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Pub, bar sono chiusi per l'emergenza del Coona virus

Pub, bar sono chiusi per l'emergenza del Coona virus

Locali, nella Marca uno su quattro rischia la chiusura definitiva

Il dato sconvolgente arriva dal settore della distribuzione del beverage. Il fermo delle attività e le serrande abbassate di ristoranti, bar e pub stanno per scatenare una gravissima crisi del comparto

Nella Marca quattro locali su dieci potrebbero non riaprire mai più, se va bene se ne salverà non più di due terzi di quelli quelli che erano attivi prima dell'emergenza per il corona virus.  E' il dato che arriva dal settore della distribuzione del beverage e che fa capire quanto il fermo di tutte le attività e le serrande abbassate di ristoranti, bar e pub stia per scatenare  una crisi di comparto dai contorni epocali, tanto da far dire a Giovanni Ferro, legale rappresentante di uno dei maggiori distributori trevigiani di bevande, la Ferro di Castelfranco Veneto, che questi sono «tempi lacrime e sangue per il settore della ristorazione. Non parliamo di flessione, diciamo invece le cose come stanno: questo è un ambito economico che adesso è a fatturato zero. Le conseguenza saranno drammatiche, tanti non riapriranno più».

L'effetto domino su tutta la filiera mette a rischio centinaia di posti di lavoro perché, come spiega Raffaella Da Pian della Da Pian 1904, uno dei maggiori distributori e importatori a livello nazionale che ha la sede a Ponzano «il nostro settore sta vivendo una fase drammatica. Quello che era un tessuto d'impresa vivace e florido adesso vede all'orizzonte solo nuvole nere. Le aziende di dimensioni piccole e medie potrebbe non farcela a rialzarsi».

«Ad oggi -sottolinea Giovanni Ferro- il 70% dei nostri clienti, a causa delle chiusure, ci ha chiesto di bloccare non solo le forniture, ovviamente, ma soprattutto i pagamenti per le partite di merce che sono state già consegnate. I flussi di cassa delle aziende distributrici sono stati rasi al suolo ma questo non vuol dire che siano state congelate anche le nostre spese. Restano gli affitti, i lotti di prodotto già arrivati in magazzino e da pagare, gli stipendi dei dipendenti, le provvigioni dei rappresentanti per il fatturato portato a casa prima del blocco. Solo per la nostra azienda il fabbisogno di liquidità nei prossimi mesi è di tre milioni di euro. In queste condizioni qualcuno resisterà, altri no. C'è rischio di fare deserto di un intero settore».

«Paghiamo  anche l'incertezza delle scelte del governo - rincara Raffaella Da Pian - non è chiaro che cosa si farà e come. Le dilazioni fiscali non sono sufficienti, spostare a maggio le scadenze non è una soluzione perché semplicemente sposta in avanti i problemi, che restano tutti. Con i fatturati a zero servirebbe qualche cosa di più forte e di più incisivo che per ora non si vede. Dire che la manovra da 25 miliardi, che è del tutto insufficiente, è solo la prima iniziativa messa in campo non offre margini di serenità ma fa aumentare l'incertezza perché nessuno sa che cosa decideranno. E l'incertezza è una nemica morta dell'impresa».

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