima giornalista trevigiana che quest'anno ha partecipato per la sua 27^ volta, come corrispondente per 'WorldRallyRaid", alla "Corsa più dura al Mondo". Proprio per questo, di ritorno da Buenos Aires (Argentina), ho deciso di incontrarla e scrivere così un'intervista bis dopo quella dello scorso anno ma, tra Prosecchi, tartare di fassona e paccheri alla carbonara, alla fine un pranzo di 'lavoro' da 'Equilibri' a Treviso si è trasformato in molto più che quattro chiacchiere in amicizia.

 Betty, questa è stata la tua 27ª Dakar...che emozioni hai provato alla partenza da Asunción?

"Ho seguito la prima tappa fortunatamente in auto e in questo modo mi sono goduta il panorama, scoprendo un Paese nuovo e diverso. Questo mi ha permesso di gustare e vivere più da vicino un territorio che ancora non conoscevo, anche se in realtà, visto che la capitale Asunción aveva ospitato le verifiche amministrative e tecniche, avevo già cominciato a conoscere".

Quest'anno la gara è stata durissima fin dalle prime battute, soprattutto a causa del nuovo, e criticato dai più, sistema dei Wpt...tu che opinione ti sei fatta?

"E' vero, la gara è stata difficile, ma credo che Marc Coma (attuale Direttore sportivo della Dakar ed ex vincitore di ben cinque edizioni in moto, n.d.r.) abbia avuto una grande idea, essenzialmente semplice. Si è parlato tanto però dei Wpc, ma ci sono state anche altre piccole cose che hanno portato dei cambiamenti non indifferenti nella corsa. In ogni caso, l'introduzione del nuovo sistema dei way-point è risultato sicuramente pericoloso e diversi incidenti frontali tra i vari concorrenti in gara sono stati evitati veramente per pochi centimetri. Quindi, come hanno anche detto i navigatori, l'idea è buona ma va assolutamente rivista per renderla meno pericolosa"

A proposito di navigazione: un percorso, quello dell'edizione 2017, decisamente più vario e complicato rispetto allo stile WRC degli scorsi anni...e il meteo, quest'anno nemico in più per i concorrenti, è stato davvero inclemente...

"Per quanto riguarda lo stile WRC, questo lo abbiamo praticamente trovato solo nell'ultima speciale, mentre per il resto il percorso è stato abbastanza complicato e vario quest'anno, anche se lo sarebbe stato ben di più se non fossero state annullate tre tappe (due intere e due mezze, n.d.r.) per il maltempo e la pioggia che hanno reso il percorso in realtà meno difficile del previsto, anche perchè è stata tagliata una percentuale notevole dei chilometri di speciale che si sarebbero dovuti percorrere. Meteo che però non direi essere stato un vero 'nemico' perchè, se vai in certi Paesi durante la stagione delle piogge, certe condizioni atmosferiche te le devi anche aspettare. Inoltre, già ad Aprile 2016 avevo scritto che il meteo durante la gara avrebbe potuto essere inclemente, ma ASO, anche durante i primi giorni in Paraguay, ha sempre detto che si aspettava un clima diverso...poi però, messo sotto pressione, ha dovuto ammettere che effettivamente la pioggia era ampiamente prevista"

Dakar 2017 caratterizzata poi anche da ritiri illustri, come quelli di Nasser Al-Attiyah, Carlos Sainz e Toby Price...

"Si, è vero, tanti ritiri illustri, ma la notizia non è tanto che piloti di prima fascia abbiano abbandonato la corsa...questo succede sempre nelle dinamiche della Dakar...ma piuttosto che lo abbiano fatto nei primi quattro giorni di gara. Poi è indubbio che l'uscita di scena di Nasser Al-Attiyah alla seconda speciale abbia levato, forse, un po' di pepe alla corsa essendo un pilota che puntava alla sua terza vittoria complessiva. Carlos Sainz, invece, possiamo dire essere miracolato, come il suo navigatore Lucas Cruz. Durante la quarta tappa di 521 chilometri da San Salvador de Jujuy (Argentina) a Tupiza (Bolivia), infatti, all'uscita di una curva veloce sono precipitati in una scarpata per alcune decine di metri, cappottando e distruggendo in gran parte la loro Peugeot 3008 Dkr. I video dell'accaduto sono veramente spaventosi, tanto che al al bivacco nel giorno di riposo di La Paz ho raggiunto Lucas e l'ho abbracciato piangendo...era vivo, tutto intero e sano, ma le immagini avrebbero fatto pensare a chiunque a tutt'altro epilogo. Proprio per questo bisogna assolutamente sottolineare e ringraziare l'altissima sicurezza dei veicoli che partecipano in questi anni alla Dakar: senza un'accurata ricerca nei materiali e nella struttura del telaio, forse oggi non potremmo raccontare certe storie"

Per quanto riguarda l'Italia, il bollettino medico/tecnico parla di una mezza Caporetto: fuori ad esempio Botturi, Cerutti, Manca, Metelli e il padovano Olivetto...

