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«Cambiamo rotta, ora si punta sui giovani»: ogni 100 residenti 6 avisini, ma si può fare di più

Il futuro dell’Avis è nei giovani, perché rappresentano innovazione, risorse, competenze e qualità: questa la nuova rotta nelle reti solidali

 

Le nuove rotte del volontariato del dono del sangue hanno avuto il battesimo nella cornice di Villa Fiorita a Monastier. Il futuro dell’Avis è nei giovani, perché rappresentano innovazione, risorse, competenze e qualità: questa la nuova rotta nelle reti solidali. «La nostra realtà giovanile è un dono prezioso. L’Associazione deve continuare a mantenere le porte spalancate, essere inclusiva. Dobbiamo attribuire ai giovani ruoli di responsabilità. Dobbiamo avere più coraggio, questa è la nostra sfida». Così Vanda Pradal, presidente dell’Avis Provinciale di Treviso, si è rivolta alle centinaia di donatori di sangue che sabato 30 marzo hanno presenziato ai lavori dell’Assemblea ordinaria (62esima) dell’associazione di volontariato, oltre 34.300 soci, nella Marca Trevigiana.

Presenti nella Sala Congressi di Villa Fiorita a Monastier oltre 400 donatori di sangue, in rappresentanza delle 89 Comunali Avis del Trevigiano. A seguire i lavori nella splendida cornice del ‘700 che conserva ancora oggi tutto il suo fascino originario anche un centinaio tra dirigenti, medici, autorità e ospiti. Tanti i messaggi giunti in sala, a iniziare dal presidente della giunta regionale Luca Zaia: «Siete una risorsa importante e indispensabile per la nostra sanità». Monastier, Roncade, San Biagio di Callalta e Zenson di Piave le Comunali che hanno sostenuto l’organizzazione dell’Assemblea ordinaria.

Dunque il messaggio è chiaro: spazio ai giovani, affinchè possano esprimere la loro capacità di progettare e «attuare processi di trasformazione e cambiamento anche con modelli diversi e nuovi». E in sala è stata presentata la clip di un video rivolto alle nuove generazioni che presto entrerà nelle scuole trevigiane: la storia di due ragazzi a cuore aperto e un casting di 9 donatori. «Il confronto tra i dati annuali relativi al sangue raccolto porta un segno negativo anche quest’anno. Rispetto al 2017 – spiega Vanda Pradal – siamo a meno 2.62%. La raccolta associativa è invece in controtendenza rispetto al dato complessivo e registra un incremento del 1.08% rispetto all’anno precedente».

E’ statisticamente ormai consolidata, inoltre, la preferenza dei donatori per i giorni festivi e gli orari extra-lavorativi. «La nostra Associazione deve fare un’autocritica e deve interrogarsi per offrire nuovi stimoli alla generosità del dono del sangue. Il ruolo e il sostegno operativo dell’Azienda sanitaria – continua Vanda Pradal – rimane pertanto primario». La presidente non ha nascosto un suo sogno, che ha esortato nel continuarlo a coltivare: «Quello che ciascun donatore possa effettuare la donazione in qualsiasi CT (Centro Trasfusionale, ndr) del nostro territorio nazionale e in prima istanza anche su quello regionale». Un antidoto rispetto a politiche di proselitismo e competizioni non coerenti con la mission dell’Avis: «Nel bene non può esserci competizione». L’accoglienza dei donatori è stato un altro tema affrontato dall’esecutivo dell’Avis Provinciale di Treviso. «Dedicare tempo, competenza, cura all’accoglienza dei donatori nuovi e vecchi ha un valore immenso - è stato sottolineato -. Quest’anno abbiamo una risorsa in più rappresentata da una volontaria del servizio civile impiegata proprio nell’accoglienza del CT di Treviso».

Tra i dati nuovi dei nuovi donatori di sangue da segnalare quella delle fasce d’età: 39.16% tra i 18 e 25 anni; il 22.89% tra i 26% e 35%. La sinergia con il Dipartimento resta per l’Avis Provinciale di Treviso fondamentale. E dopo la recente nomina del nuovo direttore Arianna Veronesi «c’è una ulteriore occasione di confermare e rafforzare questa collaborazione». Ottimi i risultati conseguiti dalla “Scuola strategica” finalizzata a garantire le attività educative negli istituti scolastici delle primarie, secondarie di primo e secondo grado di tutto il territorio per lo scambio di buone prassi. Le scuole trevigiane coinvolte sono state 38, le classi 174 e gli studenti oltre 3.500.

