Scalatore trevigiano ripete una delle arrampicate più dure delle Dolomiti

Thomas Comin, ventunenne originario di Ospedaletto, è riuscito a portare a termine "Movimenti tellurici", storico test d'arrampicata nella falesia di Igne in provincia di Belluno

Foto tratta dal profilo Instagram di Thomas Comin

Il trevigiano Thomas Comin, a soli 21 anni si conferma uno dei talenti più promettenti dell'arrampicata di Marca. Domenica 9 dicembre è infatti riuscito a portare a termine una delle vie più impegnative di tutte le Dolomiti nella falesia di Igne in provincia di Belluno.

«Movimenti tellurici è cominciata come un gioco, un azzardo - racconta Comin sul suo profilo Instagram - Provare a mettere le mani su qualcosa che pareva impossibile, lontana anni luce. Un'avventura durata tre mesi cercando e tirando fuori insieme ai miei compagni di arrampicata tutte le soluzioni migliori. Pian piano stava diventando possibile, ce la siamo costruita tutta, mancava solo unire le due sezioni, l'uscita dal tetto e la placca strapiombante, l'ultimo piccolo abisso. Sabato 8 dicembre siamo tornati ad Igne senza nessuna ambizione particolare. Poi il mio amico Beto lo trova, l'ultimo pezzetto, la soluzione di continuità che ci serviva. Sabato spunto un giro buono ma le forze ormai stavano venendo meno e posticipo il tutto alla domenica. Finalmente ci credevo, era diventato possibile, volevo farla».

Domenica 9 dicembre i due amici tornano su con la motivzione alle stelle. Il resto è storia, tutta raccontata con emozione nelle parole del giovane trevigiano: «Mi lego, sto bene, sono emozionato, voglio farla, ma sento che la testa c'è. Parto, movimento per movimento, Beto mi guida con la voce, tutto va bene e sono fuori dal tetto, dita ghiacciate, non sento nulla ma voglio farla. Da qui parte una vera e propria telecronaca, mi spiegavo ogni passaggio ad alta voce, tutto prosegue liscio e veloce fino alla cengia.. L'ho sempre temuta, qualche scherzo dell'emozione, la stanchezza potevano tirarmi giù. La testa tiene, le dita anche, sono in piedi prendo la corda e la metto in catena. Sensazioni inspiegabili, non c'era più freddo, né stanchezza, indescrivibile. Mi calo e abbraccio il mio compagno di avventura, entrambi al settimo cielo. Calmata l'euforia generale torniamo vicino al fuoco per scaldarci e lì pian piano realizzo quel che era appena successo e che in due avevamo i soldi appena sufficienti per l'autostrada. Della serie: "fare il massimo storico della tua vita e non avere i soldi per offrire la birra a chi ha appena fatto la sicura più dura"». Anche questo è il bello dell'arrampicata.

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