Agriturismi contro il Dpcm: «Nel weekend cibo da asporto e consegne a domicilio»

Riunione straordinaria per gli agriturismi di Coldiretti Treviso. Il commento del presidente Giorgio Polegato: «Ilblocco ha troppe ripercussioni sulle imprese agricole»

Agriturismo e cibi da asporto (Foto d'archivio)

Nuove limitazioni alla ristorazione, Terranostra Treviso si riunisce d’urgenza. Si è tenuta infatti in queste ore una riunione straordinaria dell’associazione che riunisce gli agriturismi di Coldiretti e Campagna Amica Treviso per affrontare le nuove limitazioni imposte dall’ultimo Dpcm. L’incontro, svoltosi online, ha visto la pronta partecipazione di oltre 50 aziende agrituristiche.

All’ordine del giorno le nuove disposizioni, ma anche la necessità di coordinarsi sulla pronta reazione che gli imprenditori agricoli trevigiani vogliono mettere in campo già da questo week end: «Siamo un gruppo affiatato e unito che lavora in modo sinergico - sottolinea Loris de Miranda, presidente di Coldiretti Treviso - Nel primo lockdown abbiamo fatto il massimo per non cedere allo sconforto e garantire un collegamento con i nostri clienti. Ora siamo già pronti per il prossimo weekend a garantire pranzi e cene da asporto e consegne a domicilio. Ogni agriturismo si organizzerà a seconda delle possibilità. Certo è che cenare nei nostri ambienti, seduti, distanziati, seguendo tutte le disposizioni sul distanziamento non avrebbe aumentato di certo il pericolo di contagi». Gli agriturismi trevigiani, quindi, scendono subito in campo fin dalle prime battute delle nuove limitazioni per garantire: pranzi e cene per asporto e consegne a domicilio.

«La chiusura forzata degli agriturismi ma anche di trattorie, ristoranti, bar, pub va a colpire il nostro settore che rifornisce tutti quei locali che scelgono la qualità e l’eccellenza dei prodotti a km zero e made in Italy, dal vino alle carni, dalla pasta alle verdure, l’agricoltura nostrana pagherà ancora una volta un prezzo salato. Un plauso va alle nostre imprese agrituristiche per la pronta reazione» sottolinea Giorgio Polegato, presidente di Coldiretti Treviso. Con i nuovi limiti di orario nella ristorazione si perdono 6 italiani su 10 (63%) che almeno una volta al mese mangiano la sera fuori casa, con un drammatico impatto sull’intera filiera agroalimentare dai campi alle tavole. E’ quanto emerge da una analisi di Coldiretti in riferimento al varo del decreto Ristoro per compensare gli effetti dell’ultimo Dpcm sull’emergenza Covid. «Dai ristoranti alle trattorie, dalle gelaterie alle pizzerie fino ai pub - sottolinea la Coldiretti - sono molte le realtà che trovano sostenibilità economica solo grazie al lavoro serale e che ora decidono addirittura di non aprire per gli elevati costi e la mancanza di clienti. Per molte strutture la pausa pranzo -conclude Coldiretti - non è sufficiente per garantire la copertura dei costi tenuto conto anche della mancanza di turisti e della diffusione dello smart working che ha drammaticamente tagliato il numero di clienti».

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