Giovedì, 16 Settembre 2021
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Afghanistan, presidio in Piazza Borsa per la riapertura dei corridoi umanitari

La manifestazione è in programma a Treviso venerdì 20 agosto, alle ore 19. Organizzata da Associazione Caminantes e Centro Sociale Django è sostenuta da Coalizione civica. Vicinanza al popolo afghano anche da Assindustria Venetocentro e dal Comune di Asolo

Talebani

Venerdì 20 agosto, alle ore 19, Associazione Caminantes e Centro Sociale Django, hanno annunciato un presidio in Piazza Borsa a Treviso a sostegno dell'Afghanistan. La manifestazione mira ad avviare una campagna per l'apertura di canali umanitari che permettano a chiunque fugga da: guerra, terrore e povertà di raggiungere l'Europa.

Questo il commento degli organizzatori: «Sono passati vent'anni dall'inizio della guerra in Afghanistan. Vent'anni in cui i costi in termini economici e di vite umane sono stati altissimi. Solo il nostro paese ha speso oltre 8 miliardi di euro in spese militari per finanziare la presenza italiana in Afghanistan, senza contare tutte le vittime, di cui buona parte civile, cadute durante i raid Nato o gli attentati dei Talebani. L'appello è semplice: è necessario non perdere tempo e iniziare una campagna per l'apertura immediata di corridoi umanitari per garantire il passaggio sicuro a tutti coloro che scappano da guerra, miseria e terrore». Pieno appoggio anche da parte di Coalizione civica: «Pensiamo che questa scelta di solidarietà con il popolo afghano debba trasformarsi in disponibilità all’accoglienza dei rifugiati che da quel Paese stanno già raggiungendo l’Italia e che ancora più numerosi potrebbero presentarsi ai confini dell’Europa se dovessero concretizzarsi le fosche previsioni sul futuro dell’Afghanistan».

Asolo: «Porte aperte ai rifugiati afghani»

Il Comune di Asolo è uno dei 17 enti locali capofila nel Veneto del progetto "Servizio Accoglienza e Integrazione" (Sai), rivolto all’accoglienza dei titolari dello status di rifugiato e attuato in accordo col Ministero dell’Interno. La situazione in Afghanistan sta concentrando in questi giorni l’attenzione e la preoccupazione del mondo e la città di Asolo si è detta disponibile ad accogliere nel territorio comunale ulteriori profughi afghani. Attualmente i rifugiati di varie nazionalità accolti e presenti ad Asolo sono 15, ospitati in appartamenti dignitosi e seguiti dalla cooperativa che ha vinto l’apposito bando indetto dal Comune, che è l’ente di riferimento del progetto e che si rapporta, nella figura del Sindaco, direttamente col Ministero. Il progetto di accoglienza e integrazione per ciascun rifugiato dura solitamente 6 mesi, rinnovabili di altri 6. In questo periodo le persone accolte vengono inserite in un articolato percorso di integrazione per consentire loro di raggiungere l’autonomia economica e sociale. Il progetto è strutturato in modo tale da garantire ai rifugiati la padronanza della lingua italiana, l’inclusione in stage lavorativi e la frequenza scolastica almeno per la licenza media. Al termine del percorso la maggior parte di loro trova un’occupazione, diventa pertanto economicamente autonoma e rimane nel territorio. Il programma Sai è a costo zero per il Comune: tutte le risorse necessarie sono infatti erogate dal Ministero dell’Interno. Al Comune spetta una puntuale e corretta rendicontazione al Ministero delle spese sostenute nell’ambito del progetto.