"Sicuramente la sfortuna ha colpito il 'Bottu" che è stato costretto al ritiro nei primi giorni, fatto che è dispiaciuto veramente a tutti. Idem Cerutti che si è lesionato un tendine della mano...una ferita che, tra l'altro, ci ha fatto preoccupare non poco all'inizio. Le ultime speciali però hanno lasciato un conto in sospeso con l'Italia: fuori Manca, Metelli e Olivetto. Se per il sardo si è trattato di una polmonite che sicuramente non puoi prevedere, nessuno si sarebbe però nemmeno immaginato che Livio potesse cadere in maniera rovinosa tanto da abbandonare la gara. Lui che è sempre attento, meticoloso, preciso...Per Olivetto, invece, pare si sia trattato di un problema meccanico di poco conto, risolvibile col senno di poi. Purtroppo però Matteo non era forse lucido in quella tappa, dopo diversi giorni parecchio difficili, ma è comunque un 'dakariano' ormai, anche se non è arrivato alla fine: è infatti uno dei pochi che può vantare di aver dormito nel deserto per una notte intera, in attesa del camion balai su cui ha poi viaggiato per ben 12 ore (tanto da finire, grazie al collega Lyndon Poskitt, nella clip televisiva "Dakar Heroes" preparata da ASO, n.d.r.). E vi assicuro che anche tra i più importanti piloti a livello internazionale, o addirittura tra i vincitori, veramente in pochi possono fregiarsi di questa esperienza comunque unica nel suo genere"

Tanti azzurri sono però anche arrivati al traguardo e una menzione di merito va soprattutto alla PanDakar che, dopo alcuni tentativi poco fortunati, ha finalmente visto Buonos Aires...

"Beh, che dire della PanDakar: un regalo posticipato di Natale! Dopo quattro tentativi andati a vuoto, finalmente il progetto tutto italiano della Orobica Raid ha visto il traguardo. Tra l'altro, noi italiani facevamo talmente il tifo per loro che, quando l'organizzazione comunicava l'annullamento di una speciale, festeggiavamo sapendo bene che per la coppia Giulio Verzeletti-Antonio Cabini sarebbe stata una giornata in meno di sofferenze. Un risultato meritato, un premio per tutto il team".

Altro progetto interessante giunto al traguardo è, inoltre, quello della elettrica Acciona...

"Si, un bel risultato anche per il progetto eco-sostenibile ed elettrico del Team Acciona. La 100% EcoPowered è difatti la prima macchina elettrica a portare a termine il rally più duro del mondo, unica auto a completare la competizione senza consumare carburante e senza emettere CO2. Per lei però è da dire che l'ASO ha chiuso entrambi gli occhi ad un certo punto. Nella giornata tra l'8^ e la 9^ tappa, infatti, una frana ha colpito parte del tragitto riservato ai camion e due mezzi di assistenza della Acciona sono finiti persino cappottati, costringendo l'auto a fermarsi per mancanza di batterie di scorta. Questo avrebbe dovuto tramutarsi in un ritiro ufficiale quindi, ma il team ha chiesto all'organizzazione di poter ripartire comunque il giorno seguente una volta arrivata la propria assistenza e, nonostante il regolamento, l'ASO ha effettivamente deciso di riammettere in classifica la Acciona, anche se all'ultimo posto, abbonandole sostanzialmente una giornata di gara. Due pesi e due misure quindi nell'applicazione del regolamento? Questione delicata, però è forse giusto così in questo caso"

Tornando in Italia, non possiamo dimenticare l'impresa di Gianluca Tassi, "icona" della disabilità in gara insieme agli spagnoli Isidre Esteve e Albert Llovera e al francese Philippe Croizon

"Gianluca è stato davvero incredibile con il suo Ford Raptor dell'R Team. Lo si vedeva sempre con il sorriso in viso, ma pochi sanno quanto abbia realmente patito in corsa a causa delle sue condizioni fisiche. Ha fatto quasi l'impossibile, come anche Esteve e Llovera, davvero bravi. Per Croizon invece si tratta di qualcosa a parte direi, considerando che il francese è si un personaggio mondiale ormai, ma non ha purtroppo né gambe né braccia. Lui ha una forza d'animo incredibile in tutto quello che fa, ma una lancia va spezzata obbligatoriamente anche per il connazionale Yves Tartarin che gli ha costruito un mezzo su misura e che è stato il suo angelo custode sul tracciato. Un applauso quindi a tutto il team per averlo costantemente supportato, ma anche un bravo a Croizon stesso, uomo veramente potente e carismatico"

Veniamo ora al Veneto: Padova e Belluno possono infatti esultare per la grandissima prestazione dei gemelli De Lorenzo...senza però dimenticare l'intramontabile vicentino Franco Picco!

