Intimità violata: dalla Marca la petizione per chiedere una legge contro il "revenge porn"

Sulla piattaforma Change.org sono state quasi raggiunte le 73mila adesioni nel giro di una settimana e tra i sostenitori figura anche la deputata Laura Boldrini

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Da una settimana le associazioni "Insieme in Rete", "i Sentinelli" e "Bossy" hanno lanciato una petizione online sulla piattaforma www.change.org (per firmare vai a questo LINK) per chiedere alle istituzioni italiane di varare una legge contro il cosiddetto "revenge porn", ovvero quella pratica che consiste nella pubblicazione – o nella minaccia di pubblicazione, anche a scopo di estorsione – di foto o video intimi senza il consenso della persona interessata, spesso in risposta alla chiusura di una relazione sentimentale. Un fenomeno umiliante, lesivo della dignità della vittima (spesso inizialmente inconsapevole) e che può condizionare la vita delle persone coinvolte, anche nella ricerca di un impiego e nei rapporti sociali, fino ad arrivare ad episodi drammatici come il suicidio della 33enne napoletana Tiziana Cantone, il 13 settembre 2016, dopo che un suo video hard era diventato virale in Internet.

Si tratta di un fenomeno che oggi colpisce un alto numero di ragazze ma che in Italia ancora non viene totalmente tutelato a causa dell’assenza di una legge ad hoc (mentre è riconosciuto come reato in Germania, Israele, Regno Unito ed in trentaquattro Stati degli Usa). Appoggiata anche dalla deputata Laura Boldrini, la petizione è diventata in breve tempo virale e continua, ora dopo ora, a ricevere numerose adesioni. La 27enne montebellunese Silvia Semenzin, portavoce della campagna, ci spiega da dove nasce il progetto. “Sono stata testimone di atti di violenza online sulle donne, ho visto le tante sfumature che può prendere il revenge porn, soprattutto quelle più subdole. Tutto però è nato poco più di un anno fa, quando ho scritto un post in Facebook, fin da subito ricodiviso da centinaia di eprsone, nel quale denunciavo pubblicamente l’uso di chat tra amici per diffondere materiale intimo riguardante ragazze spesso inconsapevoli. Nel frattempo - continua Silvia - ho iniziato a lavorare presso l’Università di Milano, parimenti collaborando con Amnesty International per cercare di capire meglio il fenomeno del revenge porn in tutte le sue forme e, soprattutto, per tentare di comprendere quale fosse il numero di donne coinvolte".

Silvia scopre così, secondo i dati di Amnesty International, che in Italia una donna su cinque è vittima di una qualche forma di abuso online, dall’hate-speech fino ad arrivare all’umiliazione con diffusione di materiale erotico. A quel punto, colpita a fondo dalla tematica, decide di lanciare la petizione per chiedere una risposta pratica alle Istituzioni. “Quando ho visto coi miei occhi quello che si può arrivare a fare quando manca un’educazione all’uso di Internet, non sono riuscita a stare zitta. Ho gridato per prima al problema della violenza online sulle donne. Tante ragazze ora ci contattano e stanno iniziando a rompere il silenzio. Sono onorata di poter rappresentare questa battaglia, ma il punto è proprio che potrei averla cominciata io come chiunque altra". Silvia Semenzin, che oggi è dottoranda in sociologia all’Università di Milano e si occupa di diritti digitali, sta in definitiva cercando di sensibilizzare e informare all’uso consapevole della Rete, tanto da accademica quanto come attivista, e con "Insieme in Rete" si propone di aiutare a favorire un esercizio consapevole della cittadinanza digitale. “Quello che ci auguriamo - dichiara la 27enne trevigiana - è che questa campagna (già quasi a quota 73mila firme, n.d.r.) aiuti ad aprire il dibattito su un problema così nuovo e al contempo così diffuso. Questa è una battaglia di tutti, uomini e donne, per cercare di costruire una società meno odiosa e più rispettosa tanto offline quanto online. La deputata Laura Boldrini presenterà la sua proposta di legge il 14 dicembre a Milano. Speriamo che i nostri parlamentari accolgano di buon grado la proposta e ci aiutino a dare un segnale di cambiamento. Le vittime hanno bisogno di potersi fare giustizia”.

"Occorrono azioni di prevenzione della violenza di genere e di educazione civica digitale rivolte alla popolazione generale - conclude Silvia - per responsabilizzare in modo tangibile i gestori delle piattaforme e delle applicazioni attraverso le quali si effettua il revenge porn. Bisogna punire gli autori di reato e dotarsi degli strumenti per fermarli, oltre alla necessità di tutelare e sostenere adeguatamente le vittime, fatte oggetto di una vera e propria violazione e persecuzione, per permettere loro di tornare alla condizione di tranquillità cui tutte e tutti abbiamo diritto".

LA RISPOSTA DI LAURA BOLDRINI
"Condivido l'appello: una norma per contrastare il fenomeno del revenge porn è necessaria e il nostro Paese non può continuare a fingere che il problema non esista. La testimonianza e l’attivismo di Silvia Semenzin e delle tre associazioni che hanno lanciato la petizione, è una prova di partecipazione e di impegno civile che non può essere ignorata dalle istituzioni. Del resto i numeri di #IntimitàViolata parlano chiaro: 72.000 firme dopo una settimana, 72.000 persone che colgo l’occasione di ringraziare per aver contribuito ad evidenziare la dimensione del problema. Per questo ho deciso di impegnarmi insieme a voi e a quanti vorranno dare il loro contributo, su una proposta di legge che tuteli chi subisce la pubblicazione e la diffusione di foto o video intimi senza aver dato il proprio consenso. Una legge che oltre alle sanzioni, però, preveda anche azioni di prevenzione alla violenza di genere, lo sviluppo di un piano di educazione civica digitale e un’opera di formazione continua sulla questione dell’odio in rete. Una proposta di legge che presenterò alla Camera dei deputati all’inizio del prossimo anno e sulla quale chiederò il sostegno delle mie colleghe e dei miei colleghi di tutti gli schieramenti politici. Infine ringrazio le associazioni per l’invito a parlarne pubblicamente, sarò con voi a Milano il 14 dicembre e chiedo a tutte e tutti coloro che hanno a cuore questo tema di partecipare".

 

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Commenti (1)

  • Ormai la Boldrini è ridotta a fare da testimonial al "revenge porn"... della serie, tutto fa brodo. Ne prendo atto: d'altro canto penso sia più idonea in un simile contesto che in altri. P.S: personalemente me ne cala assai poco, a meno che non vogliano diffondere ore ed ore di sonore russate notturne...

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