«Oggi siamo tutti concentrati su ciò che sta accadendo in Afghanistan - afferma il sindaco Mauro Migliorini -, ma già nel corso di questi 6 anni nel SAI di Asolo sono stati accolti profughi e quindi rifugiati provenienti dall’Afghanistan e dal Pakistan, in particolare dalla zona di confine tra i due Paesi dove i talebani hanno continuato ad esserci. Sentire i racconti di questi ragazzi, conoscere la loro storia, leggere la motivazione per cui è stato dato loro lo status di rifugiato e di protezione umanitaria internazionale, fa rabbrividire. Alcuni di loro portano sul proprio fisico i segni delle violenze che hanno subito. Ad esempio, ragazzi che sono stati invitati dalle loro stesse famiglie a lasciare il loro Paese, o che hanno visto morire i genitori, i fratelli o gli amici per mano dei talebani, magari solamente perché frequentavano una scuola di stile occidentale o perché manifestavano per la libertà oppure perché trovati con un giornale o una rivista in lingua inglese, e questo vale anche per le donne. Oltre a loro - prosegue il sindaco - abbiamo accolto e accogliamo anche rifugiati provenienti dalla Siria, fuggiti dal terrore provocato dall’Isis; dal Kurdistan e in particolare dalla zona posta a cavallo tra Turchia, Iran e Siria e da Paesi del Centro Africa come il Mali o il Burkina Faso dove ci sono altre forme di terrorismo islamico e di persecuzione religiosa nei confronti dei cristiani. Abbiamo anche rifugiati provenienti dalla Libia, che raccontano, mostrando anche le ferite, il “trattamento” a loro riservato dalle carceri libiche. Non solo Afghanistan, dunque: in giro per il mondo ci sono situazioni terribili. Ben venga quindi questo buon senso di umanità e di rinnovo dell’accoglienza, con l’augurio che anche altri Comuni, a differenza di quanto è successo fino ad oggi dal 2015, seguano l’esempio di Asolo e degli altri 16 Comuni veneti capofila del Sai e aderiscano a questo progetto di accoglienza umanitaria che è coordinato dall’Anci e nel quale l’integrazione sta funzionando. Ad esempio - aggiunge Migliorini - i ragazzi accolti nel Sai di Asolo partecipano attivamente ai vari gruppi civici spontanei delle frazioni per l’organizzazione delle feste locali, anziché per la pulizia dei sentieri oppure per la manutenzione di alcuni luoghi. Molti di loro sono anche accolti all’interno delle società sportive. È un progetto di integrazione a 360 gradi. Nel 2015 - continua il sindaco di Asolo - non abbiamo esitato un attimo ad aderire al progetto di accoglienza, partendo dal presupposto che Asolo è sempre stata una città accogliente. Pensiamo ad esempio all’accoglienza che è stata fatta ai profughi armeni che fuggivano dal genocidio del popolo armeno perpetrato dagli ottomani o ancora, con l’introduzione delle leggi razziali nel periodo fascista, alla vicinanza degli abitanti della città e del territorio nei confronti delle diverse famiglie ebree che ad Asolo furono messe al confino. Oppure, nel 1979, l’accoglienza della nostra città ai profughi vietnamiti. Nel 2015 io ho portato questo progetto di integrazione in consiglio comunale e il consiglio comunale, maggioranza e minoranza, lo ha approvato all’unanimità. Quindi un plauso va a tutta la città di Asolo che anche in quella occasione, e anche oggi, si è dimostrata e continua a dimostrarsi accogliente e fraterna». Una lunga e drammatica storia di rifugiati da varie parti del mondo contraddistingue quindi il vissuto umanitario e sociale della comunità asolana. Ora però è la nuova emergenza scoppiata in Afghanistan a bussare alle porte: e le porte della città di Asolo, some sempre, restano aperte».

Assindustria: «In contatto con la Presidenza del Consiglio»

«La complessa e repentina evoluzione della situazione in Afghanistan, pone tutto l’Occidente di fronte ad uno scenario geopolitico imprevisto e imprevedibile. A prescindere dal giudizio politico sugli accadimenti, che ciascuno può legittimamente esprimere, l’Europa e il nostro Paese non possono voltarsi dall’altra parte e rimanere indifferenti rispetto ai profili umanitari che la vicenda afghana sta assumendo. In particolare, non si possono non tenere in considerazione il punto di vista umanitario e il rispetto dei diritti umani, delle donne e dei bambini e di tutti coloro che in questi anni hanno collaborato con i Paesi occidentali (tra cui il nostro) con l’obiettivo di favorire l’introduzione in Afghanistan di diritti universali come il diritto alla salute e all’istruzione, la tutela dell’infanzia e delle donne. Per queste ragioni, principalmente umanitarie, ci sentiamo coinvolti e chiamati in causa, come cittadini e come sistema imprenditoriale, nel non lasciare soli e nel non tradire la fiducia di coloro del popolo afghano che hanno visto nella nostra presenza in quel territorio un segnale di speranza collaborando all’affermazione di questi diritti. Tutte persone che oggi potrebbero trovarsi esposte a ritorsioni, repressioni e privazione delle libertà fondamentali.

Partendo da queste considerazioni, negli ultimi giorni abbiamo avuto contatti con la Presidenza del Consiglio per approfondire tempi e modi di possibili iniziative a sostegno di questa parte della popolazione Afghana. Una volta conosciute le necessità, l’obiettivo è quello di verificare, assieme alle imprese associate sensibili a queste problematiche, se ci siano le condizioni per creare occupazione ed accoglienza per qualche profugo o famiglie afghane che in questi anni abbiano collaborato con la nostra ambasciata, con i corpi diplomatici, militari e umanitari e che, per le competenze che hanno maturato e per la condivisione dei nostri valori, possano essere inseriti nelle nostre imprese e nelle nostre comunità», ha sottolineato il Presidente di Assindustria Venetocentro Leopoldo Destro.

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