Sostegno anche per la ricerca. E’ stato ricordato che la Regionale, con le collaborazioni delle Provinciali e Comunali del Veneto, ha organizzato il 14 aprile la giornata “Avis per la ricerca”. Attenzione particolare per la riforma del Terzo settore. «Mancano ancora numerosi decreti attuativi e rimangono aperti – ha aggiunto la presidente dell’Avis – parecchi punti interrogativi sull’esito finale della riforma. Vogliamo sperare che la riforma introduca effettive agevolazioni per l’attività di chi sceglie di svolgere volontariamente e gratuitamente un servizio per la comunità». La stessa assemblea (ma in seduta straordinaria) ha provveduto la riforma dello statuto dell’Avis. Competenza tecnica e passione per l’Avis – è stato sottolineato – sono obiettivi per una buona comunicazione: «Dare voce alle nostre istanze associative con tutto l’impegno possibile è un valore acquisito nella Associazione». Tante le testimonianze, contributi e interventi nel corso dei lavori. Come quello di Gino Foffano, consigliere nazionale dell’Avis: «Come sarà l’Avis tra 5 anni nel rapporto con la società civile, la politica e con i donatori? Abbiamo bisogno di una associazione snella, elastica che sappia conferire con l’attimo. Agiamo subito e apriamo tavoli di lavoro sul futuro dell’Avis Nazionale. La strada è quella della condivisione».

Tra le testimonianze quella del medico Bernardino Spaliviero che, a 66 anni compiuti, per la normativa regionale del Veneto non può più donare. Così non è in altre regioni d’Italia, come in Emilia Romagna. E nei giorni scorsi con tanto di carte e fotografie che tutti hanno visto in sala ha potuto continuare a donare il sangue. Così l’appello alla sua Regione: «La normativa del Veneto deve cambiare, un italiano di 75 anni – ha detto – oggi dimostra biologicamente non più di 65 anni». Una “frecciatina” alla giunta regionale, che ha raccolto il pieno plauso della platea di donatori di sangue. Via libera dall’Assemblea anche al Codice etico e protocollo d’intesa tra le Avis della provincia di Treviso. E infine sono stati eletti i delegati all’Assemblea regionale del prossimo 13 aprile a Bassano del Grappa e a quella Nazionale di maggio a Riccione.

“I VOLTI DEL DONO” - Ioana Madalina Gaborean («Ho deciso di donare dopo un incidente stradale, il sangue donato mi ha salvato »), Umberto Bresolin («Dopo la donazione di sangue a mia moglie durante il parto, sono diventato avisino anch’io», Alberto Scapinello sono i nuovi vincitori del concorso “I Volti del Dono” promosso dall’Avis Provinciale di Treviso. I tre donatori di sangue sono tutti dell’Avis Comunale di Vedelago e iscritti dal 2019. Un anno in carica, quali testimonial, fino alla conclusione del prossimo concorso che terminerà con l’assemblea del 2020.

LE DONAZIONI - Il 2018 ha registrato una raccolta complessiva di 48.078 sacche, con un decremento del 2.62% rispetto all’anno precedente. Mai si è verificata una emergenza. Ecco la tipologia raccolta per punto di prelievo con incidenza sul totale: CT Castelfranco 6.234; CT Montebelluna 4.761; CT Conegliano 6.478; CT Vittorio Veneto 3.228; CT Treviso 12.319; CT Oderzo 1.473; CT fuori prov. 253; U.D.R. 13.332. La raccolta associativa è stata di 13.332 unità, con un incremento dell’1.08%. Le sacche di sangue intero sono state 39.585, quelle della plasmaferesi 7.508 e delle piastrine 985.

I DONATORI - Ogni 100 residenti ci sono 6 avisini nella Marca. I soci donatori nel 2018 risultano 34.300, di cui attivi 31.495. Tra i soci attivi si registrano 11.024 femmine e 20.471 maschi. Le donazioni, invece, registrano 13.606 femmine e 34.472 maschi. Ecco il quadro sulla nazionalità dei 34.300 soci. Italiana: 11.216 femmine e 20.611 maschi; europea: 766 femmine e 1.007 maschi; extra europea: 286 femmine e 414 maschi. I nuovi iscritti sono 2.551, esattamente 230 unità in più rispetto al 2017. L’indice di raccolta per 1.000 abitanti della provincia di Treviso si attesta al 45.93% (2017 il 47.28%) a fronte di una media regionale di 52.31%. Il trasfuso (numero emazie) a livello dipartimentale si è attestato su un +4.2% (+1.377 sacche rispetto al 2017). Il Trasfuso (unità di plasma Tot) a livello dipartimentale si è invece attestato su un +10.8% (+351 unità rispetto al 2017).

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