E' ufficiale, la campionessa trevigiana Silvia Marangoni si ritira

Sarà tecnico federale e coordinatrice della Commissione della specialità del pattino in linea. L'intervista al sito ufficiale della Federazione Italiana Sport Rotellistici

TREVISO “Sono stata una ragazza fortunata perché ho realizzato un sogno: sono diventata campionessa mondiale dello sport che amo e l'ho fatto per 11 volte. Questo mi è costato fatica e tanto sacrificio. Perchè come dice Carl Lewis c'è un solo modo di allenarsi: quello giusto. C'è un solo modo di vincere: quello giusto. E c'è anche un modo di ritirarsi: quello giusto. Ho deciso di farlo all'apice. Da campionessa mondiale. Dico basta. È stato un vero piacere poter fare quello che ho fatto, ho amato ogni singolo minuto". Così Silvia Marangoni, la pattinatrice delle Fiamme Azzurre 11 volte campionessa del mondo di pattinaggio artistico (specialità inline) annuncia il suo ritiro dalle competizioni. Così riportiamo dal sito www.fisr.it.

"Credo che essere campioni significhi anche sapere quando dire basta. Quando fermarsi. Lo devo al lavoro, alle medaglie che ho vinto, al mio talento e soprattutto a tutte quelle persone che credono in me ed ai bambini e alle bambine che alleno ogni giorno. Ho deciso di dire basta perchè fisicamente ero al limite e soprattutto l'ultimo infortunio mi ha insegnato che dopo tanti anni che tiravo il mio corpo al massimo era necessario rallentare. Ho deciso di dire basta perchè sentivo che anche le motivazioni venivano a mancare. Testa e cuore mi hanno fatto capire che era il momento di appendere i pattini al chiodo. Noi campioni siamo un esempio: ora posso insegnare ai giovani che tutti possono vincere, ma il segreto è fare sport con passione e per piacere come dice Carl Lewis".

“Dopo la vittoria del 10° titolo con la prestazione migliore di sempre credevo di poter gareggiare per altri 10 anni, ma a poche settimane è arrivato l’infortunio l’ernia cervicale che ha compromesso la preparazione mondiale ed è stato un miracolo esserci a Reus anche se sono arrivata seconda. Lì mi sono detta dimostra al mondo che sei la più forte. Rialzati e allenati dopo il 200%. Così è stato e a Calì sono riuscita a riprendermi ciò che era mio: la medaglia d’oro. Crederci sempre e mollare mai. È il mio motto. La mia stella polare. Ho capito però che ero arrivata. Dopo quella vittoria gli infortuni sono stati più frequenti e l’ernia ha ricominciato a darmi fastidio. Ho riflettuto. Ripeto non solo per l’infortunio, ma anche per le motivazioni. Quando si cade e ci si rialza lo sforzo è ancora maggiore. E prima o poi devi guardarti negli occhi e nel cuore e dire basta”.

"In questo momento che naturalmente porta con sé un po’ di tristezza e malinconia un pensiero speciale va a Giovanni Malagò, un grande presidente perché ha saputo dare attenzione e sensibilità ad uno sport come il pattinaggio artistico che non è sempre sotto la luce dei riflettori. Mi ha fatto un bellissimo regalo con il Collare d’Oro ed ha contribuito a dare forma al sogno standomi sempre vicino e non facendomi mai mancare il mio sostegno”. "La mia storia d'amore con il pattinaggio, però, non finisce qui. E ora che è ufficiale posso dire che grazie al presidente della mia federazione Sabatino Aracu, al responsabile di settore Ivano Fagotto e al consigliere federale Marika Kullmann e a tutta la Federazione Italiana Sport a Rotelle che mi hanno nominato tecnico federale e coordinatrice della commissione della specialità del pattino in linea. Proprio in questi giorni sto scrivendo il regolamento per i prossimi anni."

"La mia carriera mi ha regalato medaglie e vittorie e questo grazie ad uno staff straordinario che mi ha sempre seguito con competenza e professionalità. Naturalmente non posso che iniziare da chi mi ha trasformato da un'atleta vincente ad una campionessa: Samo Kokorovec. Il mio allenatore un fuoriclasse assoluto che mi ha insegnato tecnica e mentalità. E poi ringrazio chi mi ha seguito con dedizione e professionalità Andrea Barbieri, Michele Petranzan, Alex Rossi, Massimiliano Zappalà, Luigi Tonetto e Cesare Stallone."

"E proprio oggi che dico addio alle gare non dimentico le mie origini in quella pista di cemento in cui sono cresciuta e dove ho pattinato al freddo e con la nebbia con la casacca dello Skating Club Oderzo. La mia carriera mi ha riservato, poi, l'onore di vestire la maglia delle Fiamme Azzurre rappresentando il nostro Paese con il gruppo sportivo della Polizia Penitenziaria". "Se posso lanciare un messaggio ai giovani che si avvicinano allo sport è questo: dite sempre no al doping. Un doppio no senza se e senza ma. La ricetta vincente è una sola: lavoro, lavoro, lavoro. Il talento è fondamentale, ma va allenato. Questo cerco di insegnare ai giovani talenti che ogni giorno vedo in pista". “Ho sempre pensato – conclude la campionessa citando Mohamed Alì – che se la mia mente può concepirlo ed il mio cuore può crederlo, allora io posso compierlo”.

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