Comuni contro lo Stato: "Rivogliamo 50 milioni di euro"

Prima la diffida poi il ricorso al Tar. Sono cinquanta i Comuni della provincia di Treviso che chiedono e pretendono il recupero dei Fondi di Solidarietà: "Così educhiamo lo Stato al rispetto della Costituzione e delle leggi"

 

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Diffida per recuperare le somme del Fondo di Solidarietà 2015 (24 milioni di euro) e nuovo ricorso al Tar per il Fondo di Solidarietà 2018 (ulteriori 26 milioni di euro). Sono le due iniziative legali che l’Associazione dei Comuni della Marca Trevigiana sta mettendo in campo per tutelare i Comuni trevigiani interessati da provvedimenti statali non rispettosi del principio costituzionale dell’“autonomia finanziaria di entrata e di spesa” degli enti locali (art. 119). «È mia profonda convinzione che la dialettica tra le diverse articolazioni dello Stato debba essere posta sul piano politico, non legale – afferma Mariarosa Barazza, presidente dell’Associazione Comuni della Marca Trevigiana -. Tuttavia, vale il detto: “A mali estremi, estremi rimedi”. Con queste iniziative auspichiamo di rimettere sui binari della legittimità costituzionale i provvedimenti che il governo assume in materia di finanza locale».

Ma vediamo in dettaglio i due provvedimenti. Il primo è la diffida allo Stato affinché adempia a quando stabilito dalla sentenza del Consiglio di Stato che, lo scorso aprile, ha confermato la sentenza del Tar Lazio 2554/2017 tramite la quale è stato riconosciuto il diritto dei 44 Comuni trevigiani ricorrenti contro la ripartizione del Fondo di Solidarietà 2015 a vedersi restituite le somme a credito. La diffida chiederà dunque che venga ottemperata la sentenza con la restituzione dei 24 milioni di euro che i Comuni trevigiani hanno versato allo Stato in base al DPCM annullato. 

La sentenza del Tar prima, e la conferma del Consiglio di Stato poi, nascono dall’accoglimento di uno dei motivi di ricorso, che è stato assorbente rispetto ad altri, e che è quello derivante dal ritardo con cui lo Stato ha emanato il DPCM di riparto del Fondo di Solidarietà 2015. Un ritardo grave: il DPCM per legge doveva essere emanato entro il 31 dicembre 2014, e fu invece pubblicato in Gazzetta Ufficiale solo nel settembre 2015, ben oltre il termine di scadenza fissato per l’approvazione dei bilanci preventivi da parte dei Comuni. Come può un Comune programmare i servizi ai propri cittadini in assenza di risorse certe per un inammissibile ritardo dell’ente sovraordinato in questo caso lo Stato?

Il Governo aveva resistito contro la sentenza del Tar al Consiglio di Stato, ma la massima autorità in materia di giustizia amministrativa ha deciso che i Comuni trevigiani hanno ragione da vendere. Questa giurisprudenza fa scuola. Ed è in base a questa che l’avv. prof. Luca Antonini, il legale che ha redatto i ricorsi su incarico dell’Associazione dei Comuni della Marca Trevigiana, sta predisponendo, oltre che la diffida, il nuovo ricorso al Tar per l’annullamento del DPCM relativo al Fondo di Solidarietà 2018. Questa è la seconda iniziativa legale che il Sindacato dei Comuni trevigiani sta predisponendo. 

«È una battaglia molto seria a difesa del corretto svolgimento dell’autonomia comunale così come garantita dalla Costituzione – spiega l’avv. prof. Luca Antonini -, una battaglia che è stata pienamente accolta dai giudici amministrativi che si sono eretti a tutela della democrazia municipale e della possibilità dei Comuni di funzionare correttamente programmando per tempo la propria spesa. È dunque una battaglia per la civiltà giuridica rispetto la quale i giudici amministrativi dimostrano grande sensibilità e grande coraggio, riconoscendo la fondatezza delle argomentazioni giuridiche che abbiamo prospettato». Al nuovo ricorso vi hanno aderito stavolta 50 Comuni, intenzionati a richiedere indietro 26 milioni di euro.

Infatti, la situazione 2018 è speculare a quella 2015, pur essendo cambiati alcuni riferimenti normativi (è mutato infatti l’impianto normativo relativo al Fondo di Solidarietà) e scadenze di legge. Il decreto di riparto del fondo doveva essere emanato entro il 30 ottobre 2017 invece è stato pubblicato il Gazzetta Ufficiale solo il 10 aprile 2018, quindi circa 5 mesi dopo e a termini già scaduti per la presentazione dei bilanci preventivi comunali (31 marzo). Questo dimostra che la prassi adottata dalle Autorità centrali ha bellamente ignorato la sentenza del Giudice amministrativo e ripetuto lo stesso errore a danno delle autonomie comunali e della loro possibilità di programmare adeguatamente.    

Ecco che, anche quest’anno, si sono ripresentati i presupposti per un nuovo ricordo al Tar dei Comuni trevigiani che avessero l’interesse a farlo, ovvero quelli che hanno negativa la voce di trasferimento relativa al Fondo di Solidarietà.  «Il mio appello ai colleghi Sindaci e assessori al Bilancio è ad aderire al ricorso: l’unione in questi casi fa davvero la forza – conclude la presidente Barazza -. L’Associazione da tanti anni si batte per far rispettare ai governi di ogni “colore” il dettato costituzionale che ha voluto la Repubblica, “una e indivisibile”, che “riconosca e promuova” le Autonomie locali, “adeguando i principi e i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”».

Stamattina, alla conferenza stampa di presentazione delle iniziative dell’Associazione Comuni della Marca Trevigiana, erano presenti i Sindaci o i loro delegati dei Comuni di: Altivole, Carbonera, Casier, Conegliano, Godega di Sant’Urbano, Mareno di Piave, Montebelluna, Ponte di Piave, Povegliano, Quinto di Treviso, Riese Pio X, San Pietro di Feletto, San Polo di Piave, Sernaglia della Battaglia, Silea, Portobuffolè e Roncade. 

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