Adriano Panatta compie 70 anni: «Campione dentro e fuori dal campo»

Il celebre tennista, residente a Treviso ormai da sette anni, festeggia un traguardo importante. Per l'occasione sono arrivati gli auguri del Governatore del Veneto, Luca Zaia

Adriano Panatta

«Buon compleanno, Adriano! 70 primavere e non dimostrarle. Un buon compleanno all'uomo che ha scritto uno dei capitoli più importanti della storia del tennis italiano, e non soltanto per le indubbie qualità sportive, ma anche per la sua serietà, umanità e lealtà fuori dal campo. Un personaggio che abbiamo l’onore di aver adottato in Veneto, da sette anni vive infatti a Treviso, uno di quei campioni che resteranno negli annali internazionali del tennis».

Inizia con queste parole il messaggio di auguri del presidente del Veneto, Luca Zaia, ad Adriano Panatta che giovedì 9 luglio compirà 70 anni ed è ancora nella memoria collettiva di moltissimi sportivi italiani. Recentemente Panatta ha confidato a un giornalista: «Penso di essere stato una brava persona, con tutti. Non ho sospesi. Non sono vendicativo, non serbo rancore. Ho avuto parecchie delusioni poi però scordo tutto: nomi, cognomi, motivo dei contrasti. Comunque ho una certezza: ho più amici che nemici». «Ecco: Adriano è così, e solo un grande personaggio può rispondere con questi accenti di serenità - prosegue Zaia - Era cosi, Panatta, anche quando, con la vittoria su Pietrangeli nei campionati italiani disputati a Bologna nel 1970, quella che fu definita la ‘sfida assoluta’ che segnò lo spartiacque fra due generazioni di tennisti, corse ad abbracciare il più anziano rivale e rimase suo vero e sincero amico per sempre.

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E’ stato un simbolo per tanti giovani che per decenni hanno frequentato come lui i centri estivi della Fit, con le sue vittorie ha indotto tanti ragazzi a prendere in mano la racchetta per la prima volta, grazie a lui si creò un importante vivaio di tennisti e di validissimi professionisti, i circoli si riempirono di praticanti. Perché Adriano non era soltanto un campione, ma un fenomeno capace di creare un flusso positivo che così tanto bene fece al tennis nazionale. E un esempio Adriano è ancora per i tanti ragazzi che si affidano alla sua esperienza di maestro e allenatore, perché la classicità del suo tennis è fatta di tecnica ma anche di rispetto degli avversari e delle regole - conclude Zaia - Qualità che nello sport e nella vita troppo spesso vengono dimenticate. Se è vero che lo sport è maestro di vita, beh, Adriano è stato ed è davvero un Maestro, con la ‘M’ maiuscola. Ancora tanti, cari, auguri!».

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