"Veneto alla grande davvero, anzi, direi Triveneto grazie anche al pordenonese Alessandro Ruoso. Per quanto però riguarda 'i gemelli', non avevo alcun dubbio che sarebbero arrivati al traguardo con la loro Toyota preparata dal team spagnolo Jaton Racing: loro hanno un modo di approcciarsi alla corsa e di guidare che è quello giusto per la Dakar, sono stati quindi bravissimi! Per Franco invece 'tanto di cappello': quest'anno il campione vicentino era in una classe difficilissima come quella della malle-moto. A causa però di alcuni piccoli problemi tecnici, magari sottovaluti ad una prima valutazione a inizio gara, Franco si è presto ritrovato incastrato nelle posizioni più arretrate per il resto della corsa e ha quindi dovuto faticare più di altri. Inoltre, in questa categoria si dorme meno e spesso male, oltre a dover lavorare autonomamente sulla propria due ruote molte volte a notte fonda. A 61 anni è quindi un qualcosa di cui andare veramente fieri!"

Il 2017 verrà però anche ricordato per l'ampia quota rosa sul podio finale: nelle moto sono arrivate alla fine atlete del calibro di Laia Sanz, Rosa Romero-Font e Anastasiya Nifontova, nelle auto Cristina Gutiérrez e nei quad la "rosea" Camelia Liparoti...

"Qui i 'piloti cattivi' direbbero chè è stato così perchè la gara era facile, una battuta abbastanza comune in passato, ma ormai messa in naftalina dopo che Laia Sanz è arrivata 9^ in classifica generale, tenendosi dietro quindi molti di loro. Rosa Romero Font (moglie del due volte vincitore della Dakar Nani Roma) invece è stata carinissima e ha persino 'assunto' Franco Picco come suo personale 'mochilero-portatore d'acqua' e il loro abbraccio all'arrivo è stato davvero bello. Anastasiya è poi stata brava ad arrivare alla fine della sua prima esperienza dakariana nonostante mancasse di una vera e propria preparazione specifica, mentre Camelia non è più una novità: lei forse non vincerà mai una speciale, ma sa difendersi benissimo ed è sempre costante, elemento che poi alla fine conta tantissimo nell'ottica di una gara. Brava infine anche la Gutiérrez, sicuramente".

Per concludere una domanda sul futuro della "gara più dura al Mondo": in tanti pensano ad un prossimo trasferimento della Dakar in Centro-Nord America (o eventualmente il passaggio in Brasile) o persino lo spostamento in Asia...a te cosa piacerebbe?

"Il futuro della gara è sicuramente interessante. Per quanto riguarda il Brasile, se ne parla ormai da molti anni, ma il Governo locale ha già speso moltissimo per le Olimpiadi di Rio de Janeiro e per i Mondiali di Calcio e quindi non è ancora il suo momento. La Dakar in Asia non ci credo nemmeno se la vedo: l'ASO con i cinesi non durerebbe nemmeno due giorni, caratteri troppo diversi, la trovo quindi un'idea non praticabile. Più interessante invece l'annosa proposta di Etienne Lavigne di raggiungere l'Ecuador, ma non sarà un'impresa facile mettere tutti d'accordo. Attenzione però al 2018 intanto: se come si vocifera si tornerà a correre in Bolivia, il prossimo anno non vedremo al via più di 150 equipaggi. E quest'anno si è già toccato il minimo storico, in Sud America, con 318 mezzi alla partenza"

P.S Esulando dal Sud America un attimo, una menziona speciale è doverosa per Paolo Ceci, sfortunatissimo all'Africa Eco Race...nella quale però si è distinto egregiamente Pelloni...

"Paolo ha fatto una grandissima gara, davvero, e si può dire sfortunato solo a causa di una giornata storta che lo ha privato del podio. Ha però il merito di aver condotto al traguardo la 'Honda Africa Twin'. Lui è un grande pilota, oltre che persona, e sicuramente non ha problemi a dormire nel deserto e arrivare tardissimo al bivacco...anzi, come si dice a Roma, per lui questi sono 'bruscolini'! E' stato quindi davvero bravo e ha fatto una gara bellissima. Ha assaporato la vittoria anche, ma credo che lui si senta comunque soddisfatto per aver riportato nel Continente Nero la 'Africa Twin', che è nata proprio lì, sui tracciati della Parigi-Dakar originale. Ha regalato perciò una gioia immensa al suo team e a chi lo segue. Infine, sono molto contenta per lui anche per il nuovo ruolo che ha assunto negli ultimi giorni, ossia quello di tracciatore per il Campionato Italiano Motorally e Raid TT. Spero solo che questo incarico non gli impedisca di tornare anche nel 2018 all'Africa Eco Race".

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