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Fase 2, proteste in tutta la Marca: centri sociali in Piazza dei Signori

Giovedì 30 aprile prima giornata di mobilitazione nazionale lanciata da Adl Cobas e SI Cobas. I militanti del centro sociale Django e il coordinamento Studenti Medi Treviso hanno organizzato una conferenza stampa in Piazza dei Signori a Treviso, di fronte alla Prefettura. In mattinata iniziative di protesta al magazzino Geox di Signoressa (magazzino per cui Geox ha deciso di non anticipare la cassa integrazioni ai lavoratori) e presso l'ospedale Ca' Foncello (dove anche Serenissima ha deciso di non anticipare la cassa integrazione)

 

Nella giornata di mobilitazione nazionale di giovedì 30 aprile i militanti del centro sociale Django di Treviso sono scesi in Piazza dei Signori per manifestare con un messaggio chiaro: «Riapriamo una stagione di lotta, redditi e diritti per tutt*».

I manifestanti intervenuti davanti alla Prefettura di Treviso hanno detto: «Crediamo importante andare oltre la dicotomia tra “aprire tutto” e “tenere tutto chiuso”: questa emergenza ha disvelato tutte le enormi contraddizioni insite nella nostra società, e le risposte, qualsiasi esse siano, mirano ad una ripresa (immediata o posticipata) di tutte le attività, nel tentativo di riprendere il filo da dove si è interrotto il 7 marzo scorso. Noi crediamo invece che “andrà tutto bene” solo se nulla tornerà come prima. Per questo l'unica riapertura di cui vorremmo parlare è di una stagione di lotta che trasformi in rivendicazione tutte le pratiche di mutualismo che dal basso sono nate nei nostri territori, che rimetta al centro del discorso l'abbattimento delle disuguaglianze sociali, la costruzione di un sistema più giusto di welfare, un accesso al reddito universale per tutt*. Per convivere con il virus non può essere sufficiente una mascherina e il distanziamento sociale, ma è necessario costruire adeguati strumenti di protezione collettiva perché nessun* resti indietro. Per questo siamo scesi in piazza oggi, e per questo ci prepariamo a tornarci tutte le volte in cui sarà necessario, al fianco di chi avrà voglia di combattere per i propri bisogni e per i bisogni di tutt*, al fianco di lavoratori e lavoratrici, di student* ed invisibil*».

La protesta delle lavoratrici di Serenissima

Giovedì 30 Aprile e venerdì 1 Maggio sono state proclamate due giornate di mobilitazioni e scioperi perché la Fase 2 sia una ripresa delle mobilitazioni e delle rivendicazioni sociali e lavorative.

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Le lavoratrici e i lavoratori Serenissima hanno aderito alla protesta pubblicando questa nota: «Abbiamo sperimentato e sperimentiamo quotidianamente l'enorme contraddizione che l'emergenza Coronavirus ha reso visibile a tutti. In particolar modo appare evidente come il meccanismo degli appalti e delle privatizzazioni dei servizi pubblici, siano essi negli ospedali o nelle scuole, abbia portato ad un peggioramento dei servizi e ad una progressiva erosione dei diritti dei lavoratori. Da anni portiamo avanti le battaglie nei nostri posti di lavoro, dovute alla volontà da parte di Serenissima di far quadrare i bilanci, costi quel che costi. Ora questa contrapposizione si è palesata in tutta la sua forza: da un lato ci siamo noi, lavoratrici e lavoratori: abbiamo dovuto combattere per poter avere a disposizione i dispositivi di protezione individuali, ci è stato negato il diritto al tampone nonostante il nostro luogo di lavoro sia stato il focolaio del virus, e non abbiamo potuto usufruire dell'anticipo della FIS. Dall'altra c'è Serenissima, che su tutti questi temi non ha voluto nemmeno avere un confronto con i lavoratori, come se noi fossimo solo numeri di matricola e elementi di bilancio da incasellare a somma zero. In particolar modo troviamo vergognoso che Serenissima non sia stata disposta a ritrattare le condizioni di erogazione della FIS: come è possibile che un gigante della ristorazione non possa contrattare con le aziende committenti, che per altro sono per la maggior parte enti pubblici, in modo da facilitare l'accesso alla FIS anticipata ai propri dipendenti? Invece si preferisce, in un ottica di pareggio di bilancio, far ricadere tutte le iniziative sui lavoratori e sulle lavoratrici. Crediamo che l'uscita da questa crisi e la convivenza con il virus non possano prescindere da un cambiamento del sistema degli appalti e del welfare. Crediamo che si debba dire basta alle privatizzazioni dei servizi pubblici, i quali invece meritano grandi investimenti. Crediamo sia necessaria una semplificazione degli ammortizzatori sociali e che questi siano immediatamente nella disponibilità dei lavoratori che ne devono usufruire, senza che le responsabilità in merito all'erogazione sia rimbalzata tra datori di lavoro, committenti, Inps, regioni e banche. La garanzia del reddito è un elemento da cui non si può prescindere, indipendentemente dal tipo di lavoro ( o non lavoro) che viene svolto. Per questo abbiamo deciso di aderire alla giornata di mobilitazione del 30 aprile e 1 maggio, e chiediamo quanto prima un incontro all'Ulss, a Serenissima e ai comuni di Mogliano e Martellago per discutere l'integrazione al 100% della FIS a carico della società e l'avvio di un percorso che miri all'internalizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori nelle aziende committenti. Non abbiamo più tempo da perdere, la nostra fase 2 è la riapertura delle mobilitazioni per il rispetto dei lavoratori e delle lavoratrici. L'unico profitto che vogliamo sono servizi più efficienti e condizioni di lavoro dignitose».

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